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La pronuncia

Balneari, strutture allo Stato a fine concessione: ecco la sentenza europea sul caso in Toscana


	C'è una nuova sentenza europea sulla questione balneari
C'è una nuova sentenza europea sulla questione balneari

Secondo la Corte di giustizia, siccome la norma del codice di navigazione italiano è opponibile a tutti gli operatori esercenti attività nel territorio italiano, essa non costituisce una restrizione alla libertà di stabilimento

11 luglio 2024
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La norma italiana che prevede che le opere non amovibili costruite sulle spiagge vengano acquisite a titolo gratuito dallo Stato italiano al termine di una concessione, non costituisce una restrizione alla libertà di stabilimento.

La sentenza

Lo stabilisce la Corte di giustizia dell'Ue intervenendo sul caso della Società Italiana Imprese Balneari che gestisce, sul territorio del Comune di Rosignano Marittimo, uno stabilimento balneare sul quale ha costruito una serie di opere. Al termine della concessione, al momento del rinnovo, le opere costruite dalla SIIB su tale demanio sono state acquisite a titolo gratuito dallo Stato italiano, come previsto dal codice di navigazione italiano, imponendo di conseguenza il pagamento di canoni demaniali maggiorati. Il Consiglio di Stato, investito dell’appello presentato dalla SIIB, si è rivolto alla Corte di Giustizia per chiedere se la norma nazionale che prevede che le opere non amovibili costruite su una spiaggia vengano automaticamente acquisite dallo Stato alla scadenza del periodo di prova, per di più senza un indennizzo per il concessionario che le ha realizzate, rappresenti una restrizione alla libertà di stabilimento (articolo 49 TFUE).

La motivazione

Secondo la Corte, siccome la norma del codice di navigazione italiano è opponibile a tutti gli operatori esercenti attività nel territorio italiano, essa non costituisce una restrizione alla libertà di stabilimento, prevista dall’articolo 49 TFUE. Tutti gli operatori economici si trovano ad affrontare la medesima preoccupazione, che è quella di sapere se sia economicamente sostenibile presentare la propria candidatura e sottoporre un’offerta ai fini dell’attribuzione di una concessione sapendo che, alla scadenza di quest’ultima, le opere non amovibili costruite saranno acquisite al demanio pubblico. Inoltre, la norma non riguarda le condizioni per lo stabilimento dei concessionari autorizzati a gestire un’attività turistico ricreativa sul demanio pubblico marittimo italiano. Infatti, la disposizione in parola prevede soltanto che, alla scadenza della concessione e salvo che sia diversamente stabilito nell’atto di concessione, le opere non amovibili costruite dal concessionario saranno incamerate immediatamente e senza compensazione finanziaria nel demanio pubblico marittimo. Inoltre, l’appropriazione gratuita e senza indennizzo, da parte del soggetto pubblico concedente, delle opere non amovibili costruite dal concessionario sul demanio pubblico costituisce l’essenza stessa dell’inalienabilità del demanio pubblico. Il principio di inalienabilità implica segnatamente che il demanio pubblico resta di proprietà di soggetti pubblici e che le autorizzazioni di occupazione demaniali hanno carattere precario, nel senso che esse hanno una durata determinata e sono inoltre revocabili. La SIIB non poteva ignorare, sin dalla conclusione del contratto di concessione, che l’autorizzazione all’occupazione demaniale che le era stata attribuita aveva carattere precario ed era revocabile. Il rinvio pregiudiziale consente ai giudici degli Stati membri, nell’ambito di una controversia della quale sono investiti, di interpellare la Corte in merito all’interpretazione del diritto dell’Unione o alla validità di un atto dell’Unione. La Corte non risolve la controversia nazionale. Spetta al giudice nazionale risolvere la causa conformemente alla decisione della Corte. Tale decisione vincola egualmente gli altri giudici nazionali ai quali venga sottoposto un problema simile.

Le reazioni

La Base Balneare con Donnedamare e Assobalneari Italia aderente a Federturismo Confindustria esprimono «sconcerto e preoccupazione per le conseguenze della sentenza odierna della Corte di Giustizia dell'Unione Europea che ha dichiarato legittimi gli espropri balneari al termine delle concessioni. La decisione, che considera la norma italiana conforme alla libertà di stabilimento, solleva serie criticità economiche, giuridiche e pratiche», si legge nella nota, che prosegue: «La sentenza della Corte UE legalizza di fatto l’esproprio delle nostre imprese, e costituisce un pericoloso precedente che minaccia la libertà imprenditoriale in Europa. 30 mila imprenditori che danno lavoro a 300 mila addetti perderanno aziende e investimenti fatti anche a costo di grandi sacrifici personali e familiari in nome di una norma. E’ uno scandalo contro il quale dovrebbero insorgere tutti gli imprenditori europei nei settori regolamentati, perché oggi tocca a noi, e domani a loro. Il governo Meloni deve riappropriarsi delle proprie prerogative politiche e intervenire immediatamente»,  commentano i presidenti di La Base Balneare con Donnedamare e Assobalneari Italia aderente a Federturismo Confindustria. Il comunicato prosegue: «Le oltre 30 mila imprese balneari hanno investito negli anni notevoli risorse nella costruzione e manutenzione delle strutture sulle spiagge e oggi questa eccellenza è riconosciuta dal numero di Bandiere Blu ottenute dai comuni italiani, ai vertici in Europa. La prospettiva di perdere tali investimenti senza alcuna compensazione mette in discussione la capacità e la volontà di investire a fronte della minaccia di non vedere riconosciuti tali investimenti al termine della concessione. Questo porterà ad una diminuzione della qualità delle strutture balneari e dei servizi turistici, a un calo delle presenze turistiche anche straniere nel nostro Paese, a pesanti ricadute negative sull'economia locale e ad un possibile aumento del contenzioso tra le imprese balneari e lo Stato italiano, con costi legali e amministrativi significativi.  Un dato su tutti per evidenziare il valore generato da questo settore: da uno studio condotto e coordinato dal Professor Daniele Marini dell’Università di Padova che sarà pubblicato nelle prossime settimane emerge che per ogni euro speso in uno stabilimento balneare si genera un valore di 2,46 euro in Italia. Espropri che calpestano diritto di proprietà. In aggiunta, questa sentenza prefigura una violazione dei diritti di proprietà, trattandosi di una forma di esproprio senza indennizzo, in contrasto con i principi generali di tutela della proprietà garantiti dal nostro ordinamento giuridico». Assobalneari Italia aderente a Federturismo Confindustria e La Base Balneare con Donnedamare lanciano un appello al Governo Meloni, «ricordando – dicono – l’impegno della maggioranza e dell’attuale esecutivo a sostenere un’eccellenza del Made in Italy che dà lavoro a 300 mila addetti, e sottolineano l'urgenza di una riflessione più approfondita e di interventi normativi adeguati per tutelare il valore delle imprese e mitigare gli effetti negativi di questa decisione. È fondamentale garantire un equilibrio tra gli interessi pubblici e quelli degli operatori economici, salvaguardando i diritti di proprietà e promuovendo un ambiente favorevole agli investimenti.  Gli imprenditori di qualunque settore e dimensione hanno bisogno di certezze normative in un contesto quale quello attuale, in cui devono fare i conti già con incertezze economiche e politiche. Lasciare che questa sentenza colpisca il settore balneare in Italia significa fare in modo che dei tecnocrati di Bruxelles determinino le sorti dell'economia italiana. È inaccettabile e chiediamo al Governo di intervenire immediatamente contro l’ennesimo schiaffo ricevuto dall’Europa», concludono i rappresentanti di categoria.

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