Gioco
Toscana, medici e infermieri non si fermano mai: accumulati 941 anni di ferie arretrate
E scatta l'allarme del sindacato: «Difficile garantire tutti i servizi»
Prima c’è stata la pandemia, poi il post-Covid. E ora gli ospedali sono “ostaggio” delle ferie di medici e infermieri. Quelle maturate e non godute negli ultimi anni perché impegnati a fare gli straordinari nelle corsie dei reparti. «Se sommassimo le ferie arretrate, e mi riferisco soltanto ai dirigenti medici e sanitari dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana (Cisanello e Santa Chiara, ndr) arriveremmo a 100 anni», spiega Gerardo Anastasio, segretario regionale per la Toscana del sindacato Anaao. Ma l’ulteriore spada di Damocle che oggi pende sui presidi ospedalieri riguarda una recente sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea che mette gli Stati membri di fronte a un aut aut: le ferie non godute vanno pagate. In altre parole, i riposi annuali retribuiti sono un diritto fondamentale del lavoratore del settore pubblico e non possono essere negati o limitati in caso di cessazione del rapporto di lavoro, anche in caso di dimissioni volontarie.
Secondo un’indagine Anaao, i dirigenti medici e sanitari hanno accumulato in media 40 giorni di ferie non fruite che, moltiplicate per gli 8.592 professionisti toscani, danno come risultato 342.680 giorni di ferie per un totale di circa 941 anni. «È chiaro che a seguito di questa sentenza le Aziende sanitarie faranno in modo che i dipendenti facciano le ferie per evitare di monetizzarle, considerati anche i conti in rosso della sanità toscana: a livello nazionale, infatti, si parla di 4 miliardi di euro non corrisposti ai medici – sottolinea Anastasio – Ma così facendo chi terrà in piedi tutti i reparti visto che già dobbiamo fare i conti con una carenza strutturale di personale? Sia chiaro: ancora una volta, se gli ospedali restano aperti è grazie al sacrificio del personale».
Un periodo problematico
In ogni caso per Anastasio quello a cui andiamo incontro è un periodo parecchio problematico. Proprio in questi giorni le Asl stanno mettendo a punto i piani estivi per la riduzione dei posti letto nell’attività chirurgica programmata, mentre verranno comunque garantite le urgenze ed eventuali interventi oncologici urgenti. «Quest’anno l’organizzazione del personale sarà più difficile per due motivi: l’estate è sempre più complicata e dunque verranno ridotti alcuni servizi e posti letto – precisa il segretario toscano di Anaao – Ma questa volta c’è un elemento in più: la sentenza della Corte di giustizia dell’Ue. Che stabilisce: quando un medico va in pensione, le ferie devono essere assolutamente pagate. In Italia, però, non era così. Ci sono medici come me che hanno circa 400 giorni di ferie e che fra poco andranno in pensione. Le Aziende, di conseguenza, saranno costrette a organizzare dei piani di smaltimento per i tanti medici anziani. E la maggior parte dovrà essere smaltita entro l’estate».
Il problema del blocco delle assunzioni
Ma il nostro sistema sanitario come è arrivato a questo punto? Pasquale D’Onofrio, segretario Funzione pubblica Cgil Toscana medici e dirigenti, spiega che l’origine di tutti i mali è da ricondurre al blocco delle assunzioni dei medici. «Che risale al 2003, quindi a 21 anni fa: nel frattempo la popolazione è invecchiata moltissimo e di conseguenza i bisogni assistenziali sono aumentati – spiega il sindacalista – Avendo avuto questo blocco assunzionale, il sistema sanitario nazionale ha utilizzato in modo sempre più massivo chi era al lavoro con sforamenti di ore e molto spesso sacrificando le ferie che si sono accantonate, determinando un debito pubblico che nelle Aziende scontano i più giovani. Perché quando arriva il momento della pensione, il medico vuole godere di quelle ferie e quindi esce un anno prima dal sistema sanitario, mentre gli altri devono fare i turni mancanti. In pratica, la coperta corta ha determinato una proliferazione del monte ferie. Vengono richiesti sempre più sacrifici al personale in servizio che però è rimasto in numero insufficiente per tutte le filiere professionali».
Per Giampaolo Giannoni, coordinatore regionale del Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche, la riduzione estiva dei posti letto non basta. «La situazione è triste perché in questo periodo ci sono le ferie, anche concomitanti – sottolinea – A breve assisteremo alla riduzione dei posti letto e allo stop di alcuni sevizi negli ospedali toscani per recuperare unità di personale, ma non è sufficiente: se già consideriamo la carenza di personale e le assunzioni tardive, non è difficile comprendere che davanti a noi avremo mesi complicati. Ne fanno perlopiù le spese i servizi territoriali come il 118 dove il personale neo-assunto deve seguire una formazione di almeno sei mesi. E intanto, invece di far fare le ferie, si manda avanti la sanità toscana con carichi di lavoro sempre più pesanti mediante le prestazioni aggiuntive. Che sono giustificate per l’abbattimento delle liste d’attesa, ma non per l’ordinario. Serve un intervento urgente».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
