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Allergie, ne soffre un toscano su cinque: in anticipo raffreddore e starnuti. Colpa del cambiamento climatico

di Martina Trivigno
Allergie, ne soffre un toscano su cinque: in anticipo raffreddore e starnuti. Colpa del cambiamento climatico

La primavera si è presentata portando concentrazioni elevatissime di pollini. Le centraline segnalano presenze atipiche per le fioriture di ortiche e cipresso

02 aprile 2024
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FIRENZE. Un toscano su cinque soffre di malattie di origine allergica. Nella nostra regione, sono almeno 700.000 le persone che ogni anno devono fare i conti con lacrimazione e arrossamenti degli occhi, irritazione delle vie respiratorie, tosse, raffreddore, fino ad arrivare in alcuni casi a vere e proprie crisi di asma. Un tempo, il periodo più temuto dell’anno per chi soffre di queste patologie era la primavera perché corrispondeva al momento in cui i pollini (quindi gli allergeni) si diffondevano maggiormente nell’aria. Ora però questa “regola” è venuta meno perché i cambiamenti climatici ci hanno messo lo zampino e le allergie giocano sempre più d’anticipo. Ed ecco che, spesso anche in inverno, bisogna “armarsi” di cortisonici (farmaci a base di cortisone), antistaminici e colliri antiallergici. «L’emissione di pollini da parte delle specie che impollinano grazie al vento è strettamente legata alle condizioni meteorologiche stagionali, come temperatura media e precipitazioni, che possono contribuire al variare di inizio, fine, durata e picco di impollinazione di diverse specie arboree ed erbacee – spiega il dottor Antongiulio Demonte della Società italiana di allergologia, asma e immunologia clinica – Le precipitazioni rappresentano un altro importante fattore in grado di alterare l’andamento dei picchi pollinici stagionali: se da un lato eventi brevi ed improvvisi possono ridurre la concentrazione pollinica nell’aria, eventi ripetuti e costanti possono invece alterare il ritmo di crescita di alcune specie di piante, favorendo successivamente il rilascio di pollini nell’atmosfera».

L’Arpat, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, coordina la rete toscana di monitoraggio dei pollini, formata da quattro stazioni di campionamento che si trovano ad Arezzo, Firenze, Grosseto e Lido di Camaiore. È grazie a questo osservatorio, che ogni settimana monitora i livelli di polline e poi redige un bollettino, che è possibile scattare la fotografia della nostra regione. Che dice: in Toscana la primavera è arrivata con oltre un mese d’anticipo. Sì, perché i dati relativi alla settimana compresa tra il 5 e l’11 febbraio raccontano un’altra storia: concentrazioni elevatissime di polline di cipresso in tre stazioni su quattro (tranne Lido di Camaiore in cui la tendenza era comunque in aumento) così come in aumento è la concentrazione di pollini di frassino e olivo; lo stesso vale per betulla e olmo (anche se le concentrazioni di polline nell’aria sono inferiori). E arriviamo ai giorni nostri: l’ultimo monitoraggio disponibile è relativo alla settimana compresa tra il 18 e il 24 marzo. L’Arpat segnala concentrazioni generalmente elevate per polline di cipresso in tutte le stazioni con la sola eccezione di Lido di Camaiore, in cui i valori sono più bassi. Concentrazioni da basse a medie, invece, per il polline di nocciolo e ontano; poco presente il polline di olmo ma con tendenza all'aumento. A Lido, invece, concentrazioni atipiche per ortiche (con concentrazioni fino a 442 per metri cubi d’aria). «Le patologie respiratorie e il clima hanno un duplice legame – conclude Demonte – Se da un lato il cambiamento delle periodicità polliniche è anche causato dai cambiamenti climatici, questi ultimi sono la diretta conseguenza delle emissioni di inquinanti in atmosfera, come l’anidride carbonica che deriva dal consumo di combustibili fossili e l’ozono: l’inquinamento, infatti, è esso stesso causa diretta del rilascio di particelle polliniche in atmosfera e, di conseguenze, delle allergie».
 

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