Attenzione
Le pinete toscane ostaggio della cocciniglia: migliaia di piante a rischio. Ma un insetto-eroe potrebbe salvarle
A rischio il paesaggio del litorale: «Lotta contro il tempo per “lanciare” una coccinella che si nutre dell’aggressore»
Nel Lazio la pineta della tenuta presidenziale di Castelporziano, una delle più belle d’Italia, non esiste praticamente più. I pini sono stati aggrediti dalla cocciniglia tartaruga che ne succhia la linfa fino a portarli alla morte. Nel Pisano ce ne sono migliaia colpiti, a Tirrenia, a Marina di Pisa, dentro Camp Darby e fino a lambire il parco di San Rossore.
Una condanna a morte per le pinete del litorale toscano dal momento che la cocciniglia, arrivata dall’America, si riproduce 3-4 volte l’anno, ogni femmina depone anche 500 uova per volta: in tre anni un maschio e una femmina possono riprodurre 7 miliardi di insetti.
A Pisa, Regione e Comune, stanno combattendo una lotta, pino dopo pino, per cercare di salvare le pinete attaccate dall’insetto ma con grande difficoltà. E poche speranze a causa della grandezza dell’area colpita. «Non appena è stato individuato il focolaio – dice Dalia Del Nista, ispettrice degli organismi nocivi in ambito forestale per il servizio fitosanitario della Regione Toscana – siamo intervenuti con endoterapia su 170 piante, sono iniezioni di insetticidi sui tronchi, da qui risalgono fino alla chioma e uccidono la cocciniglia. Il Comune di Pisa si attiverà per trattare altre 800 piante. È stato creata un’area delimitata e una seconda zona cuscinetto che monitoriamo. Abbiamo attivato finanziamenti per consentire gli interventi nei giardini privati. L’abbattimento delle piante viene preso in esame solo in caso di condizioni terminali. L’area è grande, è vero, ma stiamo lottando per l’eradicazione. A San Rossore non ci sono ancora pini aggrediti, siamo in stretto contatto con il Parco. Non sono ottimista, non posso esserlo ma il Crea sta facendo ricerca: siamo nelle mani di un “insetto”».
Eccola quella che potrebbe essere l’unica soluzione, pena la sparizione delle nostre pinete perché «la cocciniglia tartaruga viene trasportata dal vento».
I danni che potrebbe fare sono enormi. «La Toscana non può ancora immaginarli», interviene Pio Federico Roversi, direttore di Crea–dc, il Centro di ricerca governativo e massimo esperto in Italia di cocciniglia tartaruga. È lui che è stato incaricato dal ministero per capire se c’è una soluzione. E sono due ricercatori del Centro che sono andati nelle isole Turk e Caicos, ai Caraibi, per capire per quali motivi il pino caraibico, quasi estinto, da qualche tempo aveva invece ripreso a crescere. «Ci chiedevamo perché lì la cocciniglia non facesse più danni, sospettavamo che ci fosse un nemico naturale. I ricercatori sono tornati con una coccinella, la Thalassa Monte Zumae. Abbiamo fatto delle verifiche per capire se davvero questa coccinella sia così “brava” ma soprattutto se inserendola nel nostro sistema potesse avere un impatto ambientale non compatibile con il nostro ecosistema. Lo prevede la legge quando vogliamo fare interventi di lotta biologica».
I risultati sono considerati «interessanti», il lavoro è stato pubblicato e domani sarà presentato all’Università di Napoli dalla Società entomologica italiana. «All’inizio dell’estate sarà presentata la richiesta al ministero dell’Ambiente per inserire la coccinella in natura. Abbiamo già preso contatti con le Regioni Toscana, Lazio e Campania, le più colpite, affinché chiedano il via libera al progetto. Se tutto va bene contiamo di lanciare la coccinella antagonista, che mangia la cocciniglia, entro la primavera del prossimo anno».
Il timore è che non ci siano i tempi necessari per salvare le pinete toscane e il parco di San Rossore. «Se i tempi sono questi – conclude il direttore Roversi – possiamo farcela. Proprio domani (oggi ndr) incontrerò il direttore del Parco per capire come andare avanti, cosa fare. Non esiste nessun trattamento sanitario che cura le piante se non le iniezioni endoterapiche che hanno però un’utilità momentanea».
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