Il Tirreno

Toscana

Il lavoro sfruttato nel turismo

Tre lingue, esperienza internazionale ma il maître di sala non trova lavoro: «Non accetto stipendi da fame»

di Barbara Antoni
Tre lingue, esperienza internazionale ma il maître di sala non trova lavoro: «Non accetto stipendi da fame»

Gli imprenditori si lamentano di non trovare personale. Il cinquantenne toscano: «Proposte da 8 l’euro l’ora al nero o 6,40 con ferie non godute»

23 maggio 2024
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«Finché posso permettermelo, preferisco portare a spasso il cane piuttosto che accettare queste proposte di lavoro, sono offensive». Parla con la voce bassa, tanto lo sfogo è amaro. Lui è un cinquantenne toscano, un operatore qualificato del settore turistico, della ristorazione in particolare. Un maître di sala. «Una professionalità nata sul campo», si presenta così raccontando il proprio percorso. Anni di esperienza in locali importanti, in Italia e all’estero, da Amsterdam a Parigi, passando per la Germania e Città del Messico. «Parlo tre lingue straniere, ho diretto anche alcuni locali, non mi accontento degli spiccioli, mi devono pagare per quello che valgo», sbotta. 

Da un po’ di tempo è rientrato in Toscana, e si è messo a cercare un lavoro per la stagione estiva. «Ho girato una decina di attività, fin sulla costa versiliese, fra ristoranti e locali notturni anche molto conosciuti. In alcuni ho fatto anche alcuni giorni di prova, ma ovunque è sempre la stessa storia. Ti fanno offerte inaccettabili, senza margine di trattativa, prendere o lasciare, insomma».

È stato lui a rivolgersi al Tirreno per portare la sua testimonianza, ha fornito il proprio nome e cognome, che non riportiamo per tutelarlo. Ha deciso di farlo dopo avere letto un nostro servizio in cui imprenditori del settore turistico affermavano di non trovare personale per le proprie strutture per la stagione estiva, in particolare personale disposto anche a fare un doppio turno.

I contratti da fame proposti

«Fra le attività a cui mi sono presentato nelle ultime settimane - prosegue il lavoratore cinquantenne - le proposte economiche che mi sono sentito rivolgere sono state sostanzialmente due: otto euro l’ora pagate completamente al nero oppure un contratto da 6,40 euro netti all’ora, comprensivi di trattamento di fine rapporto e ferie non godute, otto ore al giorno per novanta giorni, senza mai osservare il giorno di riposo settimanale. E i riposi non fatti non verrebbero pagati. Veramente una miseria. E poi gli imprenditori dicono che il personale non si trova: dipende da quali condizioni applichi».

Il fatto, riprende il lavoratore, «è che nel novanta per cento delle attività del settore turistico le condizioni applicate sono queste. Puoi trovare un dieci per cento di imprenditori che si comporta correttamente, è vero, ma è sempre una forte minoranza. Capisco che avere dipendenti tutti assicurati possa essere oneroso, ma almeno un compenso minimamente accettabile me lo devi pagare. Vero è anche - prosegue - che qualche imprenditore ti propone di darti, oltre al minimo contrattuale, degli extra al nero».

Il diritto al riposo e alla giusta paga

Ma è il principio che questo lavoratore non accetta. Le parole con cui si è sentito formulare le proposte di lavoro continuano a bruciare. «Come si può chiedere di lavorare otto ore al giorno, che poi diventano anche qualcosa di più, per tre mesi senza mai un giorno di riposo. Con i giorni liberi che non si fanno e che non vengono pagati. E poi il trattamento di fine rapporto è un diritto, perché volerlo mettere in busta». «Eppure - conclude - quello che sto cercando è un lavoro regolare, inquadrato non al livello più basso, ma a quello che compete alla mia professionalità. È tutto molto amaro, è un sistema che non funziona, proprio per niente».

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