Gioco
Dillo al direttore: crisi occupazionale, a Livorno c’è spazio per nuovi insediamenti
Per uscire da una situazione complessa si può sfruttare la ricchezza che abbiamo a portata di mano nel nostro territorio
Ecco gli interventi dei lettori pubblicati sull’edizione cartacea di giovedì 29 febbraio, nella pagina dedicata al filo diretto con il direttore de Il Tirreno, Cristiano Marcacci. “Dillo al direttore” è l’iniziativa che permette alle persone di dialogare direttamente con Cristiano Marcacci, attraverso il canale WhatsApp (366 6612379) e l’indirizzo mail dilloaldirettore@iltirreno.it. Lettrici e lettori, dunque, possono inviare suggerimenti, spunti di riflessione, segnalare disservizi, ingiustizie e notizie da approfondire. Tutti riceveranno una risposta dal direttore.
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La situazione occupazionale, da numerosi anni, vede sempre Livorno come un’area caratterizzata da una crisi complessa. Le politiche di incentivazione alla riconversione industriale dei siti che hanno visto, in particolare, il disimpegno nel territorio di multinazionali del settore della componentistica auto, non sono riuscite a produrre risultati significativi. La lezione di non essere riusciti a "guardare oltre", di rendere in prospettiva competitivo il territorio a sostegno di politiche industriali in linea con le dinamiche di mercato, non può essere dimenticata per le politiche attuali.
A parte il positivo sviluppo del sito Trw, ci ritroviamo in una situazione di penuria di disponibilità di siti industriali non condizionati dal problema delle bonifiche. A maggior ragione non bisogna perdere le opportunità che abbiamo davanti, a partire dal ciclo dei rifiuti e da quelle riguardanti il sito Eni di Stagno.Per il ciclo dei rifiuti è evidente che il vecchio obsoleto impianto del Picchianti deve essere sostituito. Il dibattito di quando chiuderlo è secondario rispetto alla decisione di dove e come costruire quello nuovo. L’opzione dell’ossicombustore a Peccioli è debole per le caratteristiche non consolidate dell’impianto e perché comporterebbe il "turismo" dei rifiuti livornesi su camion, con ripercussioni negative sull’ambiente e sulla Tari.
Di maggiore importanza è poi che Livorno perderebbe l’opportunità industriale dell’occupazione duratura dell’impianto stesso. Invece, le nuove tecnologie chimiche, ripresentate lunedì scorso al Propeller dall’ingegner Rispoli, sono fra l’altro al top della transizione ecologica, prevedendo il trattamento senza emissioni (non ci sono ciminiere) della plastica e dell’indifferenziato non riciclabile, anche con prelievi da discarica, per la produzione di idrogeno e di carburanti per navi e aerei. Eni ha annunciato l’importante investimento per la costruzione a Stagno di una bioraffineria in sostituzione dell’attuale raffineria e il progressivo disimpegno sui lubrificanti.
Dal punto di vista industriale, sono previsti anche due impianti preliminari: il primo di trattamento della carica biologica, il secondo per la produzione di idrogeno con alimentazione da gas fossile. Sul piano dell’occupazione a regime abbiamo già l’esempio negativo di quanto è successo con un investimento analogo a Marghera.
A questo punto una domanda: il territorio si può proporre per ulteriori investimenti strutturali della multinazionale italiana? Certo, un inizio potrebbe riguardare gli investimenti sperimentali per i carburanti sintetici che dal 2035 non hanno al momento alternative per le vetture con motorizzazione tradizionale. Inoltre, potrebbero riguardare lo stesso ciclo dei rifiuti con tecnologia chimica che fra l’altro eviterebbe la costruzione dell’impianto per la produzione di idrogeno e consentirebbe anche di inserire nel ciclo produttivo un impianto di elettrolisi, indispensabile per la produzione dei carburanti sintetici. Nell’area dell’Eni a Stagno, c’è lo spazio per nuovi insediamenti: si tratta di una ricchezza da utilizzare al meglio e uscire dalla situazione di crisi complessa.
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