Il Tirreno

Toscana

Tra i 14 e i 18 anni

Relazioni tra giovani, quasi uno su tre condivide materiali intimi sui social. E su gelosia e controllo si torna indietro

di Barbara Antoni
Antonella Inverno
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Antonella Inverno

Nell’11% dei casi foto e video vengono diffusi senza consenso e non tutti hanno percezione dei rischi che corrono

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I social sono parte indissolubile delle loro vite, ma l’utilizzo che ne fanno è distorto, soprattutto nelle loro relazioni private. Lo scambio di foto intime con una persona verso cui si ha un interesse è confermato dal 28% di ragazze e ragazze tra 14 e 18 anni intervistati nell’ambito del sondaggio realizzato da Save The Children in collaborazione con Ipsos su un campione rappresentativo esteso in tutto il territorio nazionale, compresa quindi anche la Toscana; percentuale che sale al 40% se lo scambio avviene con la persona con cui si ha una relazione. Ma può succedere poi che il partner la condivida con persone estranee: accade nell’11% dei casi, secondo le testimonianze raccolte. A questo si aggiunge che oltre la metà degli intervistati (54%) pensa che chi invia foto intime accetti sempre i rischi che corre, compreso quello che possano essere condivise con altri.

È solo un elemento dei tantissimi raccolti dal sondaggio di Save The Children, avviato due anni fa, spiega Antonella Inverno, responsabile ricerca e analisi dell’organizzazione che opera per tutelare bambini e ragazzi da ogni forma di violenza, «dopo una serie di incontri con i ragazzi dei nostri gruppi territoriali. Dai loro racconti, abbiamo avvertito in modo forte la necessità di capire meglio cosa sta succedendo nelle loro relazioni».

Il risultato è disarmante: da una parte gli adolescenti sono immersi in un ambito social in cui si muovono alcuni parzialmente consapevoli dei rischi che corrono, altri con atteggiamento passivo, accettandone i rischi in modo quasi naturale; dall’altro mostrano, nella quotidianità, di vivere le relazioni di coppia secondo principi che ci riportano indietro nel tempo, che non appartengono più ormai neanche alla maggioranza degli adulti.

La gelosia è amore

Il 30% degli adolescenti intervistati sostiene che la gelosia sia segno di amore; il 21% ritiene che condividere la password dei propri social e dispositivi con il partner sia una prova d’amore. E il 17% delle ragazze tra 14 e 18 anni intervistate pensa che in una relazione intima ogni tanto uno schiaffo ci possa scappare. Infatti quasi una su cinque (il 19%) conferma di essere stata vittima di comportamenti violenti dal proprio partner: schiaffi, pungi, spinte, lancio di oggetti. Nella dimensione online, al 26% degli adolescenti che hanno avuto una relazione è capitato che il proprio partner abbia creato un profilo social falso per controllarlo (o controllarla).

La violenza te la cerchi

Tra i giovani intervistati, il 43% è dell’opinione che se una ragazza non vuole avere un rapporto sessuale il modo di sottrarsi lo trova (tra i maschi la percentuale sale al 46%). Inoltre, circa il 29% degli adolescenti intervistati concorda con l’idea che le ragazze possono contribuire a provocare la violenza sessuale con il loro modo di vestirsi e/o comportarsi. Non solo: se una ragazza non dice un netto “no” significa che è disponibile a un rapporto sessuale (lo pensa il 24% degli intervistati). Infine, il 21% degli adolescenti del campione concorda che una ragazza, seppure sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o alcol, sia in grado di acconsentire o rifiutare un rapporto sessuale.

Ti controllo come voglio

Tra gli adolescenti che hanno avuto una relazione (il 63% del totale), il 65% dichiara che il partner ha usato atteggiamenti di controllo nei suoi confronti, impedendogli (o impedendole) di avere contatti con qualcuno tramite i social (42% degli intervistati), di non uscire più con alcune persone (40%), i voler controllare i suoi profili social (39%), di non vestirsi in un determinato modo (32%).

Piacciono i temi di genere

A fronte di questi schemi di pensiero, i giovani intervistati, ragazzi e ragazze ma soprattutto queste ultime, riportano di nutrire un interesse crescente verso i temi di genere, di seguire film e trasmissioni che ne parlano; ma solo il 22% degli intervistati conosce il 1522, numero antiviolenza.
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«Rischiamo di arretrare»

«L’ambito digitale è uno strumento che amplifica, nella rete, le dinamiche distorte della quotidianità degli adolescenti – sottolinea Antonella Inverno –. Il dato dell’11% di condivisioni di foto intime senza consenso deve far riflettere. È un comportamento che sta prendendo piede e non ci si rende più conto di cosa sia lecito e cosa non lo sia. Tra gli adolescenti, c’è un codice di comportamento che per noi adulti risulta inquietante, ma per loro è normale. Credo che dobbiamo partire da qui per accrescere la loro consapevolezza, per accompagnarli nella crescita. Rischiamo un arretramento culturale – conclude la responsabile analisi e ricerca di Save The Children –. I giovani sembrano tornare indietro, con i loro modi di pensare, sulle conquiste degli ultimi decenni. Evidentemente noi adulti non abbiamo saputo farne capire loro l’importanza e quanto sia alta la posta in gioco».


 

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