Il Tirreno

Toscana

L'indagine

Ci sono due Toscane: e nascere sulla costa vuol dire vivere meno, ecco lo studio e tutti i numeri

di Mario Neri
Ci sono due Toscane: e nascere sulla costa vuol dire vivere meno, ecco lo studio e tutti i numeri

I dati che fotografano la crepa con il centro della regione. Gli studiosi: «Qui sanità, stili di vita e fattori sociali peggiori»

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D’impatto non si spiega come sia possibile. Qui ci sono il mare, il clima temperato, ci circondano le montagne, le spiagge, le riserve naturali più belle della Toscana e crediamo che in fondo tutto questo dovrebbe bastare a sopperire ai crucci di chi vive affacciato sull’infinito anche se da anni sconta la disoccupazione più alta e un’arretratezza infrastrutturale ed economica cronica. E invece no. Nascere sulla costa dà meno speranze di vita.

I dati

Lo certificano i dati nudi e crudi dell’Istat rielaborati dall’Ars (l’Agenzia regionale di sanità) nell’ultimo report sulla situazione demografica della regione. Un’analisi che sfata prima di tutto la cartolina di una zona ritenuta una specie di eden per le sue bellezze e la possibilità di una esistenza magari più povera ma slow. Le cifre invece ribaltano l’immaginario tipico della Toscana, che farebbe pensare a un centro ricco ma asfissiato da smog e maggiori fattori di rischio, e una costa depressa ma in salute. Certo, di Massa Carrara sapevamo, ma pure Lucca, Livorno e Grosseto – sì, perfino la selvaggia Maremma – sono le province con la minore speranza di vita alla nascita. I maschi che vengono al mondo all’ombra delle Apuane vivono fino a 80,7 anni, le femmine fino a 85; a Lucca i primi arrivano in media a 81,3 anni e le seconde a 85,5, la terzultima in classifica è Grosseto (81,3 e 85,5 anni); Livorno la quartultima per i maschi (81,8 anni), la penultima per le femmine (85,4 anni). Ecco, se avete figli, sappiate che i loro coetanei fiorentini, senesi e pratesi supereranno abbondantemente gli 82 anni, le femmine staranno sopra gli 86. Insomma, fra le province più fortunate e quelle in fondo a questa scala darwiniana ci sono due anni di differenza. E gli studiosi dell’Ars sono molto chiari.

L'analisi

Se è vero che «le province della costa toscana sono storicamente caratterizzate da maggiori livelli di mortalità in regione, le differenze non dipendono esclusivamente dalla composizione per età della popolazione (mediamente più anziana)», analizzano il direttore Fabio Voller e Francesco Profili. Il «gap di salute» è anche il segno di una doppia velocità alimentata da scarti sociali, culturali, economici, perfino ambientali che si riflettono proprio sulla longevità. A darne prova c’è uno studio sulla «mortalità evitabile (Mevi)» appena stilato dal centro studi Nebo, un hub di ricerca sulla sanità e l’economia che collabora con Istituto superiore di sanità e regioni. I ricercatori di Nebo hanno misurato quanti giorni di vita pro-capite si perdono in Toscana, provincia per provincia, per cause prevenibili o trattabili, e che provocano la morte prima dei 75 anni. Le prime sono correlate ai decessi collegati a fumo, alcol e stili di vita, o legate a incidenti e suicidi oppure a malattie vaccinabili e altre carenze in tema di prevenzione primaria; le cause di morte trattabili sono legate a mancate diagnosi precoci delle patologie o a livelli della sanità pubblica più bassi. E anche in questo caso lo studio Mevi certifica una frattura quasi insanabile fra centro e costa. Firenze, Siena, Arezzo sono le aree in cui ciò che ci sta intorno ci rosicchia meno giorni di vita, Massa Carrara, Livorno, Lucca quelli in cui i giorni ci scivolano via dalle dita per incuria del sistema economico, sociale, sanitario, perfino ambientale. Non è un caso che all’ombra delle Apuano ci sia l’incidenza più alta di tumori e da lì riverberi ancora lo spettro della Farmoplant o di uno dei siti industriali più inquinati e pericolosi d’Italia. Qualunque cosa li determini, questi numeri sono il rabdomante di una faglia invisibile che spacca la Toscana e la rende iniqua. Dovremmo smettere di far finta che non esista.

 

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