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Dillo al direttore: tramvia a Pisa, Sinner e la residenza a Montecarlo e le bandiere nel calcio

Dillo al direttore: tramvia a Pisa, Sinner e la residenza a Montecarlo e le bandiere nel calcio

Ecco gli interventi dei lettori pubblicati sul giornale di domenica 11 febbraio: è possibile dialogare direttamente con il direttore Cristiano Marcacci attraverso il canale WhatsApp e l’indirizzo mail dedicati

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Ecco gli interventi dei lettori pubblicati sull’edizione cartacea di domenica 11 febbraio, nella pagina dedicata al filo diretto con il direttore de Il Tirreno, Cristiano Marcacci. “Dillo al direttore” è l’iniziativa che permette alle persone di dialogare direttamente con Cristiano Marcacci, attraverso il canale WhatsApp (366 6612379) e l’indirizzo mail dilloaldirettore@iltirreno.it. Lettrici e lettori, dunque, possono inviare suggerimenti, spunti di riflessione, segnalare disservizi, ingiustizie e notizie da approfondire. Tutti riceveranno una risposta dal direttore.


La tramvia non può risolvere i problemi di Pisa, la soluzione si chiama “Upperbus Cabinovia”

Da qualche tempo si sente parlare di tramvia e di grossi investimenti per la mobilità sostenibile. Pisa ha già presentato il progetto per la sua tramvia, in cui il sindaco attuale pare creda molto.Una somma spropositata di denaro verrà destinata a realizzare poche linee di tram che sostanzialmente ricalcheranno i tracciati che già esistono dei bus cittadini. Quali sarebbero i vantaggi, a parte una diminuzione minima di Co2 nell’aria rispetto al computo globale delle emissioni? La situazione del traffico in città non migliorerebbe, perché per elevare di poco la velocità commerciale del mezzo pubblico (quella della Lam adesso è intorno ai 12 km orari) si destinerebbero lunghi tratti di strade alle corsie preferenziali, togliendo altro spazio alle auto e fratturando ulteriormente il tessuto urbano.

La mia domanda è: c’è uno studio tecnico approfondito a monte, in particolare sui costi/benefici degli investimenti o si segue solo una logica preconcettuale? Il risultato di questi ingenti investimenti sarà solo che qualche migliaio di persone si sposteranno giornalmente in tram a passo d’uomo nel traffico e i tram saranno presto abbandonati e viaggeranno semivuoti, come adesso gli autobus. Il quadro della mobilità cosiddetta sostenibile si completerà poi con monopattini in costante pericolo che incrociano suv e veicoli commerciali, auto elettriche o ibride che continueranno ad inquinare e congestionare la nostra città e ancora troppe, troppe auto private. In questo modo gli obiettivi di transizione ecologica nel settore della mobilità non saranno raggiunti nemmeno in 100 anni. Sinceramente troppo poco. Cerchiamo di spendere meglio i soldi!

Un’altra strada è possibile. La chiave di volta della transizione ecologica nella mobilità è potenziare il trasporto collettivo, ma potenziarlo veramente. Bisogna spostare poderosamente il baricentro del trasporto locale dai veicoli individuali a quelli pubblici. Intendiamoci, anche i veicoli individuali sono necessari per integrare il sistema, ma i grossi flussi di pendolari e residenti che si spostano quotidianamente per studio e lavoro in città e fra città vicine devono essere intercettati dal trasporto pubblico. È fondamentale però che questo sia affidabile, sicuro, frequente e puntuale, in servizio 24/24 ore e 365 giorni/anno. Questo standard qualitativo purtroppo non può essere raggiunto da mezzi pubblici che viaggiano nel sistema stradale promiscuo, ma solamente da un sistema di trasporto isolato, come una metropolitana o una cabinovia. A Pisa e nelle città toscane la metropolitana non è pensabile (troppo alti i costi, troppo basso il bacino di utenti).

La cabinovia è lenta e adatta per tratte brevi e/o estreme, per esempio grossi dislivelli. Ma ci sarebbe un mezzo adatto per il cambio di passo. È ancora in fase sperimentale, ma racchiude in sé tutte le caratteristiche del mezzo di trasporto sostenibile ideale, si chiama "Upperbus Cabinovia Orizzontale". Un gruppo di esperti pisani sta sviluppando questo progetto, con i necessari finanziamenti potrà completarlo in pochi anni.Il sistema è costituito da una navetta che viaggia perfettamente in orizzontale via cavo a 6 metri di altezza, sorvola le strade e le piazze senza alcuna interferenza con il traffico stradale. Le ruote motrici sono elettriche alimentate da energia solare (le coperture delle fermate di sosta ospitano i pannelli fotovoltaici), il mezzo è in servizio 24/24 ore, frequente e sempre puntuale, la velocità commerciale è di 45-50 km orari, la guida è senza conducente. La sua impronta ecologica è la più bassa mai vista in un veicolo semovente.

