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Lavoro: la crisi

Moda in Toscana, licenziamenti in arrivo: cosa sta succedendo e chi rischia di più

di Ilenia Reali
Moda in Toscana, licenziamenti in arrivo: cosa sta succedendo e chi rischia di più

Sindacati e imprenditori conciari preoccupati Il presidente Matteoli: «Già partite le prime lettere». Cgil, Cisl e Uil: «Alcuni grandi brand rivedono il sistema produttivo, l’indotto è tutto a rischio»

15 maggio 2024
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Immaginate un artista che raggiunge una buona quotazione delle sue opere e, per guadagnare comincia a produrre tele, una dietro l’altra, senza curarsi di realizzarne della stessa qualità delle prime e così tante da invadere il mercato. Beh, accade che con il mercato saturo, sempre meno persone decideranno di dare fiducia alla sua arte. È quello che è accaduto con il settore della moda in Toscana con alcuni brand del lusso che si sono trovati a essere, nonostante i prezzi, un po’ meno di lusso e con un calo della domanda. Per l’appeal diminuito e anche per una situazione internazionale che ha ridotto sensibilmente i consumi, la produzione è notevolmente calata.

L’indotto

Pensiamo all’artista e immaginiamo che per fare i suoi quadri abbia impiegato sempre più persone, anche al di fuori del suo studio: quelle persone oggi si troverebbero a non avere quadri da realizzare. Il paragone è con l’indotto della moda che da un momento all’altro si è trovato con meno ordini: meno pellame da conciare, meno scarpe e borse da realizzare, meno filato e stoffe da lavorare e quindi meno abiti. Oggi i lavoratori in cassa integrazione sono migliaia, 2.700 solo nell’area della pelletteria e della concia e del calzaturiero con una percentuale di richieste di cig rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente del +233%.

Licenziamenti

E con un problema aggiuntivo il rischio, da qui a poche settimane (un paio per l’area pisana, pochi giorni per l’area fiorentina) dell’arrivo di centinaia di licenziamenti. Il motivo? Le piccole aziende, quelle con meno di 15 dipendenti, stanno finendo la cassa integrazione in deroga che complessivamente è di 26 settimane. «I grandi marchi in crisi rappresentano il 33% del fatturato del settore legato alla pelletteria, il 28% della calzatura. Abbiamo calcolato che a fine maggio la gran parte delle aziende finiranno la cig in deroga e le aziende cominceranno a licenziare», dice Loris Mainardi, segretario della categoria della moda della Cgil, la Filctem.

I numeri

Sui numeri i sindacati non azzardano anche se si parla di centinaia di persone in Toscana, forse migliaia. «Difficile fare i conti precisi perché per le piccole aziende non è obbligatorio informare il sindacato per i licenziamenti. Ne avremo la contezza esatta quando chi viene licenziato verrà da noi. Oggi valutiamo sulla base delle casse integrazioni e delle aziende in cui abbiamo iscritti». Anche Michele Matteoli, presidente del Consorzio conciatori di Ponte a Egola è seriamente preoccupato. «Abbiamo segnalato la situazione a tutti – dice – perché il rallentamento su tutto il comparto moda è importante. E mi risulta che già siano cominciati i primi licenziamenti mentre le casse integrazioni sono la regola. Abbiamo chiesto più finanziamenti per la Cig e una moratoria dei finanziamenti». Paolo Fantappié, segretario regionale della Uil era al tavolo con il presidente Giani nei giorni scorsi. «Non è la classica crisi ciclica», dice, senza alcun dubbio. «Siamo difronte a un cambiamento organizzativo dei grandi brand che hanno deciso di ripensare la produzione. Niente magazzino, come fatto finora, e produzioni solo per le reali necessità. Viene a decadere il modello di produzione basato sul contoterzi, sviluppato oltre le necessità attuali, e il sistema crolla. Abbiamo chiesto un tavolo regionale per capire meglio cosa sta accadendo e se c’è la possibilità di ricostruire un modello di produzione che possa garantire un futuro. C’è chi sostiene che dai primi mesi del 2025 la situazione tornerà al passato ma non ne sono affatto convinto: me lo confermano tanti stakeholder. La volontà e reinternalizzare. Se fosse così la cassaintegrazione è come cercare di prosciugare il mare con un cucchiaino».

I sindacati

Intanto i sindacati hanno chiesto un tavolo nazionale con il ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso e maggiori finanziamenti per la cassa integrazione. Durissimo il commento del segretario della Femca Cisl per Firenze e l’area metropolitana Gianluca Valacchi. «I brand – dice – hanno fatto scelte che non si sono rivelate vincenti. Abbiamo lanciato allarmi sulla gravità della crisi da ottobre. La politica si è concentrata troppo sulle elezioni di giugno, troppo poco su quanto segnalavamo. Abbiamo perso tempo utile».

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