Toscana
Toscana, la coda dell'influenza porta lo streptococco: allarme tra i bambini
L’esperta: «Si sottostima l’importanza di vaccinarli. Sin dai primi sintomi bisogna rivolgersi al pediatra»
Streptococco, atto secondo. Dopo il picco altissimo registrato all’inizio del 2023, quando siamo tornati alla totale libera circolazione dopo il Covid, questo inizio del 2024 torna a spostare l’attenzione sui casi di streptococco tra i bambini, che si manifestano con particolare incidenza nella parte finale dell’influenza. I piccoli riempiono gli ambulatori dei pediatri di base, secondo i quali un numero pari a circa il dieci per cento dei bimbi in età scolare (materna e primaria) finisce per cadere preda del batterio che aggredisce, più spesso, l’apparato orofaringeo, naso e gola in sostanza. In rari casi poi lo streptococco può diventare più invasivo causando gravi manifestazioni quali polmoniti, infezioni nel sangue e in altri organi. E più si propagano le infezioni da streptococco maggiore è la probabilità che si verifichino i casi invasivi.
All’origine di questa nuova ondata di casi di streptococco invasivo, per la professoressa Luisa Galli, direttrice della struttura di Malattie infettive pediatriche dell’ospedale Meyer di Firenze, c’è la sottovalutazione di un aspetto invece fondamentale: la vaccinazione antinfluenzale anche per i bambini. L’influenza, così come altri virus respiratori, aprono la strada alle infezioni batteriche non più confinati solo all’apparato orofaringeo. Se vaccinati, in sostanza, sarebbero stati meno esposti a contrarre l’influenza e quindi alle sue conseguenze, come anche allo streptococco.
«La copertura vaccinale dei bambini contro l’influenza – spiega la professoressa Galli – è circa del venti per cento a livello nazionale; in Toscana ci sono punte anche del trenta, ma è comunque insufficiente. Il fatto è che l’influenza è percepita come poco importante. Durante il periodo del Covid, stando prevalentemente in casa, i bambini non avevano avuto modo di incontrare i batteri. Non erano circolati: né lo streptococco, né altri virus come l’influenza e il virus respiratorio sinciziale. Di streptococchi c’è stata un’invasione l’anno scorso, così come è stata abnorme l’incidenza di tutte le infezioni respiratorie. Quest’anno – sottolinea – i batteri sono tornati a circolare, ma non sono diversi, né antibiotico-resistenti. Noi medici raccomandiamo la vaccinazione antinfluenzale a tutti i bambini, anche lo stesso ministero della Salute la raccomanda».
In questo inizio di 2024, il cliché così si replica, seppure non con i numeri di un anno fa. È tornata, ormai da diverse settimane, l’influenza e «la grande circolazione dei virus respiratori, alterando la difesa naturale dell’apparato respiratorio, apre la strada ai batteri, che oltre a faringiti e tonsilliti possono diventare invasivi», prosegue la specialista Galli (che è anche docente universitaria).
Sintomi
La raccomandazione della specialista è, nel caso in cui il bambino mostri sintomi di faringotonsillite, accompagnati da febbre alta, ma anche di eruzioni cutanee scarlattiniformi, di rivolgersi al pediatra. «Il pediatra – spiega la professoressa Galli – potrà valutare se prescrivere subito un tampone rapido. Nel caso risulti positivo, sarà lui a decidere come procedere e se prescrivere l’antibiotico al paziente».
Rischi
Le forme invasive da streptococco si verificano soprattutto nei bambini sotto i 10 anni: l’incidenza in cui ne viene investita questa fascia di età è difficile da valutare, anche perché c’è da considerare che il dieci per cento dei bambini è portatore sano di streptococco; a fronte di tante infezioni asintomatiche e con sintomi moderati c’è invece una percentuale che evidenzia sintomi invasivi: direi che in quest’ultimo caso si può fare una stima di alcune decine per centomila bambini». La prima raccomandazione, in ogni caso, resta quella della «sorveglianza. I casi di infezione grave – sottolinea poi la professoressa Galli – vengono segnalati al ministero della Salute».
Di corsa dal pediatra
«L’incidenza di casi di streptococco allo stato attuale è frequente – spiega il dottor Domenico Fortunato, pediatra di libera professione, già referente per la sua categoria nel territorio della Lucchesia –, direi che all’incirca ne viene colpito il dieci per cento dei bambini in età scolare, dai tre anni fino alla fine della scuola primaria. Per quanto mi riguarda, ho incontrato casi trattabilissimi e qualche recidiva nel giro di poco tempo». Capita infatti di “ricadere” nelle grinfie dello streptococco «perché della terapia non vengono rispettate le cadenze orarie – prosegue il dottor Fortunato –, in alcuni casi anche perché la cura di antibiotico invece che per i dieci giorni prescritti viene fatta solo per cinque, perché si vede che il bambino migliora e si pensa che possa bastare. Quello che oggi ci aiuta molto – prosegue – è il fatto di disporre di tamponi rapidi. Oggi con il tampone si capisce subito di cosa si tratta: riusciamo a individuare lo streptococco con molta più facilità».
Allarme morbillo
In contemporanea, non decade l’allarme morbillo per i bambini. «Noi ancora casi di morbillo in età pediatrica quest’anno non ne abbiamo avuti – spiega la professoressa Galli dell’ospedale pediatrico Meyer –. Ma siamo allertati. Potrebbero essere a rischio anche neonati nati da donne che non hanno effettuato i richiami e che quindi trasmettono ai loro figli dei bassi titoli anticorpali. Quando c’è stata l’ultima epidemia in Italia, nel 2017, abbiamo avuto anche neonati con morbillo. E questi possono essere a rischio di complicanze anche a lungo termine». l
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