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Salute e ambiente

Toscana, l’allarme per il Pfas: cos’è l’inquinante eterno, che rischi porta e dove ci sono le maggiori concentrazioni

di Barbara Antoni
Toscana, l’allarme per il Pfas: cos’è l’inquinante eterno, che rischi porta e dove ci sono le maggiori concentrazioni

Greenpeace ha prelevato campioni da corsi d’acqua di distretti toscani: concentrazione ovunque elevata

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Lo chiamano “nemico invisibile” ma anche “inquinante eterno”: le molecole di Pfas – Poli e Per-fluoroalchilici, sostanze chimiche di sintesi non presenti in natura ma prodotte unicamente da attività umane – sono incolori, impercettibili al gusto se diffuse negli alimenti o nell’acqua, pressoché indistruttibili una volta libere nell’ambiente. Servono a rendere i materiali più resistenti: per questo possono essere utilizzate per le produzioni più svariate, dalla carta igienica alle stoffe, agli strumenti per la cucina. La lista è lunga. In Toscana, in base alla mappatura dei siti europei inquinati da Pfas realizzata da Le Monde nel febbraio 2023 e aggiornata a febbraio 2024, si trovano oltre cento punti di concentrazione di queste sostanze, particolarmente dannose per la salute, più alcune decine di siti in cui la contaminazione, a febbraio 2024, risulta solo presunta. Dalla Lunigiana alla Garfagnana, dall’alta Versilia al Pistoiese, la Val di Bisenzio, Santa Croce e Fucecchio, il Chianti, l’area senese , quella livornese in particolare Rosignano, la zona sud: nei corsi d’acqua di tutte queste aree è stata rilevata la presenza di Pfas.

Ma negli ultimi mesi Greenpeace, l’organizzazione ambientalista da anni impegnata nella lotta all’utilizzo di Pfas, ha ricevuto nuove segnalazioni da diversi comitati cittadini toscani, preoccupati per il rischio che le concentrazioni di questi inquinanti si stiano ulteriormente allargando, in conseguenza del loro massiccio utilizzo in più distretti industriali della nostra regione. Così Greenpeace, con il supporto dei suoi volontari, ha messo in atto un piano di campionamenti nei corsi d’acqua che attraversano i distretti interessati, nei quali le aziende sversano i propri reflui di scarico. «Abbiamo eseguito i campionamenti – spiega Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna inquinamento dell’organizzazione – nei corsi d’acqua del distretto industriale tessile di Prato, del conciario di Santa Croce, della carta in Lucchesia e nel distretto pistoiese del florovivaismo». L’attività di prelevamento dei campioni è proseguita per circa quattro giorni. «Abbiamo estratto i campioni – prosegue l’esperto – intenzionalmente a monte e a valle degli impianti di depurazione all’interno degli stessi corsi d’acqua, per verificare se e come le concentrazioni di Pfas vi risultassero. Posso dire che la concentrazione di queste molecole è stata rilevata ovunque, seppure in quantità differenti». Il campionamento è stato eseguito insieme a una troupe di “Presa diretta”, la trasmissione di approfondimento del lunedì sera su Rai Tre condotta dal giornalista Roberto Iacona, che nella puntata di stasera documenterà ampiamente l’attività svolta al fianco degli ambientalisti.

Una lunga storia

«Siamo partiti tanti anni fa – racconta Ungherese (che recentemente ha pubblicato il volume “Pfas - gli inquinanti eterni e invisibili nell’acqua. Storie di diritti negati e cittadinanza attiva”) a monitorare la presenza di Pfas nelle acque di scarico delle aziende. Prima nelle aree del sud del mondo, poi anche in Italia. In Toscana in particolare abbiamo lavorato con aziende del gruppo tessile di Prato, risultate sensibili al problema rappresentato dall’utilizzo e dispersione di queste sostanze. Infatti si è costituito un consorzio, “Detox”, che a cui aderiscono ad oggi trenta aziende: piccole e medie imprese che hanno riunito gli sforzi e individuato modalità di produzione senza l’utilizzo di Pfas; siamo riusciti perfino a convincerle a produrre il goretex senza usare i Pfas. Trenta aziende su ottocento del distretto pratese: poche, ma è un inizio». L’auspicio, ovviamente, è che il numero delle adesioni possa allargarsi.

Molecole ad alto rischio

«Quello dei Pfas è un problema enorme – sottolinea ancora Ungherese –, perché a livello industriale queste molecole hanno un utilizzo assai diffuso. Sono denominate “inquinanti eterni” perché resistono ad alte temperature come anche alla potenza corrosiva degli acidi; sono scivolose: infatti vengono molto usate per la produzione di lubrificanti. Ma anche per quella di carta igienica e pesticidi, per le operazioni di finissaggio del cuoio e della pelle». Dai manuali di Greenpeace si evince un elenco ancora più approfondito dei settori di impiego dei Pfas (seppure ancora parziale): imballaggi alimentari, padelle antiaderenti, filo interdentale, carta da forno, farmaci, dispositiv medici, cosmetici, capi di abbigliamento, prodotti tessili e di arredamento, capi in pelle. Inoltre i Pfas sono usati nell’industria galvanica (in particolare nella cromatura), per la produzione di scioline, cosmetici, gas refrigenranti, nell’industria elettronica e dei semiconduttori, nell’attività estrattiva dei combustibili fossili, in applicazioni dell’industria di gomma e plastica, in cartiere, nei trattamenti anticorrosione, nelle vernici, in prodotti per l’igiene e la pulizia e nelle schiume antincendio.

«Un aiuto dalla politica»

«La politica deve fare la sua parte – chiosa Ungherese –. L’utilizzo di Pfas non è regolamentato. In Veneto e in Piemonte le amministrazioni regionali hanno emesso leggi specifiche per mettere fine allo scarico di queste sostanze nell’ambiente. In Toscana – sottolinea – il primo studio sulla presenza di Pfas risale al 2013 e già evidenziava il problema della sua diffusione. Oggi abbiamo molti più dati a disposizione: questa mole di informazioni deve portare il legislatore, in Toscana, a prendere i giusti provvedimenti».

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