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Lucca, l’onda verde delle cartiere: «Ma l’Europa ora ci aiuti»


	Tiziano Pieretti e il giornalista Luca Cinotti
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Tiziano Pieretti e il giornalista Luca Cinotti

Alla tavola rotonda del Tirreno lo stato dell’arte della decarbonizzazione. Il distretto lucchese è all’avanguardia ma serve l’aiuto delle istituzioni

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LUCCA. Decarbonizzazione? Sì, grazie. Anche perché da queste parti, nel distretto cartario più importante d’Italia e d’Europa, siamo già un bel passo avanti. E se è vero che si può far sempre di più e sempre meglio, è anche vero che servono strumenti dalla politica, da quella regionale a quella con sede a Bruxelles. “L’industria della carta e l’economia circolare” era l’argomento che ha riunito all’interno della Cappella Guinigi a Lucca alcuni big del settore chiamati dal Tirreno a ragionare intorno alle sfide del futuro prossimo, alla presenza dell’assessora regionale alla formazione Alessandra Nardini. E, dopo l’introduzione del direttore Cristiano Marcacci e il saluto dell’assessore comunale alle attività produttive Paola Granucci, gli argomenti davvero non sono mancati.

Obiettivi e strumenti

A squadernare risultati e criticità sul tavolo è stato Tiziano Pieretti, vicepresidente di Confindustria Toscana Nord (della quale presiede anche la sezione carta e cartotecnica) e grande esperto dei temi della sostenibilità. E Pieretti chiama in casa l’Unione europea e alcune scelte non perfettamente centrate: «L’Europa, finora, si è concentrata sugli obiettivi, anche sbagliando. Ad esempio, è stato detto che ogni nazione deve ridurre le emissioni di CO2 della stessa percentuale. Ma questo non tiene conto che in certi settori, come il nostro, siamo già molto avanti. A Lucca la decarbonizzazione è stata presa sul serio, anche pagando l'energia di più rispetto al resto d’Europa. Quando abbiamo sentito parlare di risparmio energetico ci siamo guardati indietro e ci siamo accorti che eravamo già avanti». Questo, per paradosso, è diventato però un handicap: quando sei già a livelli alti, per fare un passo oltre servono investimenti assai più ingenti di quelli fatti in precedenza.

«Per questo – ha continuato Pieretti – ora l’Europa deve cercare gli strumenti», piuttosto che fissare gli obiettivi. L’esempio portato è quello delle minicentrali nucleari di ultima generazione: «In Svezia e Francia li stanno sviluppando», ha ricordato Pieretti. L’altro versante della questione è che la decarbonizzazione è anche una carta da giocare dal punto di vista economico: «Molti imprenditori – ha detto il vicepresidente di Confindustria – dicono che seguono questa strada non perché “sono buoni”, ma perché sarà necessario per proseguire la loro attività. L’alternativa sarebbe delocalizzare: così però, finiremmo col perdere produzione a Lucca per farla altrove e con un’impronta ecologica peggiore».

Il focus sugli strumenti da mettere in campo è stato rimarcato anche da Massimo Medugno, direttore di Assocarta, il soggetto che riunisce i produttori del settore: «Molti di questi strumenti passano anche dai territori ed è lì che vanno intercettati», ha detto Medugno che poi ha portato un paio di esempi. «Il primo è quello del recupero degli scarti della lavorazione della carta, che comunque rimane uno dei materiali più riciclabili. Sarebbe importante poterli usare per la cogenerazione, in chiave proprio di decarbonizzazione. E poi ci sono le rinnovabili: se l’industria vuole elettrificarsi dovrà usare i campi fotovoltaici diventa essenziale dialogare con le istituzioni per individuare le superfici. E infine il biometano dai rifiuti organici, per realizzare impianti di sostegno alle filiere industriali».

Formazione difficile

Il professor Marco Frosolini presidente del corso di laurea magistrale in Tecnologia e produzione della carta all’Università di Pisa ha invece messo il dito nella piaga della difficoltà di attrarre giovani a studiare queste materie: «Facciamo fatica, anche se qui è più facile. Serve far capire ai ragazzi che non è vero che l’industria cartaria è un’industria povera: è invece un’industria ricchissima, non solo in termini economici ma anche di innovazione. Noi, da parte nostra, oltre a interloquire con le aziende, parliamo anche con le altre università all’estero: dobbiamo veicolare il messaggio che il cartario è pieno di opportunità».


 

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