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Europee, la commissione Antimafia: “Antonio Mazzeo uno dei sette impresentabili”. La replica: «Mai stato condannato»
Secondo il codice di autoregolamentazione sottoscritto dai partiti il presidente del consiglio regionale, esponente di spicco del Pd, non poteva essere candidato perché risulta rinviato a giudizio per il crac dell’Unità
FIRENZE «Impresentabile». Antonio Mazzeo non sarebbe stato candidabile alle elezioni Europee, il Pd avrebbe dovuto evitare di schierarlo nella circoscrizione dell’Italia centrale. Una tegola sui dem toscani che giunge dalla Commissione parlamentare Antimafia che ha reso noto l’elenco degli “impresentabili” alle prossime elezioni di giugno nella seduta di oggi, 28 maggio. Secondo l’organo guidato da Chiara Colosimo, sono sette gli impresentabili italiani e fra questi ci sarebbe anche il presidente del consiglio regionale della Toscana.
I nomi
In particolare risultano in violazione del Codice di autoregolamentazione la candidatura di Angelo Antonio D’Agostino, candidato per la lista Forza Italia-Noi Moderati-Ppe; Marco Falcone, candidato per la lista Forza Italia-Noi Moderati-Ppe; la candidatura di Alberico Gambino, candidato per la lista Fratelli d’Italia; la candidatura di Filomena Greco, candidata al Parlamento europeo per la lista Stati Uniti di Europa; la candidatura di Luigi Grillo, candidato al Parlamento europeo per la lista Forza Italia-Noi Moderati-Ppe; la candidatura di Antonino Mazzeo, candidato al Parlamento europeo per la lista Partito Democratico; la candidatura di Giuseppe Milazzo, candidato al Parlamento europeo per la lista Fratelli d’Italia.
La motivazione
Ma perché Mazzeo sarebbe stato incandidabile? Sono diverse le condizioni di incandidabilità a stare al codice di autoregolamentazione stilato dalla commissione antimafia e sottoscritto dai partiti, si va dalle condanne (anche non definitive) per vari reati contro la pubblica amministrazione e non ma anche solo per chi ha procedimenti penali in corso. E Mazzeo dal 2022 è stato rinviato a giudizio per il crac dell’Unità. Per poco più di sei mesi, dal 13 luglio 2012 al 5 febbraio 2013, è stato infatti consigliere d'amministrazione della Nie, la Nuova iniziativa editoriale, società che editava l'Unità su indicazione del socio Gunther Reform Holding Spa (Mian). Mazzeo ha spiegato più volte che in quel periodo non ha avuto alcuna delega gestionale e non ha partecipato né all'approvazione del bilancio 2011 né a quello 2012, tanto che il presidente del consiglio si sarebbe aspettato un’archiviazione.
Regolamento interno
La non candidabilità, peraltro, sarebbe dovuta scattare anche su impulso del Pd stesso, che all’articolo 5 del codice etico prevede proprio che il partito si impegni «a non candidare, ad ogni tipo di elezione anche di carattere interno al partito coloro nei cui confronti, alla data di pubblicazione della convocazione dei comizi elettorali, sia stato: a) emesso decreto che dispone il giudizio». Evidentemente, i dem, proprio in ragione del ruolo marginale ricoperto da Mazzeo nella Nie all’epoca ha ritenuto di derogare al codice etico e schierare in corsa per Strasburgo uno dei big toscani della corrente bonacciniana.
La replica
Di seguito la replica di Mazzeo: «Ho appena letto il mio nome tra quelli suggeriti come "impresentabili" in vista delle prossime elezioni. Per quanto mi sforzi non riesco a capire come si possa bollare come “impresentabile” a 10 giorni dal voto una persona che mai ha avuto una condanna, mai ha avuto a che fare con certi ambienti e che è sempre stato e sempre sarà dalla parte della legalità e della correttezza. Per uno come me, che ha iniziato a fare politica sulla scia dell'esempio di Falcone e Borsellino, vedere il proprio nome associato alla parola mafia fa semplicemente inorridire. Sono rinviato a giudizio per una indagine sulla chiusura del quotidiano l'Unità di cui, nel 2012 e per spirito di servizio in un momento di grande difficoltà del quotidiano, sono stato per 6 mesi membro del CdA prima di dimettermi. Ho presenziato a tutte le udienze del processo, ho ribadito la mia totale estraneità ai fatti e sono fiducioso che anche i giudici, seppure dopo anni che nessuno mi restituirà, faranno altrettanto. Ma tra questo ed essere definito “impresentabile”, specie da un ente il cui nome fa riferimento alla parola “mafia”, c'è un baratro».
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