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“Telefono nel vento”: l’omaggio del Tirreno ai morti sul lavoro con un evento alla cabina senza fili in Valdera


	La cabina del vento a Capannoli
La cabina del vento a Capannoli

L’appuntamento alla presenza di istituzioni e familiari di persone che hanno perso la vita mentre stavano lavorando

30 maggio 2024
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“Telefono nel vento”. Un titolo evocativo: per una mattina, quella di sabato 1 giugno dalle 11, la “Cabina del vento” che si trova nell’azienda agricola Podere Tegolaja a Capannoli – una cabina senza fili, dove si può parlare, simbolicamente, a chi non c’è più, ma da dove si possono anche lanciare messaggi e auspici, o fare denunce – diventa un luogo di riflessione su uno dei temi cruciali che accompagnano la vita quotidiana della nostra comunità, che la scuotono e la toccano nel profondo.

Tragedie quotidiane

Si parlerà degli incidenti sul lavoro, troppo frequenti anche nella nostra Toscana, inaccettabili, infortuni che troppo spesso diventano portatori di morte. Una vera strage che non accenna a diminuire nel tempo. Il direttore del Tirreno Cristiano Marcacci con il gruppo editoriale Sae, in prima linea nella quotidiana opera di informazione, approfondimento e denuncia degli infortuni pressoché quotidiani nei luoghi di lavoro, hanno deciso di organizzare un momento di commemorazione e riflessione sulle persone che, lavorando, hanno perduto la vita. Protagonisti loro malgrado della strage silenziosa.

Gli invitati

Tra gli invitati la sindaca del Comune di Capannoli Arianna Cecchini, l’assessora regionale alla formazione professionale Alessandra Nardini, il costituzionalista (docente dell’Università degli studi di Pisa) Andrea Pertici e alcuni familiari di persone decedute sul lavoro in Toscana in tempi recenti: Emma Marrazzo, mamma di Luana D’Orazio, morta a 22 anni per l’infortunio avvenuto il 3 maggio 2021 in un’azienda tessile di Oste di Montemurlo; Simona Mattolini, moglie di Luigi Coclite, 59 anni, di Vicarello, morto nel crollo del cantiere Esselunga avvenuto il 16 febbraio 2024 in via Mariti a Firenze; Lucia Sarconio, moglie di Luca Giannecchini, 52 anni, di Capannori, morto nel crollo di un terreno sul quale lavorava a Lucca il 21 marzo 2024. Parteciperà all’iniziativa anche una rappresentanza dell’associazione “Ruggero Toffolutti”, che porta il nome del giovane operaio di un’impresa dell’indotto ucciso nel 1998 da un ingranaggio alla Magona di Piombino. Ci sarà la presidente onoraria Valeria Parrini Toffolutti, accompagnata dai soci Susanna Cerretani (sorella di Fabio, vittima sul lavoro), Claudio Viti, Katiuscia Ficcanterri, Luigi Verdiani e Sara Perilli.

Per non smettere di parlarne

Perché un’iniziativa di questo genere? Perché sugli infortuni sul lavoro – su quelli mortali in particolare – l’attenzione deve essere sempre altissima. Perché è importante ascoltare la testimonianza di chi ha perduto una persona cara mentre si stava guadagnando onestamente da vivere, una persona che era uscita di casa la mattina e, come tutte le mattine, aveva salutato il figlio, il proprio compagno o la propria compagna, un genitore: senza sapere che sarebbe stata l’ultima volta, perché in a casa non avrebbe mai fatto ritorno. Gli infortuni sul lavoro, anche in una regione come la Toscana, ai primi posti in Italia e in Europa per qualità della vita, come anche per il riconoscimento di diritti, sono troppi.

I numeri della vergogna

L’ultimo rapporto annuale disponibile dell’Inail sugli incidenti accaduti nei luoghi di lavoro riporta, nell’annata 2021 in Toscana, un totale di 43.539 denunce di infortuni (corrispondenti al 7,72% del totale nazionale); di questi infortuni, 55 si sono rivelati mortali. Nello stesso anno in Italia, le vittime del lavoro sono state 1.361. Numeri troppo grandi per rimanere solo cifre citate all’interno di servizi giornalistici. Numeri che non si possono dimenticare: perché ciascuno corrisponde a una vita umana. Numeri e parole che diventeranno stavolta un “messaggio nel vento”, in questo luogo iconico di Capannoli nato dalla volontà creativa di Marco Vanni, fotografo e direttore artistico dell’associazione Life for Music, che ha visto la luce di recente ma è destinato a svilupparsi in molte altre declinazioni. Tutti i lettori del Tirreno sono ovviamente invitati all’iniziativa “Telefono nel vento”: a chi verrà si raccomanda di indossare calzature comode.

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