Gioco
Senza strade e senza ferrovie: il porto di Livorno paga l’isolamento infrastrutturale
Trieste prova a rialzare la testa, qui serve la Darsena Europa
LIVORNO. La costa e il porto di Livorno scendono in campo nella partita della logistica con l’handicap: manca ancora un sovrappasso, atteso da tempo, che consenta il collegamento tra il porto e l’interporto di Livorno e quindi con quello di Prato; rimane l’impossibilità di ospitare le grandi navi finché non sarà terminata la Darsena Europa e i tempi sono ancora lunghi mentre, elemento di preoccupazione degli operatori, il porto di Livorno non può attendere molto per aprirsi strade che lo tolgano dall’isolamento, anche in entrata.
«Della Darsena Europa se ne parlerà, se va bene, nel giro di 7-8 anni mentre noi dobbiamo capire cosa vogliamo fare in non più di 2-3 anni», dice Nereo Marcucci, coordinatore per la logistica e i trasporti di Confindustria Toscana e membro del gruppo tecnico nazionale dell’Associazione degli industriali. «I traffici sono in calo e le trasformazioni portate dalla crisi di Suez e dalla guerra in Ucraina sono state solo tappe di un percorso già in atto. La Cina e gli Stati Uniti stanno portando avanti le loro politiche senza pensare all’Europa, con tendenze autarchiche. Noi dobbiamo quindi fare uno sforzo per far costare meno la logistica e capire cosa fare in tempi brevi. Siamo ancora a zero, seduti sui traffici esistenti».
I grandi vettori sono ancorati ai “bisonti” del trasporto con destinazione i porti che possono ospitarli come Gioia Tauro: per Livorno rimane un futuro – un tempo già parlarne era un’offesa – che si chiama feeder. Del resto oggi si tratta di navi che smistano le merci anche da 6.000-8.000 teu. Ma come? Per quali direzioni? Con quali vantaggi? E soprattutto come si fa viaggiare la merce se via terra c’è una Fi-Pi–Li eternamento ingolfata e con i treni merci che non arrivano in porto?
A Trieste sono stati individuati Egitto e Tunisia, con le loro produzioni che interessano al Nord Europa, come paesi di riferimento.
«A Trieste – interviene Stefano Filippi direttore commerciale di Dcs Move, Gruppo Del Corona – vengono applicate da anni dilazioni Iva anche molto lunghe e agevolazioni fiscali, mentre numerosi clienti del Nord Italia si sono trasferiti a La Spezia sia per il problema strutturale con cui deve fare i conti il porto di Livorno sia per il progressivo aumento dei teu delle navi. La Liguria ha un problema di retroporto ma La Spezia si è inventata dei treni navetta su Parma che portano la merce direttamente lungo le vie principali della logistica italiana».
«Come detto più volte – aggiunge Filippi – la Toscana deve rafforzarsi velocemente a livello infrastrutturale con collegamenti tra porto-interporto di Livorno e interporto di Prato. Come si può chiedere ai clienti di sbarcare la loro merce a Genova e poi portarla a Livorno e da qui in altre città? I tempi di ricezione della merce devono essere garantiti e lo si fa con infrastrutture efficienti».
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