Il Tirreno

Toscana

In aula

Strage di Viareggio, 15 anni di battaglie in tribunale: «Una sentenza storica, la Cassazione ha sancito la responsabilità di Ferrovie»

di Donatella Francesconi
Strage di Viareggio, 15 anni di battaglie in tribunale: «Una sentenza storica, la Cassazione ha sancito la responsabilità di Ferrovie»

Tutti condannati gli amministratori delegati, ora le richieste delle attenuanti: le parole dell'avvocato dei familiari delle vittime che ripercorre l'infinita trafila giudiziaria

29 giugno 2024
3 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Quindici anni dopo la strage di Viareggio con i suoi 32 morti e la scia infinita di lutti, ferite, dolore, per l’ennesima volta i familiari delle vittime e la città di Viareggio attendono le motivazioni di uno dei tanti passaggi giudiziari della vicenda, il processo-bis di Cassazione.

L'avvocato

«È passato davvero troppo tempo», sono le parole dell’avvocato Gabriele Dalle Luche, legale della associazione “Il Mondo che vorrei”, nata per riunire i familiari delle vittime. Dalle Luche lo ripete ancora una volta: «Quella sulla strage di Viareggio è stata una sentenza della Corte di Cassazione storica, rivoluzionaria. La prima in assoluto in Italia a sancire la responsabilità dell’amministratore di una holding. Al quale viene riconosciuto il potere di ingerire legittimamente nelle controllate, ma assumendo un ruolo – così facendo – non da amministratore di fatto, ma da co-gestore anche in materia di sicurezza. Per cui ne risponde anche su questo fronte, chiamato in giudizio a rispondere di come ha esercitato i poteri di direzione e coordinamento. È la prima sentenza in assoluto con questi contenuti». Una sentenza che ha condannato tutti gli amministratori delegati di Ferrovie e delle sue imprese all’epoca, così come quelli delle imprese tedesche che avevano affittato il carro merci a Trenitalia e che avrebbero dovuto garantirne una manutenzione vera e certa. Una sentenza che ha visto Vincenzo Soprano, all’epoca dei fatti amministratore delegato della stessa Trenitalia, varcare la porta di Rebibbia. «Si tratta di una sentenza – continua l’avvocato Dalle Luche – che mette in luce più che mai un intero sistema che non funzionava, dato che tutti gli amministratori sono stati condannati».

L'ennesimo capitolo in aula
Resta l’attesa delle motivazioni della sentenza di Cassazione-bis che ha rinviato ad un appello-ter da celebrarsi ancora a Firenze per definire «le attenuanti generiche, se debbano essere ricalcolate o meno». Quando la Corte d’Appello di Firenze avrà emesso la sentenza di ricalcolo, gli imputati potranno di nuovo ricorrere in Cassazione: «Ma un eventuale ricorso – ricorda il legale – potrà vertere solo sul ricalcolo delle attenuanti generiche». Quello che è importante, sottolinea Dalle Luche, «è che i giudici di Cassazione motivino bene in merito a tutti i temi proposti dai difensori degli imputati, nel secondo giudizio di Cassazione, in particolare per quanto attiene a tutte le eccezioni di incostituzionalità che sono state rigettate. Perché quelli sono i temi propedeutici rispetto al ricorso possibile di fronte alla Corte di giustizia europea. Posso pensare che il tempo dell’attesa derivi dall’esigenza di motivare bene per rendere la sentenza inattaccabile, proprio in vista di un ricorso di questo tipo». Per le parti civili, sottolinea Dalle Luche, «il processo è terminato». Anche se, una volta che le condanne ricalcolate saranno definite, c’è la certezza che gli imputati tedeschi condannati a pene superiori ai 5 anni si appellino al giudice del loro Paese per ridefinire la pena da scontare. In Germania, infatti, per reati colposi non possono essere comminati più di 5 anni di carcere. Il legale dell’associazione delle vittime tiene a sottolineare un passaggio chiave dell’infinito iter giudiziario: «È stato scritto nero su bianco che quanto accaduto a Viareggio il 29 giugno 2009 è nato da un problema di ricerca del profitto: si scelsero i tagli alla sicurezza per investire nell’Alta velocità».

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

Primo piano
Il dramma sfiorato

Viareggio, bimbo di due anni rischia di annegare in piscina: salvato dall’intervento della bagnina

di Roy Lepore