Lutto
Astensionismo in Toscana, da Berlinguer a Vannacci perché alle Europee si vota sempre meno
45 anni fa più di nove persone su dieci andavano alle urne: oggi sono solo sei. La storia di un’assenza raccontata attraverso i politici e le storie collettive che abbiamo vissuto
Quella dell’astensionismo è la storia di una corsa partita lenta, come una briciola sulla cima di un monte, e che sta finendo in valanga. Un’accelerazione costante che nello spazio di 45 anni, dalle prime elezioni europee del 1979 a quelle del 2024, ha visto crescere chi diserta le urne dall’8,5% degli elettori al 40,93% in Toscana. Con dati nazionali se possibile ancora più allarmanti.
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Per conoscere qualcuno spesso si fa una domanda: “Di chi è figlio?”. Attribuendo al passato, alle radici, la facoltà di determinare e leggere presente e avvenire. Proviamo a utilizzare questo metodo un po’ rudimentale, ma con una sua ragion d’essere, per risalire all’infanzia di quello che oggi è diventato un compagno di viaggio della vita politica italiana: l’astensionismo.
I fogli del calendario saltano gli anni all’indietro, velocissimi. Uno, cinque, dieci, venticinque. Quarantacinque anni. Giugno 1979. Una democrazia scossa dal terrorismo prova a fare un salto internazionale considerevole: gli elettori italiani diventano elettori europei, per eleggere la prima assemblea sovranazionale al mondo a suffragio diretto. La Cee, allora si chiamava così, è il seme di quell’aggregato un po’ informe e caotico cui siamo abituati oggi. Ad eleggere il Parlamento Europeo sono i cittadini di Francia, Germania Ovest, Regno Unito, Paesi Bassi, Belgio, Danimarca, Irlanda e Lussemburgo. E Italia, naturalmente. Solo che da questa parte delle Alpi il clima politico è piuttosto particolare.
1979 (astensionismo in Toscana all’8,5%)
Riattacchiamo altri 13 mesi al calendario all’indietro. 9 maggio 1978. Dalla televisione italiani e italiane hanno assistito al tragico finale del più incredibile rapimento politico dell’epoca moderna. La Renault 4 con il corpo raggomitolato di Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana, all’apice della sua carriera, è un’immagine indelebile. Macabra. Potente. Difficile credere che non sia ancora nella mente di quanti, appena un anno dopo, nel giugno 1979, nello spazio di una settimana vanno a votare per due appuntamenti importanti: le elezioni politiche e le Europee.
La vita quotidiana è impastata di politica, violenza, radicalità e repressione. In molti, soprattutto giovani, si domandano: “È giusto, per cambiare lo stato di cose di un presente che ci fa schifo, impugnare le armi e rivoltarsi?”. Un interrogativo che oggi suona quasi inconcepibile è materia di discussione quotidiana. L’astensionismo è un bimbo anemico e silenzioso.
Alle politiche del 3-4 giugno l’affluenza però è in calo: 90,95%, quasi tre punti percentuali in meno della precedente tornata. Una settimana dopo arrivano le Europee: il dato è ancora più basso, 85,65%, ma non ci sono metri di paragone essendo la prima elezione di questo genere. S’inaugura però quella che sarà una costante, cioè una quota maggiore di astensione alle Europee rispetto alle Politiche.
Il dato toscano è più alto: voterà il 90.,5 % degli aventi diritto. Un picco che non si avrà mai più. Anzi, la tendenza sarà costante al ribasso. Con l’unica eccezione, mai riproposta, del dato del 2004.
La Toscana è nella circoscrizione centro, insieme a Umbria, Marche e Lazio. La stessa cui apparterrà sempre. Un Partito Comunista penalizzato alle politiche, e che sta abbandonando le riserve antieuropeiste con la guida di Enrico Berlinguer, eleggerà qui diversi nomi ancora oggi noti. Oltre al segretario del Pci, c’è uno dei padri dell’Europa, Altiero Spinelli, il giornalista Sergio Camillo Segre, Maria Lisa Cinciari Rodano, la donna che scelse la mimosa come simbolo della festa della donna. Per la Democrazia Cristiana c’è Guido Gonella, primo presidente dell’ordine dei giornalisti, Tra i radicali Marco Pannella. La comunista Luciana Castellina, radiata nel 1971 dal Pci con i fondatori del giornale il Manifesto, viene eletta con il Partito di Unità Proletaria per il Comunismo.
