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Svolta Giani, dopo le elezioni arriva l’ultimatum: «Renzi torni subito a sostenere il Pd»

di Mario Neri

	Matteo Renzi ed Eugenio Giani in una foto del 2018
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Matteo Renzi ed Eugenio Giani in una foto del 2018

Il governatore: «Mi aspetto da Stefania un appoggio esplicito a Funaro a Firenze». Il Pd: «Se non lo fa è fuori dalla giunta». Matteo medita la risposta, poi rimanda

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Niente più premure e delicatezze. «Mi aspetto, ma lo dico con grande serenità, che Stefania Saccardi dia il prima possibile un'indicazione chiara per Sara Funaro. Mi aspetto un sostegno forte». Con grande serenità, Eugenio Giani lancia uno “state sereni” a Stefania Saccardi e a Matteo Renzi. Rinfocolato dalla fiammata schleiniana del partito, il presidente ora cambia linea. E si fa più duro nei confronti dell’ex premier e della vicepresidente regionale.

Basta guanti bianchi, è l’aut aut lanciato in radio di prima mattina. Neanche Renzi può permettersi più un trattamento speciale. Lo hanno sancito le urne. Ma la svolta gianiana in realtà nasce martedì pomeriggio. Terzo piano di Palazzo Strozzi Sacrati, stanza con vista sul Duomo, quella del presidente. Giani ha di fronte il segretario dei dem toscani Emiliano Fossi e il responsabile enti locali del partito, Stefano Bruzzesi. E il messaggio dei due big del partito è chiaro. Nemmeno lui, il governatore sempre pronto a mediare, stemperare, attutire, soprattutto nei confronti di Matteo, può più concedere troppa diplomazia. La strambata data a Elly Schlein al partito, anche con le ultime Europee, deve tradursi in una presa di consapevolezza. E la renziana che siede nella sua giunta e si è schierata contro il Pd nella corsa per Palazzo Vecchio, ora che è fuori dal ballottaggio, può restare al suo posto solo se appoggerà la candidata dem. «Se Stefania si sente parte integrante del centrosinistra come ha detto, si deve comportare di conseguenza, se lei non si esprime a favore di Sara a Firenze non può essere parte integrante della giunta di centrosinistra, Eugenio», è il ragionamento di Fossi e Bruzzesi. Giani non può negarsi. La prima occasione ce l’ha la mattina dopo, ieri mattina. Intervista a Controradio.

Il presidente spara. «Mai vista tanta determinazione con Matteo», osserva un ex assessore della giunta Nardella. E se quello di Giani non è un ultimatum a Saccardi poco ci manca. Ora che il leader di Italia viva non può più pretendere di fare da ago della bilancia, arriva l’aut aut: o c’è un appoggio esplicito a cominciare dalle comunali di Firenze o la poltrona della renziana nella giunta regionale è a rischio.

L’uscita è appunto concordata con i vertici del Pd toscano. E la linea è stata netta: «Eugenio, basta concessioni a Renzi». Così, incalzato dai conduttori radio sul nodo delle alleanze, il governatore si fa ancora più esplicito: «Non entro nella dialettica fra le forze politiche, non è mio potere e non sarebbe corretto, è un lavoro che fa il partito, ma voglio che Sara Funaro sia sostenuta esplicitamente dalle forze del centrosinistra che mi sostengono e quindi dalle persone che appartengono a queste forze, in particolare dalla mia vicepresidente».

Giani però precisa: «Vorrei che la Toscana che vince con un chiaro indirizzo di centrosinistra non si frammentasse. Dobbiamo essere uniti». Non solo: «Rispetto i ragionamenti di Dario Danti», segretario di Sinistra italiana in Toscana, «e di Lorenzo Falchi», sindaco di Sesto Fiorentino, che hanno chiesto di prendere atto della sconfitta di Iv alle amministrative, ma «voglio ricordare che quando ho costituito la giunta nonostante la Sinistra di cui loro erano i rappresentanti, nonostante non avessero eletto neanche un consigliere regionale, io ho voluto un assessore di Sinistra». Il riferimento è a Serena Spinelli, che però da due anni è rientrata nel Pd. Dopo Giani, in giornata, chiede la stessa cosa anche l’ex renziano Antonio Mazzeo, presidente del consiglio regionale. Insomma, Saccardi è “accerchiata”. La vicepresidente annuncia una nota. «Forse esce direttamente Renzi», dicono dallo staff. Poi, niente. Tutto rinviato. Troppi malumori interni a Italia viva, dove già si diffonde una “sindrome Danti”, cioè Nicola Danti, che alle Europee ha dovuto cedere il posto in lista proprio al capo. «Molti renziani ci scrivono disperati – raccontano in via Forlanini, quartier generale dem –, temono che Matteo voglia rompere col Pd in Toscana. E sanno che se lo facesse per loro sarebbe la fine politica». Così, si annuncia perfino una imminente contro-diaspora: italovivaisti a Canossa a chiedere di rientrare nel Pd.


 

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