Sicurezza
Ceramiche Ginori, i consigli dell’esperto: «Ecco come farsi valutare piatti e porcellane»
Lo studioso: «La datazione non è un elemento determinante per capire il valore»
SESTO FIORENTINO. Il refrain è che gli oggetti raccontano, dicono e ci trasmettono qualcosa. E che molti di questi escano dal perimetro “materiale” è noto: simboli, riti, figure e ricordi che s’intrecciano. Non fanno eccezione – anzi semmai sono un esempio chiaro – le porcellane firmate Richard Ginori, la storica casa fiorentina. Qui l’estetica dialoga incessantemente con il piano dei ricordi. E allora ecco l’appuntamento – che sta riscontrando un buon successo – con “Ginori di casa tua” domenica 19 maggio, a tradurre una riscoperta “mania” nella collezione – qui, nello specifico, della porcellana – come in parte suggerisce sul piccolo schermo anche il caso di “Cash or trash”, il programma televisivo sul Nove con gli esperti mercanti e l’asta su oggetti vintage, ritrovati in casa, ma non solo. «Nell’ultimo periodo ho riscontrato effettivamente una riscoperta, anche nei più giovani, della ceramica, della porcellana e della collezione», conferma chi dell’argomento s’intende davvero, come Alessandro Biancalana, otto libri (“Porcellane Ginori a Doccia. La stanza delle meraviglie di casa Colli”, l’ultimo testo), un’ottantina di saggi, conferenze in tutta Europa nel corso di quasi trent’anni di studi.
Alessandro Biancalana, da dove arriva dunque questa riscoperta?
«Quando si parla di ceramica, intanto, bisogna sapere che si affronta un mondo dove storia, filosofia, arte, chimica s’intrecciano. La porcellana fa parte della famiglia delle ceramiche. Proviamo a contestualizzare e a semplificare: con Ginori, parliamo di porcellana dura, essenzialmente, per esempio. Sono oggetti belli, che hanno sempre avuto nella storia un ruolo trainante nella moda. Però bisogna fare un salto indietro nel tempo…».
Prego.
«Questo mondo nasce in Cina: siamo attorno all’anno Mille, poco prima. Il primo contatto europeo è con Marco Polo. Pensare che a lui avevano detto che nasceva da una conchiglia lasciata a macerare per migliaia di anni in mare, ma così non era ovviamente. Per arrivare in Europa, in Sassonia più precisamente, dobbiamo fare un salto fino al 1709, quando viene scoperta da un alchimista che stava cercando l’oro. In questo periodo scoppia anche in Europa la mania: tutti i re, le grandi famiglie, costruiscono stanze appositamente per contenere ceramiche e porcellane. Quasi diventa una sfida artistico-industriale e uno status symbol. In questo contesto, nel 1737, s’inserisce la famiglia dei marchesi Ginori in Toscana, con Carlo (sepolto a Livorno), che detiene la proprietà fino alla fine dell’Ottocento, quando poi sarà ceduta».
E oggi si può dire che ci sia una nuova “mania”?
«Direi più riscoperta, eventi come quello di domenica dimostrano l’interesse, la curiosità, ma anche io, nelle conferenze, ho riscontrato questa tendenza: il consiglio è quello che, chi vuole iniziare con le collezioni, lo faccia gradualmente, facendosi seguire da esperti all’inizio, iniziando con piccoli oggetti».
Spesso nelle case sono custoditi servizi da tavola, da caffè e da tè, oggetti di galanteria: come si riesce a capirne il valore economico?
«Indicativamente, un pezzo di fine Ottocento-primi anni del Novecento potrebbe avere valori contenuti, ma la datazione non è un elemento determinante per capire il valore economico dell’oggetto che possediamo. Se quella porcellana è firmata da grandi disegnatori, penso al caso di Gio Ponti per Ginori nella prima parte del Novecento, per esempio, ecco, il valore ovviamente si alza, cambiamo ordine di grandezza. Sul quanto precisamente bisogna fare approfondimenti ulteriori, a quel punto, ma ripeto: la datazione non è tutto. Un esempio? Ci sono tazze settecentesche molto belle, che però valgono 30 euro grossomodo. C’entrano infatti la decorazione, il tipo: se ho una scultura ripetitiva alla Grand tour, per intenderci, non vale poi molto, ma se ho il gruppo Barocco di 50 centimetri si parla di migliaia di euro».
Quali sono i consigli da dare a chi s’avvicina a questo variegato mondo?
«Partire, come dicevo, da qualcosa di più contenuto, intanto, cercare di farsi seguire da esperti. Le indicazioni base sono chiare e semplici: si devono leggere le fonti, vedere molti musei, ma non bisogna cominciare con collezioni difficili. La porcellana, per fare una metafora, è come un bicchiere di cognac: non è un materiale da dimenticarsi in un angolo, ma va assaporato, approfondito».
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