Il Tirreno

Toscana

Emergenza idrica

In Toscana manca l'acqua: dall'Elba alla Lunigiana, ecco tutti i progetti per non restare a secco

di Francesco Paletti

	Il cantiere per il dissalatore all'Isola d'Elba
Il cantiere per il dissalatore all'Isola d'Elba

Sull'isola il fabbisogno è più del doppio di quanto viene prodotto in un anno, nella Piana di Lucca ogni 365 giorni la manutenzione dei condotti costa mezzo milione

20 febbraio 2024
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Molto dipenderà dalle precipitazioni dei prossimi mesi. Ma all’Elba, anche la prossima - quella del 2024  potrebbe essere un’estate con poca acqua. Però dovrebbe essere anche l’ultima se sarà centrato l’obiettivo di completare e mettere in funzione il dissalatore entro l’inizio dell’estate del 2025.
Il progetto
«Stiamo facendo il massimo per riuscirci», dicono gli addetti ai lavori. Lì, fra Mola e Lido di Capoliveri, dove è in corso di realizzazione il nuovo impianto, uomini e mezzi sono all’opera quotidianamente da diversi mesi: le opere civili e i collegamenti idraulici a terra sono completati e sono già stati appaltati pure gli interventi per la posa delle condotte a mare. A lavori finiti sarà il più grande dissalatore dell’Italia centrale e soprattutto costituirà una risposta strutturale alle necessità di un’isola assetata da sempre, anche a prescindere dall’emergenza siccità. Complessivamente, infatti, l’Elba produce 3,6 milioni di metri cubi di acqua potabile l’anno, ma il fabbisogno è più del doppio: «pari a circa 7,7 milioni», certifica l’Autorità idrica Toscana. Quella che manca arriva dalla Val di Cornia, attraverso una condotta sottomarina. Una volta in funzione, il dissalatore consentirà una produzione di acqua potabile di due milioni e mezzo di metri cubi all’anno, ossia 80 litri al secondo. Tanto, anche se «non ancora abbastanza per coprire il 53% di risorsa idrica che arriva dal continente» dice ancora l’Ait. Comunque molto di più di una boccata d’ossigeno. Non solo per l’Elba, ma anche per la Val di Cornia. Anche lì, infatti, fanno il tifo per dissalatore. «Comunque sarebbe un quantitativo ingente di acqua potabile che potremmo trattenere sul territorio», sottolinea Giancarlo Vallesi, presidente del Consorzio di bonifica 5 Toscana Costa. Pure in Val di Cornia infatti, la possibile emergenza siccità preoccupa. «Nei giorni scorsi abbiamo fatto anche riunioni con gli agricoltori per tratteggiare alcuni possibili scenari», sottolinea Vallesi. Lì dal 2017 l’ancora di salvezza si chiama Guardamare, il depuratore di San Vincenzo. «Abbiamo messo un depuratore aggiuntivo che purifica ulteriormente le acque che, poi, si uniscono a quelle del Fossa Calda di Venturina per confluire negli invasi di Tufaia – spiega il presidente-: per ora questi laghetti ci hanno sempre consentito di alimentare il sistema irriguo, anche se non senza fatica».
In Lunigiana
Va un po’ meglio più a settentrione, fra la Lunigiana e la Piana di Lucca, nel territorio del Consorzio 1 Toscana Nord. «Ma pure noi ci stiamo preparando a affrontare le criticità», sottolinea il presidente Ismaele Ridolfi. In Lunigiana, ad esempio, sono stati investiti 1,4 milioni di euro per riammodernare i quattro sistemi d’irrigazione a servizio del territorio. «Abbiamo sostituito le vecchie tubazioni con altre più nuove ed efficienti, quasi azzerando le perdite», sottolinea Ridolfi. Nella Piana di Lucca, invece, ogni anno vengono investiti 500mila euro per la manutenzione del Pubblico Condotto, il canale che attinge al Serchio e alimenta il sistema idrico di tutto il territorio attraverso una rete di 350 chilometri di canalette. «Garantisce l’approvvigionamento, non solo ai produttori agricoli, ma anche tutto il comporta delle cartiere, dunque è importante mantenerlo in piena efficienza». Eppure nemmeno questo è completamente sufficiente per scongiurare i rischi di approvvigionamento idraulico in caso di una possibile emergenza siccità acuta. La soluzione, però, ci sarebbe, ma costa quasi 22 milioni di euro: 14,2 destinati alla Lunigiana e 7,7 alla Piana di Lucca. «È il valore complessivo dei sei progetti di cui abbiamo richiesto il finanziamento nell’ambito del Pnrr», conclude il presidente. «Siamo ancora in attesa di risposta, ma se ce li approvassero, tanti problemi sarebbero risolti. Per altro, grazie alla Regione che ha finanziato la progettazione, sarebbero anche interventi quasi immediatamente cantierabili».
 

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