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Ballottaggi in Toscana: la strategia dem per frenare l’erosione rossa

di Mario Neri
Ballottaggi in Toscana: la strategia dem per frenare l’erosione rossa

Anche a questa tornata la sinistra perderà altri sindaci rispetto a 5 anni fa. Ne aveva 141, per ora gli eletti sono 116. Ecco le 18 sfide del secondo turno

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Sette sfide thriller. Almeno due quelle in cui il ribaltone è quasi una missione impossibile, le altre nove a portata di mano, roba da mesi di autoanalisi con scia di rese dei conti interne se i dem si ritrovassero sconfitti anche lì. È partito il conto alla rovescia per i ballottaggi alle elezioni comunali del 23 e 24 giugno e il Pd ha in mente una strategia di contenimento dei danni. Anzi, perfino di rilancio se anche Firenze e alcuni fortini chiave tenessero botta.

Certo, anche queste amministrative stanno confermando una tendenza forse poco analizzata fin qui. La Toscana uscita dal primo turno non è già più la stessa rispetto a quella consacrata dal voto di cinque anni fa. Si sta “smacchiando”. Nonostante l’effetto Schlein – con cui il Pd è riuscito a risalire la china della scoppola rimediata alle Politiche del 2022 – continua l’emorragia nelle città, un lento processo di “erosione” confermato anche da queste amministrative.

Secondo i dati di Anci Toscana, su 185 Comuni al voto, erano 141 quelli con sindaci uscenti espressi dal centrosinistra; oggi, dopo il primo turno, sono 116. E anche se i duelli diretti consegnassero 16 città su 18 di quelle al ballottaggio, il Pd si ritroverebbe con il controllo di 132 amministrazioni comunali, nove in meno di cinque anni fa. Il primo turno ha già consegnato pezzi di regione ad altre formazioni politiche. Ma se c’è un evidenza è che il centrodestra non riesce a sfondare e a insediare sul territorio una classe dirigente capace di smontare la “rete rossa”: i Comuni di centrodestra erano 24 prima del voto, dopo il primo turno sono 27. Nella migliore delle ipotesi potrebbero salire a 30-32, se oltre a Piombino, Cortona e Montecatini, dove governano, i candidati azzurri conquistassero anche Agliana, Ponsacco e San Miniato, tre delle sfide in cui i dem temono di più l’avanzata del sentimento meloniano. Ma non è solo il centrodestra a insidiare il sistema di potere dem. Da anni, nei Comuni medi, dilaga il civismo. E anche a questo giro i cartelli civici hanno guadagnato terreno. Erano 20 quelli uscenti, dopo il primo turno sono 24. Dopo il secondo turno potrebbero salire a 25, dato che a Colle Val d’Elsa, in provincia di Siena, è avanti Piero Pii, ex presidente del consiglio regionale, una storia nel Pci, che con le tre liste senza simboli ha rastrellato un 43,9% contro il 37,3% di Riccardo Vannetti, il frontman lanciato dal Pd.

«In realtà il centrosinistra rimane in Toscana nettamente maggioritario, abbastanza in salute – dice Giovanni Diamanti, co-fondatore di Quorum e YouTrend, due centri di analisi e sondaggi fra i più importanti del Paese – I ballottaggi molto interessanti saranno quelli con il M5S. Finora, al secondo turno si sono sempre mostrati imbattibili, credo però che questa volta sia cambiato qualcosa. Avendo scelto un campo politico, si indeboliranno. Il civismo acquista forza, è vero, ma il centrodestra è solo leggermente trainato dal voto delle Europee. Il loro principale problema è radicare una classe dirigente. Basti pensare a quanti sono i grandi sindaci di Fratelli d’Italia: pochissimi».

In Toscana i melonez sostenuti da FdI, Lega e Forza Italia che hanno vere chance al ballottaggio non sono molti. E soprattutto, a meno che non riesca nell’impresa di ribaltare Firenze, non si prefigurano scalpi simbolici per il centrodestra capaci di lasciare il segno, dato che Prato e Livorno sono già andate al centrosinistra al primo turno. C’è l’uscente Francesco Ferrari a Piombino. L’avvocato di FdI ha chiuso con 49,2% sull’ex sindaco dem Gianni Anselmi, per cui sarà un’impresa risalire la china dal 35,5%. A Cortona c’è Luciano Meoni, un candidato anomalo peraltro, dato che è stato rinnegato dai partiti di centrodestra ma ora si trova a sfidare, in vantaggio, Andrea Vagnini, uno dei pochi che abbia saputo tenere unito il campo largo fra Pd e M5S. Anche qui, per i dem, la remuntada è quasi impossibile. Non lo è invece a Montecatini, dove Luca Baroncini (33,6%), segretario regionale della Lega, è avanti di poco su Claudio Del Rosso (27,2%). Tutto dipenderà da dove confluiranno i voti del renziano Edorado Fanucci (27,1%) per un soffio rimasto fuori. I dem non tremano per la città della Piaggio. A Pontedera sono fiduciosi che Matteo Franconi (49,3%) possa agganciare il secondo mandato nel replay contro Matteo Bagnoli (37,9%), mentre i timori sono concentrati sul fuoco amico: a Rosignano, ad esempio, dove Daniele Donati (35,5%) affronta Claudio Marabotti (31%), candidato di Sinistra e Cinquestelle.

Ecco, questa storia del mancato accordo locale con grillini e rossi-rossi è il cruccio del Pd anche a Borgo San Lorenzo, Calenzano e perfino a Empoli, dove però Alessio Mantellassi ha un vantaggio netto, di oltre 9mila voti. Anche Ponsacco è sotto osservazione. Il dem Fabrizio Lupi è avanti di dieci punti su Gabriele Gasperini, l’uomo sostenuto da tutto il centrodestra che adesso spera nei voti degli elettori di Federico D’Anniballe, il civico rimasto fuori. Altra sfida sul filo del rasoio nel fortino gianiano di San Miniato, dove Simone Giglioli, avanti col 40,7% affronta un sequel di cinque anni fa con Michele Altini (29%).

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