Il Partito Comunista sarà da allora, come i suoi eredi ed epigoni, la forza più votata in circoscrizione per i successivi 40 anni (eccetto nel 2009 e nel 2019).
1984 (astensionismo in Toscana al 10,8%)
Andiamo avanti veloce. Cinque anni dopo il piombo degli anni Settanta è rimasto nelle ali di una generazione. La disillusione cammina per le strade insieme all’eroina, anche se il clima generale è impostato a una depoliticizzazione lenta e centrata sull’edonismo. L’astensionismo si rafforza, seppur di poco: sale al 10,8%. Due punti in più. Alcuni degli eletti della circoscrizione centro sono nomi di politici che hanno fatto la storia italiana. Ci sono ancora Berlinguer e Spinelli e come indipendente viene eletto lo scrittore Alberto Moravia. Tutti nelle file del Pci. La Democrazia Cristiana schiera, ed elegge, nomi che non hanno bisogno di presentazione: tra gli altri Giulio Andreotti e il fiorentino Carlo Casini, animatore del movimento che provò ad abrogare la legge sull’aborto.
1989 (astensionismo in Toscana al 13,66%)
Ancora cinque anni avanti. Gli anni ’80 sono agli sgoccioli e portano in dote un clima di disillusione politica crescente. Il Partito Comunista e i suoi militanti non lo sanno, ma le Europee di quell’anno sono le ultime a cui parteciperanno su tutto il territorio nazionale. Da lì a quattro mesi cadrà il muro di Berlino e con lui il mondo bipolare e il sogno del socialismo reale. E tra quelle macerie cammineranno gli incubi.
Nessuno però può ancora immaginare di immaginare un futuro diverso da quello del feudo rosso per la circoscrizione rossa, in particolare per la Toscana e l’Umbria. E intanto il bambino dell’astensione si rafforza e arriva al 13,66%. La politica conosce un ricambio generazionale significativo: c’è Achille Occhetto per il Pci, così come Luciana Castellina rientrata nel Pci dopo anni di “eresia comunista”. Sono le ultime elezioni europee anche per la Democrazia Cristiana, che elegge tra le sue fila Arnaldo Forlani e il giornalista Alberto Michelini che anni dopo sarà in Forza Italia.
Tra i socialisti Bettino Craxi, che con i suoi governi aveva estromesso i comunisti dalla sfera del potere nazionale. Sempre nel Psi fu eletto Giuliano Ferrara, che anni dopo fondò Il Foglio. Per il Movimento Sociale Italiano Pino Rauti, seguace di Julius Evola, fu europarlamentare per 10 anni: si allontanò in quell’anno dal partito, con la svolta di Fiuggi che trasformò l’Msi, per volontà di Gianfranco Fini, in Alleanza Nazionale.
1994 (astensionismo in Toscana al 19,68%)
Alle soglie di un mondo che muore l’astensionismo trova vigore e si appresta a entrare nell’adolescenza. Che potremmo fare coincidere con Mani Pulite. Alle Europee del giugno 1994 il vecchio sistema dei partiti è stato spazzato via dall’indagine dei magistrati milanesi partita con l’arresto di Mario Chiesa e allargatasi a tutto il sistema politico. Il ricambio dei nomi delle liste è praticamente completo, con qualche sopravvivenza. Il Pci ora si chiama Pds e tra gli eletti della circoscrizione Centro c’è ancora Achille Occhetto. E spunta un nome piuttosto inusuale, simbolo di cambiamento antropologico: l’attore Enrico Montesano, che seppur con qualche impegno politico pregresso, non rappresenta il profilo tipico del candidato della tradizione comunista.
