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Elezioni, i ballottaggi che fanno tremare la sinistra: veleni e accordi mancati

di Barbara Antoni
Elezioni, i ballottaggi che fanno tremare la sinistra: veleni e accordi mancati

Empoli e Calenzano chiamati al nuovo test: gli scenari

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Insoliti ballottaggi a sinistra. Succede a Empoli, dove il centrosinistra ha sempre governato, e a Calenzano. A Empoli, Alessio Mantellassi, presidente uscente del consiglio comunale (Pd, Avs, Azione e le liste civiche Questa è Empoli e Alessio Mantellassi sindaco), ha sfiorato la vittoria, conquistando il 49,6% dei voti. Leonardo Masi, con due liste civiche (Siamo Empoli e Leonardo Masi sindaco) e Movimento 5Stelle, ha incassato il 19,05. «Abbiamo ottenuto circa dodicimila voti – spiega Mantellassi –. L’avversario ha trenta punti di distacco; non diamo nulla per scontato, siamo già al lavoro per chiamare tutta la nostra città, compreso chi non ha votato».

Se Mantellassi e Masi, consigliere comunale uscente, avessero stretto un accordo prima delle amministrative, avrebbero potuto incassare una vittoria sicura. Ma «le nostre sono proposte diverse – spiega sempre Mantellassi –, ci sono elementi di forte distanza, visioni di città molto diverse. Il ballottaggio fra noi e Masi è arrivato perché il centrodestra era spaccato: unito, avrebbe pesato per circa il 30%. In questi giorni che ci separano dal voto si deve parlare a tutti. Io pongo centralissimi i temi della sicurezza, del lavoro e dello sviluppo».

E Jacopo Mazzantini, segretario Pd Empolese Valdelsa, sottolinea che «il nostro candidato sindaco fin da subito ha dichiarato apertura verso Masi. Ma loro hanno fatto una campagna elettorale solo contro di noi; noi l’abbiamo fatta con le nostre proposte». Masi è assai risoluto. «Abbiamo lavorato per ottenere il ballottaggio, ci credevamo davvero; non è stato facile, ma ci siamo riusciti: un segnale che la cittadinanza ha dato a chi l’ha governata in questi anni. E un riconoscimento del nostro progetto e della mia persona. Al ballottaggio ora si gioca un’altra partita, anche personale». Il dialogo con il centrosinistra alla vigilia elettorale per Masi era impossibile. «In politica le somme algebriche non funzionano – premette –. Il momento giusto per tentare un dialogo era quello dei cinque anni che ho trascorso all’opposizione. Ma ci sono state due cose dirimenti che l’hanno impedito: eravamo disposti a parlare con la maggioranza se avesse ritirato la delibera sulla multiutility, ed eravamo molto lontani sulle scelte del piano strutturale», chiude Masi, specificando di escludere «apparentamenti col centrodestra» in vista del ballottaggio.

Veleni belli e buoni a Calenzano, dove Giuseppe Carovani, già sindaco dal ’99 al 2009 per gli allora Ds e consigliere comunale uscente (sostenuto da Sinistra per Calenzano, Per la mia Città, Calenzano Democratica) ha ottenuto il 41%; Maria Arena, capogruppo Pd uscente (Pd, Futura, Calenzano in Movimento) il 33. «In questi anni in consiglio comunale ho fatto un lavoro per costruire una formazione civica larga, perché ho registrato un totale scollamento fra l’amministrazione e la cittadinanza, specialmente nella pianificazione urbanistica: troppo consumo di suolo, sconfessando scelte fatte quando io ero sindaco». Il risultato è stato inaspettato. «Pensavamo a un ballottaggio, ma non in questa misura – dice Arena -. Carovani è partito a settembre con la campagna elettorale, noi solo a dicembre, perché confidavamo di aprire un dialogo con lui, sperando di riallacciare una relazione con lui. Non mi do per vinta, ho tutti i requisiti per essere un buon sindaco: sono consulente del lavoro, trent’anni di volontariato alle feste dell’unità. Carovani ha preso mille voti di Fratelli d’Italia, basta fare i conti con i risultati delle Europee».

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