Italia
La bici, Bartali e la caccia agli ebrei: la tesina di Morgan commuove tutti
I complimenti dei professori all’alunno durante l’esame di terza media
LIVORNO. Nella tesina che Morgan Dutti, quattordicenne livornese, ha portato all’esame di terza media alla scuola De Amicis della sua città, ha mescolato i tre punti cardine della sua giovane esistenza: la bicicletta, la religione e la bisnonna Edi Bueno, che fin da quando era piccolo gli ha raccontato, come una favola, la sua storia di bimba ebrea perseguitata e della sua famiglia duramente colpita; nonna Edi era con lui a scuola, martedì mattina (18 giugno), ad ascoltarlo e sostenerlo in quella prova importante. Un’alchimia che ha trovato un elemento di congiunzione nella storia di Gino Bartali, campione di ciclismo che salvò centinaia di ebrei, aderendo all’associazione Delasem (delegazione per l’assistenza degli emigranti ebrei); durante le gare portava, nascoste nella canna della bicicletta messaggi per conto dei partigiani.
La storia ha affascinato Morgan: appassionato di meccanica, a settembre proseguirà il suo percorso di studi in un istituto in cui potrà studiare e specializzarsi.
«Religione è stata la mia materia preferita durante gli anni di scuola media – spiega Morgan insieme alla mamma Sara Doddoli e alla bisnonna Edi –, anche grazie a quello che ha saputo trasmetterci il nostro insegnante di questa materia, il professor Luca Paolini». Nello scrivere le slide della tesina, poi presentata sulla lavagna elettronica – come è richiesto all’esame orale di terza media – Morgan è partito dalla sua prima passione, la bicicletta, spiegandone le origini – «lo sa che i primi modelli nono avevano i pedali?» – fino ad arrivare alla storia di Bartali e a concludere con quella della bisnonna Edi.
«Ha fatto tutto di sua iniziativa, era molto determinato all’esame», dice mamma Sara. A scuola ci sono stati attimi di profonda commozione: i professori hanno fatto i complimenti a Morgan.
Dalla bisnonna al bisnipote: il momento dell’esame è stato così un passaggio di testimone nel riportare un messaggio: «Che tutti sono uguali, ebrei, bianchi e neri, abbiamo tutti lo stesso sangue», dice nonna Edi ancora emozionata. «Sono stata contenta e orgogliosa di sentirlo parlare così. È stato meraviglioso. Mi sembra di avere vinto alla Sisal», conclude.
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