Il nome nuovo, esplosivo, però è quello del politico e imprenditore Silvio Berlusconi, che nel gennaio di quell’anno annunciò la sua celebre “discesa in campo”. Da un mese è al governo con La Lega Nord, un’esperienza che s’interromperà bruscamente a dicembre con il ritiro dell’appoggio degli alleati del Carroccio. Quelle elezioni saranno un successo per Berlusconi e segneranno la fine politica di Occhetto. Una nota: quell’anno viene eletto Antonio Tajani, attuale segretario di Forza Italia, e campione di preferenze per il partito anche alle Europee del 2024. 30 anni dopo.
Ed è in questo clima che si comincia a vedere in Toscana la fisionomia dell’astensionismo: le percentuali finora contenuto si avvicinano pericolosamente al 20% (19.6). Quasi un elettore su due diserta le urne europee. Un anno e mezzo dopo l’entrata in vigore del Trattato di Maastricht che riscrive le regole della Comunità in particolar modo sui temi economici e monetari. Ma gli elettori si allontanano.
1999 (astensionismo in Toscana al 25,75%)
Nel 1999 L’astensione è un adolescente ormai robusto, determinato a restare, crescere e pesare. In Toscana la percentuale è del 25,7%, in Italia quasi del 30%. L’Unione si è allargata a 15 stati ormai, un continente che ha vissuto di nuovo il dramma di una guerra come quella del Kosovo, coda del terribile conflitto iniziato a inizio ’90 in Jugoslavia. La sinistra italiano ha smesso al denominazione di “partito”, ora sono i Democratici di Sinistra. I nomi: Walter Veltroni, Pasqualina Napoletano e l’economista Giorgio Ruffolo. Militanza comuniste e socialiste alle spalle per loro. Loro che hanno visto il vecchio mondo morente. E l’adolescente ancora in fasce.
In carica c’è il primo governo D’Alema, fiaccato proprio dall’appoggio al bombardamento in Kosovo, di tre mesi prima. Quelle del ’99 furono le elezioni del più grande personale mai raggiunto alle Europee: Silvio Berlusconi incassò 3 milioni di voti. Un altro enorme exploit fu quello di Emma Bonino, capolista anche al centro, che portò i Radicali al loro miglior risultato della storia.
2004 (astensione in Toscana al 21,93%)
Nel 2004 la prima e unica inversione di tendenza degli ultimi 35 anni. L’astensionismo alle Europee torna a calare, seppur di poco. Ma è solo un’illusione. Rispetto a 5 anni prima in Toscana andarono a votare per eleggere i membri del Parlamento Europeo il 78,07% degli aventi diritto. Tre anni prima l’euro era diventata la moneta unica dell’area portandosi dietro polemiche ancora non sopite su un suo presunto contributo al carovita e alla perdita di potere d’acquisto delle famiglie. A prendere la maggior parte dei voti nella circoscrizione dell’Italia centrale sarà la lista “Uniti nell’Ulivo” (35,83%) formata da diversi partiti del centrosinistra ad hoc per le Europee e voluta da Romano Prodi per provare a trovare quella coesione che il centrosinistra insegue ancora. Secondo “simbolo” più votato nella stessa circoscrizione sarà Forza Italia (17,83%), il partito dell’allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi, anche lui fra gli eletti nella circoscrizione centro. La giornalista Lilli Gruber – che lasciò la Rai per candidarsi alle Europee col partito “Uniti nell’Ulivo” dopo una battaglia per la libertà d’informazione – venne eletta.
