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Frana a Vaiano, una strada chiusa mette in crisi il distretto tessile: «50 milioni di danni al giorno»

di Luigi Spinosi
Frana a Vaiano, una strada chiusa mette in crisi il distretto tessile: «50 milioni di danni al giorno»

Sos degli imprenditori: «Qui riforniamo il 50% delle imprese laniere del Paese». Matteini: «Se non sbloccano la carreggiata, non resta che la cassa integrazione»

03 marzo 2024
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VAIANO. Rischia di avere un prezzo altissimo la frana che, venerdì sera, ha investito la strada regionale 325, nel Comune di Vaiano, in provincia di Prato. E non ci riferiamo solo al costo per mettere in sicurezza la strada. Quella strada, infatti, porta a un distretto produttivo per il quale può essere usato un solo aggettivo: fondamentale. Qui, nel cuore della Valbisenzio, si concentrano le aziende che occupano una posizione a monte nella filiera del tessile di qualità, dalla lavorazione delle materie prime alla stracciatura, tra cui una grande “tintura in fiocco”. Solo dopo questo passaggio si può avviare la lavorazione delle fibre. Se si interrompe questo passaggio si blocca tutto il processo successivo: «Il problema – come spiega uno dei più importanti imprenditori del settore, Riccardo Matteini, del Gruppo Colle – non è solo dei 20mila abitanti bloccati, o delle imprese che si trovano nella parte isolata. Lì c’è un anello fondamentale dell’intera filiera, non solo pratese, ma italiana. Almeno il 50 per cento delle imprese laniere di tutto il Paese dipendono dai nostri prodotti e il rischio è quello di bloccare tutto il settore. Ma restando solo alla realtà di Prato, guardando al fatturato del settore, si tratta di un danno di circa 50 milioni di euro al giorno, provate a pensare a cosa può voler dire a livello nazionale».

Ma come può una frana su una strada un’intera produzione, dal momento che se chiudo da un lato posso passare dall’altro?

E qui sta il guaio, dimostrazione della fragilità del nostro territorio: quella stessa strada, una ventina di chilometri più a nord, appena qualche giorno prima era stata interessata da un altro smottamento. Nel mezzo ci sono loro, una serie di frazioni e le aziende. E se, bene o male, gli abitanti possono uscire ed entrare utilizzando un paio di piccole strade secondarie, non possono fare lo stesso i tir al servizio delle aziende.

Per loro la strada regionale è imprescindibile: «Sembra – riprende Matteini – che verso mercoledì la strada potrà essere riaperta sul versante a nord (quello della prima frana ndr). Ma questo vuol dire che, per collegarsi con Prato, bisognerà salire fino quasi a Bologna per poi scendere giù. In pratica bisognerà allungare di 150 chilometri, con una dilatazione di costi e di tempi, dalle due alle tre ore in più».

L’unica vera soluzione è intervenire sulla frana a valle, la più recente e anche la più complessa da rimuovere: «Il problema è che non decide mai nessuno – aggiunge l’imprenditore – e qui bisogna prendere una decisione. Quello che noi chiediamo è che venga riaperta la strada, almeno a una corsia, le istituzioni si devono assumere questa responsabilità».

Questo perché le attività possono reggere, con le scorte, solo per due o tre giorni e, come spiega Matteini, se non si risolve il problema anche per le imprese della Valbisenzio si dovrà ricorrere alla cassa integrazione straordinaria.

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