Italia
Dillo al direttore: cronaca spettacolarizzata o fedele alla realtà?
Femminicidio di Fornaci di Barga: l’intervento di un lettore e la risposta di Cristiano Marcacci
Ecco uno degli interventi dei lettori pubblicati sull’edizione cartacea di sabato 2 marzo, nella pagina dedicata al filo diretto con il direttore de Il Tirreno, Cristiano Marcacci. “Dillo al direttore” è l’iniziativa che permette alle persone di dialogare direttamente con Cristiano Marcacci, attraverso il canale WhatsApp (366 6612379) e l’indirizzo mail dilloaldirettore@iltirreno.it.
Egregio direttore, sono Gabriele Dal Torrione, docente dell’Itt "Fermi" di Lucca. Le scrivo in merito agli articoli del 27 e 28 febbraio scorsi del giornalista Luca Tronchetti che hanno raccontato il caso di femminicidio di Fornaci di Barga. In classe hanno suscitato rabbia e disappunto per come, nel primo, sia stata spettacolarizzato l’omicidio soffermandosi nel commentare l’arma e nel descrivere la dinamica del gesto e, nel secondo, per come sia stata ripetuta in maniera del tutto forzata la descrizione della lama con il solito commento ad esaltarne le caratteristiche e la versatilità. "...come in una scena di guerriglia, è balzato fuori dall’abitacolo brandendo un pugnale con lama di 18 centimetri: il leggendario First Blood Survival Knife, conosciuto come il coltello di John Rambo protagonista del film cult di Sylvester Stallone. Un’arma ritenuta micidiale e utilizzata per la caccia, la pesca e l’attività di sopravvivenza. La vittima non si è resa nemmeno conto di cosa stava accadendo. È stata colpita sul fianco destro e il fendente le ha perforato il polmone provocando una inarrestabile emorragia».
Tra le nuove regole deontologiche introdotte dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti per il "Testo Unico dei doveri del giornalista" si legge "Nei casi di femminicidio, violenza, molestie, discriminazioni e fatti di cronaca, che coinvolgono aspetti legati all’orientamento e all’identità sessuale, il giornalista: a) presta attenzione a evitare stereotipi di genere, espressioni e immagini lesive della dignità della persona; b) si attiene a un linguaggio rispettoso, corretto e consapevole; si attiene all’essenzialità della notizia e alla continenza; presta attenzione a non alimentare la spettacolarizzazione della violenza. Non usa espressioni, termini e immagini che sminuiscano la gravità del fatto commesso". L’articolo 8 comma 1 delle Regole deontologiche relative al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica recita "né si sofferma su dettagli di violenza, a meno che ravvisi la rilevanza sociale della notizia o dell’immagine".
Da un articolo che ho recuperato dal sito Internet dell’Ordine dei giornalisti: "Questa tendenza a voler raccontare gli eventi come se si trattasse di trame romanzesche, oltre ad essere innanzitutto poco efficace da un punto di vista comunicativo finisce inevitabilmente per sminuire la gravità della violenza". E più avanti: "l’assassino diventa il protagonista delle cronache, mentre la vittima sbiadisce sullo sfondo". Quest’ultimo aspetto viene rilevato in particolar modo nel secondo articolo. Con la classe riteniamo che questi articoli contengano descrizioni morbose e commenti superflui che trasformano l’informazione in sensazionalismo e sminuiscono la gravità dei fatti e la dignità della vittima. Le chiediamo un suo commento a riguardo che ci permetta un’altra lettura di quanto esposto.
prof. Gabriele Dal Torrione
Egregio professor Dal Torrione, intanto la ringrazio per la lettera e per il fatto di aver posto all’attenzione critica dei suoi studenti quanto scritto dal Tirreno nei giorni scorsi. La voglio subito rassicurare evidenziando che nel servizio del collega Luca Tronchetti non c’è stata alcuna lesività nella descrizione della vittima del femminicidio. Anzi, è stata messa in risalto la brutalità dell’azione compiuta dal marito. La descrizione precisa di un pugnale come quello - non un normale coltello da cucina ma un’arma letale scelta con cura e premeditazione per uccidere - voleva proprio mettere in luce come, in questa circostanza, non si può tirare in ballo il raptus o la parziale infermità mentale. Quindi, i fatti non sono stati affatto sminuiti. Tutt’altro. E la descrizione del particolare pugnale è inserita nel contesto di un articolo assai ampio e per niente irrispettoso nei confronti della vittima. L’evento è stato raccontato esattamente com’è avvenuto. Con tanto di fonti consultate e citate.
Certo, leggendo i social e vari siti Internet emergevano altri particolari che non si trovano negli atti giudiziari. Tipo che la donna era in compagnia delle amiche che hanno assistito alla scena e hanno dato l’allarme. Sul resto delle considerazioni, mi permetta di non essere d’accordo e di ribadire come non si tratti di sensazionalismo o di cronache romanzate, ma di fatti gravissimi realmente accaduti e che non svalutano affatto la figura della vittima ma che vogliono sgombrare al campo da letture che possano in qualche modo trovare una sponda in favore del carnefice.
cm
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