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L’analisi

Bambini nati prematuri, lo stress nei genitori è soprattutto delle mamme: l’indagine e i consigli dell’esperta

Bambini nati prematuri, lo stress nei genitori è soprattutto delle mamme: l’indagine e i consigli dell’esperta

I risultati dello studio ParWelB, coordinato dal dipartimento di sociologia e ricerca sociale dell'università di Milano Bicocca insieme ai reparti di terapia intensiva neonatale dell'ospedale Niguarda e di terapia sub-intensiva neonatale dell'ospedale di Rho

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Sono le mamme dei bambini prematuri, specialmente le più giovani, a soffrire, rispetto ai padri, livelli di stress più alti. Ma le madri sono anche quelle in grado di reagire meglio, con una maggiore efficacia percepita, al duro compito di gestire un neonato pretermine, soprattutto se gravemente prematuro. Sono le principali conclusioni dello studio ParWelB, coordinato dal dipartimento di sociologia e ricerca sociale dell'università di Milano Bicocca insieme ai reparti di terapia intensiva neonatale dell'ospedale Niguarda e di terapia sub-intensiva neonatale dell'ospedale di Rho.

Il progetto

Un progetto finanziato da Fondazione Cariplo, avviato nel novembre 2021 per migliorare il benessere dei genitori di bimbi prematuri e sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema prematurità. Mamme e papà hanno risposto a questionari e partecipato a un monitoraggio post-dimissione di durata annuale e con cadenza mensile, tramite una web-app appositamente progettata per ParWelB. Sono state inoltre realizzate interviste narrative e video-interviste, e sono stati previsti anche supporto psicologico; incontri informativi sulla prematurità; corsi pre-parto; incontri psico-educativi con i genitori di neonati ricoverati; gruppi peer to peer di genitori post-dimissione; open meeting con differenti categorie professionali; 4 workshop rivolti a un pubblico più ampio.

L’indagine

Le attività di ricerca hanno coinvolto 60 neonati (46 ricoverati a Niguarda e 14 a Rho) e 104 genitori dai 23 ai 53 anni d'età. Di questi, il 56,7% erano donne (58 partorienti e 46 partner) e l'86,4% ha dichiarato di avere un lavoro (l'97,8% degli uomini e il 77,6% delle donne). La gravità della prematurità è stata misurata sia in base alle settimane di gestazione alla nascita (gravità di tipo 1, considerata estrema/molto alta per i piccoli nati prima della 32esima settimana e moderata/lieve per i nati dopo 32 più 1) sia in base al peso alla nascita (gravità di tipo 2, classificata come estrema/molto alta nel caso di bimbi con un peso inferiore ai 1.500 grammi e moderata/lieve per i nati con un peso superiore). Il 34,6% dei bambini era nato prima della 32esima settimana di gestazione e il 42,3% pesava meno di 1.500 grammi alla nascita.

I risultati

Questi i risultati nel dettaglio. «Le madri - riporta una nota - hanno livelli di stress più elevati rispetto ai padri. Ad avere sintomi di depressione più elevati sono i genitori più giovani (23-24 anni), rispetto a quelli con età più alta (35 anni o più). Contrariamente alle attese, i livelli di depressione più alti si osservano tra i genitori con figli con prematurità moderatamente grave rispetto a quelli i cui nascituri si trovavano in una situazione molto più critica. Questo risultato, apparentemente controintuitivo, è da attribuire alle maggiori competenze sviluppate dai genitori con degenze più lunghe dei loro neonati. Questi genitori, infatti, imparano all'interno del reparto e con il supporto del personale sanitario a comprendere e gestire i bisogni del proprio bambino». Riguardo all'autoefficacia percepita, ossia la percezione dei genitori di essere in grado di gestire il proprio neonato, si è osservato che «le madri, pur più colpite da stress, mostrano livelli medi di autoefficacia decisamente più elevati di quelli dei padri (25,13 e 17,31 rispettivamente). In particolare, l'autoefficacia risulta maggiore per i genitori con figli in condizioni più gravi, proprio grazie ai benefici tratti dal maggiore accompagnamento del personale sanitario e di supporto psicologico».

Il commento e i consigli dell’esperta

«Questa ricerca - commenta Alessandra Decataldo, sociologa della Bicocca alla guida del progetto - è nata da uno sforzo collettivo e interdisciplinare: quello di ragionare sull'esperienza dei genitori che hanno vissuto un'esperienza di ospedalizzazione in terapia intensiva neonatale non solo raccogliendo le loro narrazioni e le loro caratteristiche psico-sociali con diversi strumenti di rilevazione, ma anche coinvolgendoli nella creazione di uno spazio comune di riflessione sull'esperienza di prematurità e sul modo in cui questa investe la triade madre-padre-bambino. La nostra attenzione è verso il benessere dei genitori, con la convinzione che questo rappresenti le fondamenta per la salute del bambino. Oggi si conclude l'esperienza finanziata da Fondazione Cariplo, ma il progetto continuerà a vivere grazie ad un nuovo finanziamento del ministero dell'Università e della Ricerca scientifica».

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