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Decreto Salva-casa: le sanatorie, chi potrà richiederle e i dubbi dei geometri toscani

di Barbara Antoni
Decreto Salva-casa: le sanatorie, chi potrà richiederle e i dubbi dei geometri toscani

La Federazione Toscana: «Le norme vanno migliorate, presto gli emendamenti»

27 maggio 2024
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Efficace, ma non troppo. Soprattutto perfettibile. Per i geometri toscani – la categoria dei professionisti che più sarà investita dalle pratiche per usufruire dei margini di sanatoria concessi dal decreto Salva-casa appena licenziato dal governo, che rivede le tolleranze delle piccole difformità in base alle superfici utili, i tempi delle autorizzazioni, i cambi di destinazione d’uso per alcune categorie (vedi grafica) – il decreto non risolverà i problemi veri del patrimonio edilizio esistente.

Gli emendamenti

«Lo spirito del decreto è buono – dice Diego Ragghianti, geometra lucchese presidente della Federazione Toscana Geometri –, ma spero che vengano accolti gli emendamenti che la nostra categoria presenterà a breve nelle sedi opportune». C’è comunque da aspettarsi una valanga di pratiche semplificate: da chi vorrà “mettere a posto” piccole difformità dell’edificio (come porte e finestre costruite in un punto diverso da quello del progetto iniziale) a chi vorrà sanare vetrate amovibili e tende da sole con struttura fissa, a chi vorrà cambiare destinazione d’uso al proprio edificio, per fare alcuni esempi. E se presentando il decreto il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha affermato che potrà semplificare quattro milioni di pratiche edilizie destinate agli uffici tecnici delle pubbliche amministrazioni d’Italia, Ragghianti, declinando questo valore per il territorio toscano, si sente di ipotizzare che il decreto possa andare a incidere su un numero di pratiche «fra duecento e trecentomila». Non poco, comunque.

Il problema

Detto questo, c’è però la parte sostanziale, il nocciolo del problema, che i geometri non vedono risolto dal decreto Salva-casa. «Ci sono edifici – spiega il presidente dei geometri toscani - costruiti trenta, quaranta o cinquanta anni fa che all’epoca furono giudicati regolari, nonostante che fossero stati costruiti in modo parzialmente diverso dal progetto. Ora però il problema è che quegli edifici non sono più sanabili, e parlo di immobili di ogni tipo: dalla villetta al condominio fino al capannone industriale». Altro problema: le fasce di rispetto cimiteriali. «Molte case sono state costruite troppo vicino ai cimiteri – sottolinea il professionista – semplicemente perché alcuni Comuni al tempo le hanno autorizzate. Oggi la normativa generale è molto più stringente. Penso che sia necessario cercare di raggruppare il più possibile le incoerenze fra ieri e oggi che limitano la circolazione degli immobili e impediscono perfino, in alcuni casi, la certificazione di abitabilità. E la doppia conformità – sottolinea – come andrà applicata? C’è da vedere bene, ma credo che il concetto dovrà essere perfezionato per mettere una pezza a situazioni incoerenti fra normative vecchie e nuove». Ragghianti fa inoltre presente la necessità di garantire il “legittimo affidamento”: un concetto che esprime l’interesse del cittadino alla tutela di una situazione che lo riguarda (in questo caso relativamente a un immobile) consolidatasi per effetto di decisioni e atti della pubblica amministrazione. «Magari un mattone messo in modo diverso ha comportato che il fabbricato sia venuto su più grande di quanto inizialmente previsto, ma questo non ha cambiato l’intervento e non si tratta di un abuso. In questi casi per ottenere una sanatoria si è costretti a pagare sanzioni da alcune migliaia di euro a decine di migliaia. Per non parlare degli edifici storici, costruiti secondo le regole dell’epoca e oggi trattati come abusi edilizi: per metterli in regola le sanzioni possono arrivare a centinaia di migliaia di euro, ed è un vero disastro», conclude.


 

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