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Dillo al direttore: ecco come la crisi del Mar Rosso impatta sull’economia toscana

Dillo al direttore: ecco come la crisi del Mar Rosso impatta sull’economia toscana

Il commercio internazionale: se a metà febbraio 2023 il "passaggio" di un container di 40 piedi tra Shanghai-Genoa era quotato circa 2.500 dollari, dodici mesi dopo, a causa del dirottamento delle navi da Suez al Capo di Buona Speranza, sono stati superati i 5mila dollari e circa due settimane in più di navigazione

07 marzo 2024
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Ecco uno degli interventi dei lettori pubblicati sull’edizione cartacea di giovedì 7 marzo, nella pagina dedicata al filo diretto con il direttore de Il Tirreno, Cristiano Marcacci. “Dillo al direttore” è l’iniziativa che permette alle persone di dialogare direttamente con Cristiano Marcacci, attraverso il canale WhatsApp (366 6612379) e l’indirizzo mail dilloaldirettore@iltirreno.it.

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di Alberto Susini *

Il Mar Rosso è uno snodo fondamentale per i commerci del nostro Paese con l’Asia.

Per comprendere quale possa essere l’effetto dell’attuale crisi in quell’area sull’andamento del commercio estero della Toscana vengono in aiuto i dati di Drewry Shipping Consultants sui noli marittimi e i più noti dati di Istat relativi all’import-export dall’asia orientale.

Partiamo dal primo. Se a metà febbraio 2023 il "passaggio" di un container di 40 piedi tra Shanghai-Genoa era quotato circa 2.500 dollari, dodici mesi dopo, a causa del dirottamento delle navi da Suez al Capo di Buona Speranza, sono stati superati i 5mila dollari e circa due settimane in più di navigazione.

Assodato quindi l’impatto sul fronte dei costi (e dei tempi) di tale crisi, l’incidenza dell’import e dell’export toscano da e per l’Asia orientale evidenzia quali territori siano maggiormente colpiti. Se l’incidenza dell’interscambio Asia Orientale-Italia nei primi nove mesi del 2023 si ferma al 13% per l’import e all’8% per l’export, la Toscana si trova in una posizione leggermente migliore assestandosi al 10% per entrambe le grandezze.

Tuttavia vi sono alcuni territori (e relative filiere) che stanno soffrendo di più.

Tra questi c’è Pisa che intrattiene rapporti commerciali molto stretti con l’Asia orientale soprattutto sul fronte dell’import. Si pensi alle due-tre ruote di Pontedera, alla componentistica auto, alla meccanica e alla gomma che fanno sì che che 1 euro di importazioni su 4 dirette a Pisa (450 milioni di euro) venga proprio dall’Asia Orientale.

Anche sul fronte dell’export Pisa è molto legata all’estremo Oriente (qui l’incidenza sull’export si ferma all’11%) grazie alla filiera delle due-tre ruote e della concia che ha nella Cina e in Hong-Kong importanti mercati di riferimento.

Altra provincia particolarmente colpita dalle conseguenze della crisi nel Mar Rosso è quella di Prato che vede il 19% dell’import (460 milioni di euro) venire proprio dall’Estremo Oriente grazie al peso che hanno i prodotti tessili, l’abbigliamento e la maglieria.

Anche a Pistoia il 19% dell’import (160 milioni di euro) viene dall’Estremo Oriente: si tratta soprattutto di prodotti ittici lavorati, prodotti chimici e tessili.

Per Massa-Carrara, invece, è più l’export ad essere sotto pressione: il 24% è infatti diretto in Asia orientale (490 milioni): nello specifico la provincia apuana intrattiene importanti rapporti commerciali nella meccanica, nella motoristica ma anche nei materiali lapidei grezzi.

Insomma, le minacce che vengono dallo Yemen sono per tutti ma interessano di più alcuni territori. L’Italia è un paese manifatturiero importante e anche la Toscana ha molto da dire su questo versante. È quindi evidente che le tensioni geopolitiche innescano ripercussioni significative sul commercio internazionale e, di conseguenza, sul tessuto economico regionale. Per questo è importante sottolineare l’urgente necessità di promuovere la stabilità e la pace nell’area del Mar Rosso.

* Economista Camera di CommercioToscana Nord Ovest

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