Il Tirreno

Toscana

L’editoriale

I falsi gourmet che attentano alla nostra tavola

di Cristiano Marcacci

	Eleonora Riso al Tirreno (Foto di Franco Silvi)
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Eleonora Riso al Tirreno (Foto di Franco Silvi)

Chef che giocano sui nomi per catalogarsi come gourmet e giocare al rialzo sui prezzi. E l’umiltà della livornese Eleonora Riso, fresca vincitrice di MasterChef

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Il manzo 140° adagiato su un letto vegetale? È la classica tagliata servita con l’immancabile rucola contornata da qualche pomodorino. La verticale degli abbracci di pollo? È un normalissimo spiedino con bocconcini di pollo alternati a crostini di pane, foglie di salvia e pezzetti di peperone. Perché nei ristoranti non si parla più “come e cosa” si mangia? Per catalogarsi come gourmet (termine che dovrebbe essere esclusivamente associato a notevoli capacità culinarie e a pietanze raffinate) e, soprattutto, per “giocare” sul prezzo. Approfittandosi degli ignari clienti, di coloro che al banale spiedino preferiscono appunto la verticale degli abbracci di pollo, spendendo per quel piatto almeno dieci euro in più.

Di un bagno di umiltà avrebbero bisogno una larga fetta di cuochi e ristoratori. Quell’umiltà che, per fortuna, sta ancora contraddistinguendo Eleonora Riso, la livornese fresca vincitrice di “MasterChef”, ieri ospite del Tirreno e grazie alla quale ci siamo ricordati che esistono tanti modi di mangiare e di nutrirsi e che la bussola a tavola dovrebbe essere sempre una maggiore coscienza dell’alimentazione, cercando di fare un passo indietro rispetto ai continui e ripetuti richiami del consumismo e ponendo più attenzione agli sprechi. Sia mentre si cucina – ha rammentato Eleonora, spiegandoci che del carciofo, ad esempio, non va buttato proprio niente – sia quando mangiamo. Ci auguriamo che Eleonora rimanga così, che non si faccia fagocitare dai riflettori e dalla notorietà e che possa diventare un punto di riferimento per chi, tra pentole e fornelli, è disposto a riposizionarsi coi piedi per terra, prendendo le distanze dal cosiddetto “naming”, ovvero la strategia di affibbiare nomi bizzarri e accattivanti ai piatti del menu solo per centrare un obiettivo: quello di avere un alibi per poi “gonfiare” i costi in carta e, di conseguenza, il conto finale.

Eleonora ce la può fare. Dal pulpito che gli è stato affidato dai milioni di spettatori e fans conquistati durante le puntate di “MasterChef”, è in grado di ergersi a docente della cucina di qualità ma senza fronzoli e orpelli. Così potrà riportare sulla retta via anche chi ha cominciato a scomporre di tutto tanto per distinguersi e cercare di emergere. Il tortino di carote scomposto, il tortello e il suo ripieno scomposti, il tiramisù scomposto. Ma basta… La fantasia, in cucina, non può essere illimitata. Come non sono illimitate le nostre tasche.

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