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Stop al cibo toscano taroccato, gli agricoltori bloccano al Brennero i tir coi “falsi”: «La salute non è in vendita»
Seicento agricoltori della nostra regione mobilitati per tutelare salute e lavoro. Cesani (Coldiretti) rilancia: trasparenza di origine in etichetta. Via alle firme
Seicento agricoltori toscani di Coldiretti al passo del Brennero, al fianco dei colleghi di tutta Italia per difendere il cibo di casa nostra, il più richiesto sulle tavole di tutto il mondo per la sua qualità e sapore dalle imitazioni (assai malriuscite) che arrivano da oltre confine e che si spacciano per nostrane. A rischio ci sono la sicurezza alimentare da una parte, la tutela del lavoro dall’altra.
Nelle cisterne e nei tir in transito dal Brennero fermati dallo scudo di Coldiretti c’erano fiumi di latte destinati a caseifici pronti per diventare yogurt italiano, formaggi con l’etichetta già scritta nella nostra lingua a cui basta aggiungere il marchio dell’azienda importatrice per finire sui banchi della grande distribuzione, centinaia di pezzi di maiali allevati in Germania a cui è sufficiente la salatura per fregiarsi del marchio Made in Italy, ma anche tulipani dal nord Europa, avocado prodotti in Sudafrica ma esportati dalla Moldavia. E poi grano, pere, patate e tanti prodotti ortofrutticoli di origine estera destinati ai mercati e alle aziende nostrane che li faranno diventare prodotti italiani. Prodotti però, sottolinea Coldiretti, di dubbia provenienza.
“Fake in Italy”
A guidare gli agricoltori e allevatori toscani, la presidente regionale di Coldiretti, Letizia Cesani. Sono partiti da ogni angolo della nostra regione per raggiungere nell’arco di due giorni il passo del Brennero e smascherare il falso agroalimentare con l’aiuto delle forze dell’ordine. Decine i camion fermati e controllati che hanno smascherato il fenomeno del “Fake in Italy” che per il solo agroalimentare toscano vale oltre sei miliardi di euro.
Trasparenza in etichetta
«È da qui che rilanciamo la nostra battaglia sulla trasparenza dell'origine in etichetta che è un diritto dei cittadini europei – ha dichiarato la presidente regionale Cesani –. Chiediamo sia una priorità della nuova Commissione Ue e del nuovo Parlamento dopo le elezioni europee. Noi non abbiamo paura della trasparenza». Un’iniziativa, quella annunciata dalla presidente Cesani, che dà forza e continuità alla mobilitazione di Coldiretti che ha lanciato, proprio in occasione del blocco del Brennero, la proposta di legge europea di iniziativa popolare sulla trasparenza. L’obiettivo è raccogliere un milione di firme per dire “basta” ai cibi importati e camuffati come italiani e difendere da una parte la salute dei cittadini e dall’altra il reddito degli agricoltori, estendendo l’obbligo dell’indicazione di origine in etichetta a tutti i prodotti alimentari in commercio nell’Ue. La campagna potrà essere sostenuta firmando in tutti i mercati contadini di Campagna Amica e negli uffici Coldiretti e sarà promossa anche sui social media con l’hashtag #nofakeinitaly.
Prodotti anonimi
Sono ancora molti i prodotti anonimi che rappresentano circa un quinto della spesa degli italiani che includono alimenti simbolo a partire dal pane. Su pagnotte e panini non vige, infatti, spiega Coldiretti, l’obbligo di indicare l’origine del grano impiegato, come accade per la pasta. E lo stesso vale per tutti i derivati come biscotti, fette biscottate crackers e simili. Del tutto anonimi anche i legumi in scatola, magari venduti in confezione con colori o segni che richiamano l’italianità – rileva Coldiretti Toscana – così come le confetture di frutta o di verdura trasformata, come marmellate e sottoli. Non esiste etichetta d’origine neanche per ortaggi e frutta cosiddetta di di IV Gamma (cioè tutto l’ortofrutta fresco, lavato, confezionato e pronto al consumo), per noci e pistacchi sgusciati, per i quali dovrebbe però «aprirsi uno spiraglio dal prossimo anno», né per carne di coniglio e di cavallo. Restano completamente anonime le portate sui menu dei ristoranti.
Stop anche al cibo trattato
«È necessario – conclude l’associazione – anche fermare l'importazione di cibo trattato con sostanze e metodi vietati in Europa, come il grano canadese fatto seccare in preraccolta col glifosato: gli obblighi imposti ai produttori italiani devono valere anche per chi vuole vendere nel mercato europeo. Secondo un’indagine di Coldiretti, oltre otto italiani su dieci (pari all’83%) chiedono lo stop alle importazioni di prodotti agroalimentari che non rispettano le stesse regole di quelli italiani in materia di sicurezza alimentare, ambientale e tutela del lavoro l
B.A.
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