Il Tirreno

Toscana

Mare e divieti

Al via la stagione del caso docce: vietate (o quasi) negli stabilimenti

di Giuseppe Boi
Al via la stagione del caso docce: vietate (o quasi) negli stabilimenti

La norma che impone l’uso dell’acqua potabile rischia di cancellare un servizio

09 giugno 2024
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Prima la tempesta, poi la schiarita, quindi una nuova fase di instabilità, infine la bonaccia. Sembra l’alternarsi delle condizioni meteomarine. E il nuovo caso dell’estate toscana è per l’appunto legato al mare. Per la precisione alle spiagge dove l’estate 2024 rischia di passare alla storia come quella delle docce, quasi, vietate. Tutto per l’entrata in vigore del decreto legislativo 18/23 (che recepisce una norma europea) sull’acqua potabile per usi umani. Come altre Regioni, anche la Toscana ha applicato la normativa a servizi tipici degli stabilimenti balneari come le docce e i lavapiedi. Il risultato è che gran parte dei bagni della nostra costa rischiano di non poter dare ai propri clienti la possibilità di togliersi dal corpo il sale dopo un bagno in mare. Il servizio, infatti, nella maggior parte dei casi è offerto utilizzando acqua non potabile. Quindi, fuorigioco per la nuova normativa.

«Sono servizi da sempre offerti con acqua proveniente da pozzi – spiega Simone Guerrini, presidente balneari Fiba-Confesercenti – e gran parte di questi non sono dichiarati. E anche ove lo siano, occorre capire come poter utilizzare l’acqua degli stessi pozzi».

Epicentro del “caso docce” è la Versilia. Qui, a marzo, la guardia di finanza ha sequestrato un pozzo artesiano di uno stabilimento perché senza autorizzazioni. «Sono arrivate multe salate», conferma Guerrini. Così è partita la corsa per ottenere la regolarizzazione al Genio civile. Ed è qui che al problema di pratiche ferme da anni, si è aggiunto quello del decreto legge.

«Ora siamo a un bivio – sottolinea il presidente di Fiba Confesercenti –. Da una parte i pozzi sono bloccati fino al completamento di un iter lungo in cui si sovrappongono norme nazionali, regionali e comunali. Dall’altra si potrebbe optare per l’utilizzo dell’acqua degli acquedotti, ma con molti problemi». Uno è sicuramente quello economico – si stima un aumento dei costi medi di 3mila euro per le bollette degli stabilimenti – l’altro è di disponibilità della risorsa: «Se utilizziamo l’acqua della rete in un momento in cui nelle località marine c’è un boom di presente, le aziende idriche saranno in grado di garantire il servizio?», chiede Guerrini.

Un dubbio che sta causando un’inedita alleanza con gli balneari-ambientalisti. Questi ultimi sottolineano come l’uso di acqua potabile per le docce in spiaggia sia uno spreco di un bene prezioso. E in effetti, per anni si è usata l’acqua dei pozzi senza che nessuno se ne avesse a male. l


 

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