Il Tirreno

Toscana

Dillo al direttore
L’analisi

Smart working, flexi time e settimana corta: come cambia il lavoro


	Nel riquadro il consulente del lavoro Marrucci
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Nel riquadro il consulente del lavoro Marrucci

L’organizzazione delle aziende risente, ancora oggi e in gran parte, del modello industriale che individua in un determinato luogo fisico quello della prestazione lavorativa per un numero di ore predefinito e tendenzialmente rigido. Questo schema è ora posto in discussione dalla dematerializzazione dell’impresa in un nuovo modello economico, quello del terziario avanzato

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Ecco le riflessioni dei lettori pubblicate sull’edizione cartacea di domenica 16 giugno, nella pagina dedicata al filo diretto con il direttore de Il Tirreno, Cristiano Marcacci. “Dillo al direttore” è l’iniziativa che permette alle persone di dialogare direttamente con Cristiano Marcacci, attraverso il canale WhatsApp (366 6612379) e l’indirizzo mail dilloaldirettore@iltirreno.it.

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di Mauro Marrucci*

Le mutate condizioni del sistema economico, sociale e tecnologico impongono una riflessione sul cambiamento dei sistemi organizzativi dell’impresa per favorire un maggior equilibrio tra tempi di vita e tempi di lavoro. L’organizzazione delle aziende risente, ancora oggi e in gran parte, del modello industriale che individua in un determinato luogo fisico quello della prestazione lavorativa per un numero di ore predefinito e tendenzialmente rigido. Questo schema è ora posto in discussione dalla dematerializzazione dell’impresa in un nuovo modello economico, quello del terziario avanzato, nel quale, anche attraverso l’innovazione tecnologica - favorita peraltro dalle esigenze sorte per effetto della pandemia - si affermano nuove forme di flessibilità spazio-temporale che orientano sempre più la prestazione del lavoratore subordinato verso obiettivi prestabiliti nella logica di una responsabilizzazione di sistema.

Da una parte quella del dipendente nell’operare consapevolmente senza essere "guardato a vista" dal datore e, dall’altra, quella di un nuovo approccio fiduciario da parte del manager. Ne sono un esempio il lavoro da remoto in modalità smart working, sempre più radicato su base volontaristica, la "settimana corta" e il flexi time. In particolare, la settimana corta attiene ad una riduzione di orario di lavoro in termini strutturali per tutto l’anno o per determinati periodi annuali, in modo da permettere un prolungamento del fine settimana, senza l’utilizzazione di ore o di giornate di assenza previste contrattualmente e, in linea generale, a parità di salario. È una modalità che, sulla base dell’esperienza di altri Paesi europei ed extraeuropei, si sta affacciando anche in Italia con la contrattazione collettiva aziendale a cui hanno fatto da apripista aziende quali Luxottica, Lamborghini e Intesa Sanpaolo. Oltre che il mondo sindacale, anche quello della politica sembra favorire questo strumento: al momento si registrano tre proposte di legge in materia. La contrattazione collettiva sta altresì favorendo il flexi time, sistema che consente ai dipendenti di scegliere le ore in cui effettuare la prestazione nell’ambito di un intervallo temporale prestabilito. Anche questa è una soluzione che si è affermata soprattutto nelle aziende del settore tecnologico in cui è permesso ai dipendenti di lavorare in qualsiasi luogo e tempo. Sono tutte soluzioni che impongono un nuovo atteggiamento, anche culturale, verso il lavoro, sia da parte dei datori che dei lavoratori, nella prospettiva di un’uscita dal paradigma "più tempo di lavoro, più produttività". Non è così. L’incremento del tempo dedicato alla vita, considerata peraltro la contrazione dei servizi sociali, favorisce un’attenuazione dello stress dei lavoratori che possono così dedicarsi alla gestione dei figli e degli anziani o al tempo di cura della persona con un riverbero positivo su salute, sicurezza, produttività e diminuzione dell’assenteismo, per aziende che attraggono talenti mantenendoli nel tempo.

(* Consulente del lavoro)

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