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Toscana

L’intervista

Elezioni, il sondaggista Fabrizio Masia: «Meloni dalla Leotta funzionerà». I voti ai partiti oggi: «FdI al 28%»


	Fabrizio Masia
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Fabrizio Masia

Lo spin doctor: «Che vesta i panni di madre piace pure agli uomini in un Paese di mammoni. Il popolo del Vaffa è sparito dalle urne. Salvini ha sorpassato Forza Italia, ecco come»

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La protagonista delle elezioni di giugno sarà «l’astensione», che potrebbe raggiungere il 50%. E il filo rosso è sempre il solito: gli italiani a caccia di un salvatore, un pifferaio magico che prometta (e mantenga) di «risollevarci dal pantano», dice Fabrizio Masia, spin doctor e sondaggista, amministratore delegato di Emg Different, l’uomo a cui Alessandra Todde deve un po’ del suo successo in Sardegna.

Masia, quanto inciderà sul voto l’inchiesta sul sistema Liguria? Ci sarà un effetto-Toti nelle urne?

«Credo che sarà un effetto marginale. Semmai potrebbe agire come un’ulteriore spinta a una bassa partecipazione. Ma non farà cambiare idea all’elettorato fidelizzato del centrodestra che non dico che veda di buon occhio l’indagine e le accuse, ma per una sorta di reazione potrebbe essere addirittura indotto a confermare il proprio orientamento così come è accaduto anche in passato di fronte a inchieste che hanno riguardato tanti esponenti del centrodestra ma anche del centrosinistra. In più, mancano ancora tre settimane al voto, la memoria degli italiani è molto breve, l’indignazione potrebbe stemperarsi».

È tipico dell’Italia, del resto. Una grande fiammata di indignazione iniziale ma poi ci dimentichiamo velocemente gli scandali.

«Ogni paese ha una sua cultura. Per non parlare dell’Italia, che è la terra del campanilismo. Inoltre, siamo un popolo di individualisti».

Dunque, è sparito dall’opinione pubblica il popolo del Vaffa?

«È sparito dalle urne, non ostenta troppo la sua presenza se non in rare circostanze. È un popolo così deluso e disilluso che si è gettato nell’astensione. Un fenomeno che registriamo progressivamente in tutte le elezioni, non a caso addirittura alle ultime politiche ha partecipato poco più del 60% degli aventi diritto. E parliamo di una tornata utile ad eleggere una maggioranza parlamentare di governo».

Dunque, i Cinquestelle non incanalano più l’anti-politica, Conte ha normalizzato i grillini?

«In parte sì. Ma guardiamo i dati. La partecipazione è calata continuamente nelle ultime elezioni. È incredibile ma sembra che ogni volta gli elettori cerchino un nuovo pifferaio di Hamelin. Così, ad ogni appuntamento, ci sono i risultati strabordanti per il personaggio di turno. Nel 2014 Renzi col 41%. Poi nel 2018 è stato il boom dei Cinquestelle col 33%, nel 2019 quello di Salvini col 34%. E alle ultime elezioni la Meloni ha fatto il 26%. È come se il popolo fosse alla disperata ricerca di qualcuno che possa tirarlo fuori dal pantano. E siccome sappiamo che la realtà è molto più complessa, puntualmente l’illusione viene seguita dalla delusione».

Chi guadagnerà di più fra i leader che hanno scelto di correre in prima persona anche se poi non andranno in Europa?

«Sicuramente la candidatura di Giorgia Meloni tira, perché comunque ha un buon grado di fiducia nell’opinione pubblica, al momento attorno al 40%. Coi tempi che corrono è tanta roba. Ecco perché non c’è nessun leader, escluso Mattarella, con un grado di fiducia superiore alla metà dell’elettorato. Tutti gli altri si aggirano intorno al 25%, altri sono anche più bassi».

Quindi, anche la Meloni più istituzionale, che dialoga con von der Leyen e Biden, e meno populista, resta molto forte?

«Non c’è dubbio che lei abbia anche questa aura internazionale, ma è un’immagine che fa presa o delude una nicchia di lettori più informati. Ricordiamoci che gli italiani leggono molto poco, il loro grado di informazione è molto parcellizzato, arriva più dai titoli dei telegiornali o dai social che non dalle letture di approfondimento, e quindi tutti questi aspetti incidono marginalmente».

E allora cosa fa la differenza?

«Due cose: la credibilità di leader. E i risultati: le persone stanno meglio o peggio? E siccome l’Istat dice che il 60% degli italiani fa fatica ad arrivare a fine mese, e le persone sulla soglia della povertà, assoluta o relativa, sono 10 milioni, questo potrebbe avere un effetto».

E il caso Scurati e le polemiche sull’antifascismo?

«No, non incideranno. È un’elezione proporzionale, ogni partito tira l’acqua al suo mulino. Servirà a consolidare il proprio elettorato per la sinistra e il Pd, e verrà usato in modo diametralmente opposto dalla destra. Ma non farà la differenza. Può avere un valore conservativo del consenso, non di allargamento».

I sondaggi che dicono sui partiti?

«Va premesso che ci attendiamo una partecipazione bassa, intorno al 50%. Dipenderà anche da che tipo di giornate saranno l’8 e 9 giugno. Se sarà bel tempo, molti potrebbero essere tentati di andare al mare o in villeggiatura. Detto ciò, tra coloro che vanno a votare, Fratelli d’Italia è attorno al 28%, il Pd al 20% o poco più, i Cinquestelle tra il 15 e il 16%, si contendono la quarta posizione Lega e Forza Italia, con la Lega in lieve risalita intorno al 9% e gli azzurri al 7,5-8%».

Dunque, Vannacci ha fatto davvero recuperare qualche voto a destra?

«La Lega ha uno zoccolo duro che da lì non si sposta. E come si dice nel marketing, Vannacci è andato on top, cioè a parlare a persone che condividono il suo pensiero. Con il libro, si è creato un seguito. E oggi anche la politica degli influencer funziona, ahimè, al di là di come la si pensi sulle cose che dice».

Ha fatto bene allora Giorgia Meloni a farsi intervistare da Diletta Leotta nel suo podcast sulla maternità?

«Tutti i processi di empatizzazione sono funzionali ad ottenere consenso. Il politico che si toglie i panni istituzionali per diventare umano, tangibile, normale non può non ispirare simpatia. Soprattutto nel ruolo di madre. Scatta un riconoscimento, non solo per le donne, ma anche per gli uomini, soprattutto in un Paese di mammoni».

Quale sarà la novità di queste elezioni europee che si incrociano anche con le amministrative?

«Intanto sono curioso di vedere chi non supererà il 4%. Renzi in questo momento è ampiamente sopra, vicino al 5%, ma anche Calenda e Alleanza Verdi a Sinistra sono vicini al 4%. E interessante sarà verificare quali risultati otterranno movimenti come quello di Cateno De Luca o Santoro. Non dimentichiamoci che raggiungere il 3% in Italia potrebbe significare contare alle prossime Politiche. Dubito invece che ci sarà un effetto di trascinamento sulle comunali e viceversa».

A Firenze la sorpresa è Eike Schmidt, l’ex direttore degli Uffizi che corre per il centrodestra. Come va nei sondaggi?

«Ne abbiamo uno su Firenze ancora segreto, non posso rivelarlo. Ma posso dire che abbiamo dati molti interessanti e faranno molto parlare».

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