Gioco
Giuseppe Rizzi: «I lavori del Pnrr riducono del 60% il trasporto ferroviario delle merci»
Livorno, grido d’allarme di Fermerci: «Contributi agli operatori»
LIVORNO. «Nel 2024 le interruzioni pianificate sulle linee comporteranno una riduzione fino al 60% della capacità ferroviaria del trasporto merci». Un grido di allarme che per Giuseppe Rizzi, direttore generale di Fermerci, non può essere ignorato.
Sembrerebbe un controsenso, eppure – spiega l’associazione che rappresenta gli operatori nel trasporto ferroviario delle merci in Italia – gli interventi sulle infrastrutture, se non ben gestiti e pianificati, possono trasformarsi in un danno, anziché in un vantaggio, per il settore. È quanto è emerso durante l’evento “Il treno merci nei porti” organizzato ieri, alla Fortezza vecchia di Livorno, da Fermerci che, in Italia, conta 60 imprese e 12mila addetti per un fatturato di tre miliardi di euro.
I numeri
Nel 2023 il settore del trasporto ferroviario merci ha registrato una perdita del 3,2% rispetto all’anno precedente. Colpa di molteplici contingenze, alcune delle quali impreviste. La crisi, poi, è stata ulteriormente aggravata dalle tensioni geopolitiche internazionali che hanno determinato un calo del traffico ferroviario merci in quasi tutti i porti nazionali, tra cui anche in quello di Livorno. Secondo i dati forniti da Rfi, nel 2021 erano 3.214 i treni merci nel porto labronico, 2.737 nel 2023. In pratica, 477 in meno in un triennio. Lo stesso vale per Piombino: nel 2021 erano 351, nel 2023, invece, 108 (-243). Una diminuzione significativa che, ora, rischia di mettere in ginocchio il comparto.
I lavori
Fino al 2026 le interruzioni ferroviarie, necessarie per consentire l’attuazione dei lavori del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) rischiano di essere devastanti per il comparto. «Nonostante la rimodulazione delle interruzioni pianificate nei mesi da luglio a settembre 2024 per consentire il potenziamento del nodo ferroviario di Genova, annunciata da Daniele Moretti di Rfi, la situazione resta critica per il territorio e la portualità del nord-ovest del Paese – spiega Rizzi – Considerata la gravità della situazione, come associazione, chiediamo alle istituzioni di intervenire tempestivamente e con misure mirate a sostegno della logistica ferroviaria, altrimenti gli operatori del comparto rischiano di non sopravvivere fino al 2026».
Gli investimenti
Edoardo Rixi, viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, sottolinea durante un collegamento da Palazzo Chigi la centralità del porto di Livorno e ammette che sì, i disagi legati agli interventi ferroviari ci saranno almeno fino al 2025. «In Toscana – sottolinea Rixi – gli investimenti sulla rete ferroviaria ammontano a 13 miliardi di euro. Prevediamo la conclusione della Bologna-Prato entro il 2026 con un costo di circa 565 milioni di euro. C’è poi il potenziamento del collegamento del porto di Livorno che più volte ci ha visti dibattere con la Regione Toscana: inizieremo la realizzazione della prima parte nel 2025. Infine, il potenziamento della linea Firenze-Pisa e i lavori dell’alta velocità sempre a Firenze».
Per Luciano Guerrieri, presidente dell’Autorità di sistema portuale del mar Tirreno settentrionale, l’obiettivo è migliorare la funzionalità e l’efficienza del raccordo ferroviario. «Penso alla Darsena Europa, ma stiamo seguendo con attenzione anche le opere che non abbiamo nella gestione diretta: al momento ci sono dei lavori in corso. Mi riferisco alla linea di connessione tra porto e interporto di Guasticce che sta andando avanti e i cui lavori dovrebbero terminare a fine 2025. Di grande importanza è il progetto che Rfi sta realizzando e che riguarda il collegamento tra l’interporto di Guasticce alla linea Pisa-Vada (via Collesalvetti): il progetto è stato finanziato e poi definanziato per ritardi progettuali. L’invito che rivolgo al governo è di procedere velocemente con la progettazione e nel corso dell’anno finanziare l’opera. Sottolineo anche l’importanza delle gallerie dell’appennino tosco-emiliano: gli adeguamenti saranno completati nel 2025». Guerrieri sottolinea poi che il fatto che Fermerci abbia scelto Livorno come sede del convegno è il frutto di un riconoscimento del lavoro che, come autorità di sistema, sta andando avanti. «I dati al momento denotano un mercato abbastanza piatto: come porto di Livorno, avevamo avuto una crescita nel 2022 del 30% e una flessione del 14% nel 2023 – precisa il presidente – I primi quattro mesi del 2024 ci dicono, invece, che si sta registrando una crescita del 2,1%. Nel nostro porto operano sette imprese ferroviarie, i nostri mercati sono prevalentemente rivolti verso il nord-est e anche verso il nord-ovest, il 37% è di provenienza o destinazione per l’Emilia-Romagna e il 7% in Veneto».
Le proposte
«Una delle misure proposte, che mira a contrastare il calo del traffico ferroviario merci in ambito portuale è quella di consentire alle Autorità di sistema portuale di stanziare contributi a sostegno degli operatori ferroviari che offrono servizi alle aree portuali – conclude il direttore generale Giuseppe Rizzi – In questo scenario di preoccupante incertezza Fermerci proseguirà nel percorso di dialogo intrapreso con le istituzioni nazionali e territoriali per fornire una chiave di lettura strategica sull’andamento del settore e proporre soluzioni a sostegno della competitività del trasporto ferroviario merci». A sostegno del mercato ferroviario, dicono i partecipanti al convegno, potrebbe aiutare anche un fondo nazionale di ristoro.
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