Sicurezza
Quando la banca decide di non risarcire la truffa che svuota il conto
L’Arbitrato Bancario e Finanziario : i consigli dell'avvocato
Due mesi fa sono stata contattata dalla mia banca che mi diceva che il mio conto era sotto attacco e che mi stavano rubando i soldi. Ho seguito tutto quello che mi hanno detto ma dopo mi sono comunque accorta che c’erano una serie di operazioni che non riconoscevo per un totale di 4.900 euro. L’ho detto alla mia filiale ma dicono che loro non c’entrano nulla e che sono stata vittima di una truffa. Leggendo su Internet trovo notizie contrastanti e non capisco se è davvero possibile recuperare questi soldi e come fare. Premetto che erano gli unici miei risparmi e che adesso mi trovo in forti difficoltà economiche. Grazie in anticipo per l’aiuto che vorrete darmi.
Carla da Livorno
Il fenomeno delle operazioni non autorizzate sul proprio conto corrente è divenuto molto frequente. Probabilmente la sua estensione è direttamente collegata sia all’aumento dell’utilizzo dell’home banking da parte dei consumatori che al miglioramento delle tecniche di ingegneria sociale affinate dai criminali. Questo reato rientra nel più ampio tema delle truffe online che vede ogni giorno una modalità nuova e più pervasiva di attacco. Si distinguono varie tecniche, tra le quali la più la più diffusa è certamente il phishing. Con questo termine si indica un tentativo azionato da un criminale di sottrarre i dati necessari per l’accesso al conto corrente del malcapitato, e svuotarlo. È un tentativo massivo, rivolto cioè ad un numero elevatissimo di persone con l’obiettivo di pescare nel mucchio il bersaglio da aggredire. Il phishing classico si manifesta attraverso l’invio di email dal contenuto allarmante contenenti virus o link a siti trappola. A questo si affiancano lo “smishing” quando il messaggio è inviato per sms e il “vishing” quando l’operazione è eseguita mediante l’utilizzo di una telefonata. Proteggersi da questi attacchi - o quanto meno limitarli - è possibile seguendo i suggerimenti classici forniti dalle stesse banche e utilizzando il web con consapevolezza.
Questo però potrebbe non bastare. Nel caso dello “spear phishing”, per esempio, la possibilità di essere derubati è di circa il 91%. Questa tecnica fraudolenta, infatti, consiste in un attacco non più massivo ma mirato ad una vittima precisa. Il criminale studia l’obiettivo e carpisce nel tempo i dati necessari per accedere al suo conto. Da questo attacco è quasi impossibile proteggersi perché spesso si accompagna all’inoculazione di un virus troian sul proprio dispositivo. Il fenomeno che però oggi risulta essere in assoluto quello più esteso, almeno secondo i dati della Polizia Postale, è un attacco che vede combinati smishing e vishing. In sostanza, il consumatore riceve un messaggio sul proprio cellulare che si inserisce nella cartella in cui riceve solitamente quelli ufficiali della propria banca. Detto messaggio, in genere, comunica il pericolo di un attacco al proprio conto corrente e contiene un link che dovrebbe risolvere il problema del malcapitato. Una volta cliccato sul link, invece, la vittima si trova ad accedere a un sito clone con le medesime sembianze di quello dell’istituto; fidandosi, inserisce le credenziali di accesso che così vengono rubate dal criminale. Durante questa operazione, la vittima riceve anche una telefonata da un sedicente impiegato della banca che offre il suo aiuto per la risoluzione del problema. Il truffatore, in genere, conosce una serie di informazioni che lo accreditano agli occhi del consumatore, come il numero di conto corrente o la giacenza attuale del credito, e durante la telefonata si fa consegnare il codice casuale rilasciato dal token. A questo punto, spesso il cellulare si spegne o si riavvia e, nel tempo che resta spento, il conto viene svuotato.
Quello appena descritto è un meccanismo tipico che, tuttavia, può manifestarsi in tante e diverse varianti. È opportuno ricordare che le banche devono garantire la sicurezza dei propri sistemi di pagamento ed eventuali accessi non autorizzati possono essere responsabilità dello stesso istituto. Prima però occorre sporgere querela e contestare all’istituto finanziario le operazioni non autorizzate. Se la banca decide di non risarcire, il consumatore potrà ricorrere all’Arbitrato Bancario e Finanziario per ottenere un provvedimento di condanna al risarcimento da parte dell'istituto finanziario.
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