2009 (astensione in Toscana al 27,06%)
Cinque anni dopo l’Italia si sveglia sotto un altro governo Berlusconi – entrato in carica a maggio del 2008. Un Pd – nato appena l’anno prima dalla fusione dei Democratici di sinistra e della Margherita – alle politiche in coalizione con l’Italia dei Valori non riesce a imporsi contro il tris di partiti della coalizione di centrodestra (Il Popolo della Libertà, Lega Nord e Movimento per l'Autonomia) “capitanati” dal cavaliere. E dalle Europee del 2009 il Pd esce con le ossa rotte con la circoscrizione centro – di cui la Toscana fa parte – che per la prima volta nella storia delle Europee dà il maggior numero dei volti a un partito di centrodestra: il Popolo della Libertà (37,35%). Dei toscani andò a votare il 72,94% e la percentuale dell’astensionismo aumentò di circa 4 punti percentuali rispetto alla precedente tornata elettorale. Nemmeno il cambio di vento politico era riuscito ad arrestare la crescita imperiosa dell’astensione. La più votata nella circoscrizione centro fu Roberta Angelilli (PdL), europarlamentare per 4 mandati consecutivi e attuale vicepresidente della Regione Lazio. Il primo fra gli eletti del Pd nella stessa circoscrizione fu David Sassoli, giornalista nato in Toscana che sarà europarlamentare per tre mandati consecutivi, arrivando – nel 2019 - a essere eletto presidente del Parlamento europeo. Morto nel 2022, è uno degli ultimi politici ad avere legato in maniera vigorosa la sua azione a quella del campo europeo.
Nel 2014 (astensione in Toscana 33,28%)
Nel 2014 i “disertori” toscani delle urne per le elezioni Europee continuano inesorabilmente ad aumentare (dal 27,06% del 2009 si passa al 33,28%) ma questa volta (per la prima volta), a prendere il maggior numero di voti nella circoscrizione Italia centrale, è il Pd (46,57%). Da pochi mesi – dopo le dimissioni del presidente del Consiglio Enrico Letta – a capo del governo c’è Matteo Renzi. Questo risultato il picco della carriera politica, che più volte rivendicò eppure da lì a due anni la sua parabola conobbe un vertiginoso crollo con la sconfitta al referendum e l’abbandono del Pd. Nella circoscrizione centro la più votata è Simona Bonafè, toscana d’adozione, che sarà eurodeputata fino al 2022. Il Movimento 5 Stelle, nato nel 2009, nella stessa circoscrizione si piazza secondo e porta nel parlamento europeo tre candidati: Laura Agea, Fabio Massimo Castaldo e Dario Tamburrano. Il vecchio mondo della militanza e dei quadri di partito lascia spazio a una politica più fluida e per certi versi più fragile. Sarà un caso che l’adolescente è ormai un ragazzo più forte di qualsiasi forza politica in campo?
2019 (astensione in Toscana al 34,25%)
Per le forze della destra, nel 2019, sembra finalmente giunto il momento di espugnare il fortino rosso. Matteo Salvini e la sua Lega a vocazione sovranista ottengono un risultato riuscito soltanto nel 2009 al centrodestra di Berlusconi: fu il partito più votato superando il Pd, sbiadito erede della tradizione comunista. Uno dei volti di questa scalata è Susanna Ceccardi, ex sindaca di Cascina (Pisa) e delfina in Toscana di quello che appare come il mattatore inarrestabile della politica italiana. Con il paradosso dell’affermazione di una forza apertamente antieuropeista nel contesto di elezioni europee.
Questa momentanea svolta a destra della regione non è coincisa con un ritrovato entusiasmo dei votanti con un tasso di diserzione alle urne ancora in crescita al 34,25%. Nessuno poteva vedere quello che stava arrivando: la pandemia da Covid e subito dopo la guerra in Ucraina. Due eventi che hanno ridato centralità all’Europa nel dibattito.
2024 (astensione in Toscana al 40,93%)
Siamo ormai alla fase della maturità di quello che una volta era un bambino cagionevole. Sono d’altronde passati 45 anni e dall’Europa di Altieri, Berlinguer e De Gasperi a quella di oggi si è aperto un solco. Il dato è ormai accecante: 4 votanti su 10 decidono di rimanere a casa. Con un futuro difficile da decifrare potranno essere oggi il generale Roberto Vannacci, Dario Nardella, la ex calciatrice Carolina Morace e la nuova leva di eletti a mandare in pensione l’astensionismo?
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