Toscana
Affitti brevi, gli albergatori festeggiano: «Con la nuova legge arginato lo strapotere di chi vive solo di rendita»
Federalberghi parla di «fine dell'epoca dell'amatorialità». Gli hotel potranno associare alla loro gestione anche abitazioni civili
«L’epoca dell’amatorialità è finita. Una regione come la Toscana, che nell’ultimo anno ha totalizzato 50 milioni di presenze, non se la poteva più permettere». Daniele Barbetti, presidente di Federalberghi Toscana, dice che il nuovo Testo unico sul turismo varato dalla giunta Giani modernizza un settore che si stava trasformando in un far west dove a dettare legge non erano più gli imprenditori ma gli speculatori. I pionieri degli affitti brevi che aggregando alloggi e host su piattaforme come Airbnb stanno costruendo imperi «fondando i loro guadagni sulla rendita e non sull’impresa». Per questo Barbetti e gli albergatori giudicano come un toccasana la nuova legge regionale, soprattutto per l’introduzione di una norma che dà la possibilità agli hotel «associare alla propria gestione civili abitazioni che sono nella disponibilità della struttura alberghiera» perché «collocate nelle vicinanze» a patto che «sia garantito all’ospite l’utilizzo dei servizi della struttura alberghiera» e lo stesso standard qualitativo».
Di fatto un argine alzato contro la slavina di Airbnb che mese dopo mese allarga il suo potere sulla Toscana travolgendo l’economia delle imprese ricettive tradizionali. «La norma va nella direzione di innovare il settore della ricettività consentendo nuove opportunità per le imprese, anche a livello di investimenti – dice Barbetti – Un meccanismo che, oltre a tradursi in una migliore competitività sui mercati internazionali, ci consentirà di aumentare la ricchezza prodotta sul territorio e l’occupazione, che migliora anche per la qualità. Un conto è essere dipendente di una struttura che adotta il contratto nazionale con le tutele connesse, un conto è finire nella selva dei contratti precari spesso adottati dagli host privati». Per Paolo Corchia, vicepresidente nazionale e responsabile della Costa di Federalberghi, anche la possibilità data ai Comuni di fissare limiti agli affitti brevi «consente alle amministrazioni di controllare fenomeni drammatici di spopolamento dei residenti dalle località turistiche che stiamo riscontrando sempre più anche in posti di mare come Forte dei Marmi».
Ma la legge, se offre agli albergatori nuove opportunità, traccia una definizione precisa di albergo diffuso che, ammette la Regione nella legge, «non è ancora decollato» nonostante siano passati anni «dalla sua introduzione». E lo fa chiarendo che, a dispetto del nome, l’albergo diffuso «non fa parte delle strutture ricettive alberghiere». Dunque, «non può essere composto anche da una struttura ricettiva, alberghiera o extra alberghiera con le caratteristiche della civile abitazione». La norma precisa che l’albergo diffuso è «una peculiare “struttura a rete”, che aggrega alloggi di natura residenziale, anche per sopperire alla carenza di altre forme di ospitalità nei nuclei abitati di piccole dimensioni». Il modello è quello dei borghi abbandonati da riqualificare come Castelnuovo deiSabbioni a Cavriglia, che un anno fa si è accaparrato un finanziamento Pnrr da 20 milioni proprio per tornare a nuova vita come albergo diffuso.
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