Il Tirreno

Toscana

L’editoriale

La sanità toscana scateni la guerra alla privatocrazia

di Cristiano Marcacci
La sanità toscana scateni la guerra alla privatocrazia

Dalla carenza di medici specializzati alle liste d’attesa, dalle convenzioni alle esternalizzazioni: c’è un meccanismo da evitare assolutamente

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L’incapacità di reagire, sulla base delle rinnovate esigenze, a quanto l’era Covid ci aveva sbattuto di fronte, in primo luogo la necessità di potenziare l’assistenza sanitaria sul territorio. La carenza di medici specializzati e infermieri. Le liste d’attesa che non accennano ad accorciarsi.

Il sistema di prenotazione che assomiglia sempre di più a una giungla (pochi giorni fa il nuovo numero telefonico dell’Asl nord-ovest ha costretto gli utenti a rimanere in linea per ore). Convenzioni ed esternalizzazioni destinate ad aumentare sensibilmente.

Il Sistema sanitario nazionale rischia davvero di scivolare verso la privatocrazia (meccanismo istituzionale e politico-economico con cui si amministra il pubblico tramite il privato)? E con esso rischia di fare la stessa fine la nostra Toscana? La risposta, purtroppo, è sì. I pericoli concreti ci sono tutti. È quindi dalla Toscana, regione negli anni scorsi assurta a modello europeo, che la tendenza deve essere velocemente invertita. E non solo programmando l’apertura di case e ospedali di comunità. Pensando anche a potenziare in quantità e qualità la platea dei camici bianchi a disposizione, impedendone prima di tutto la fuga. Altrimenti è inutile incensarsi di soddisfazione nel vedere i cantieri a pieno ritmo del nuovo Santa Chiara a Pisa. Quello che sarà uno dei più grandi policlinici del continente dovrà essere ben “arredato” da personale altamente qualificato e specializzato in grado di rispondere alla “fame” di cure del territorio.

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