La versione più capiente è di 50 passeggeri a sedere, trasporta 1.500 passeggeri/ora, 35.000/giorno per una linea di 20 km a/r. Questo si tradurrebbe in 42mila tonnellate di Co2 in meno emesse in un anno. Il costo per la costruzione di una linea è molto basso se paragonato ad altri mezzi: costerebbe 12 volte meno di quello di una tramvia, 15 volte meno di una cabinovia e 60 volte meno di una metropolitana. Ci vogliono solo 2 mesi per fare un chilometro di linea. In definitiva la realizzazione di "Upperbus" farà diventare improvvisamente obsoleto e antieconomico il tram e forse anche la metropolitana.Nel giro di 7-8 anni al massimo le città toscane potrebbero essere dotate di una o più linee di "Upperbus". Moltissimi cittadini potranno così scegliere liberamente se usare il loro veicolo privato o un sistema di trasporto pubblico finalmente affidabile, capillare e completamente green. Tanto per fare un esempio, nella pianura di Pisa potrebbero essere costruite 3 linee di "Upperbus": linea 1 Pontedera-Pisa, linea 2 Pisa-Livorno-via litorale, linea 3 Cascina-Livorno, che costituirebbero la dorsale di un fitto reticolo di linee terrestri che completano il sistema di trasporti locali, per servire un bacino di 300/320mila persone. Lascio solo immaginare quali sarebbero i benefici per tutti in termini di (non)traffico e vivibilità (anche d’estate, ricordiamo l’incubo delle file in andata e ritorno dal mare), di qualità dell’aria e in ultimo, ma non meno importante, di sicurezza stradale. E allora che ne dite: meglio il tram o il tram volante?

di Giovanni Bruno (*dottore agronomo)


Sinner e la residenza a Montecarlo

Ho seguito di recente nella trasmissione "8 e mezzo" l’incontro/scontro fra Aldo Cazzullo e Andrea Scanzi. Nell’occasione Scanzi, normalmente tranciante verso qualsiasi forma di illegalità, amoralità e ingiustizia, essendo ampio conoscitore del tennis e iper tifoso di Sinner, ha difeso anche moralmente il campione sostenendo che, vivendo egli stabilmente a Montecarlo, è giusto che non paghi le tasse in Italia. Sinner sostiene che Montecarlo è il posto ideale per praticare il tennis vuoi per l’accoglienza, vuoi per l’ampia disponibilità delle strutture a lui necessarie e vuoi per l’ampia presenza di colleghi coi quali allenarsi.

Cazzullo, pur essendo ammiratore del Sinner tennista, si è dichiarato deluso che non paghi le tasse in Italia e non può pertanto essere orgoglioso di ritenersi italiano se non contribuisce a risollevare un welfare da terzo mondo e non contribuisce quindi a finanziare scuole, ospedali, stipendi delle forze dell’ordine ecc. e ha sostenuto che Federer e Nadal, che sono stati campioni indiscussi, hanno mantenuto la sede fiscale nei loro paesi d’origine. Mi risulta che per ottenere il domicilio fiscale a Montecarlo, che consente la totale esenzione dalle tasse, occorre dimostrare di risiedervi per almeno 4 mesi l’anno e di avere depositi di almeno 500mila euro nelle banche monegasche.

Sappiamo purtroppo che non c’è sufficiente controllo nel perseguire gli evasori ai quali sono concessi condoni e facilitazioni vari. Alle grandi industrie è concesso di mantenere la sede fiscale e legale all’estero. Purtroppo, da molti di coloro ai quali ho fatto notare che Sinner è un evasore, seppure legale, mi sono sentito rispondere: «Potessi lo farei anch’io».

di Pietro Lari


Addio a Losi, bandiera "dimenticata"

Ci sono assenze più gravi e pesanti, di quelle di un Dybala nella Roma oppure di un Lautaro nell’Inter. Assenze che, ruvide, accarezzano l’ingiustificabile. L’altro giorno c’è stato l’ultimo saluto a Giacomo Losi, storico capitano romanista, terzo per presenze nella storia del club dopo Totti e De Rossi. E, non a caso, ribattezzato "Core de Roma". Losi è stato una bandiera. E al suo funerale, in una chiesa gremita con tanti suoi ex "allievi" - ha allenato per una vita la nazionale Attori e Cantanti - tra cui Luca Zingaretti e Ninetto Davoli, la As Roma ha mandato qualche ragazzino dell’Under 18, lo stendardo giallorosso, una corona di fiori e il responsabile dell’archivio storico giallorosso. Stop. Nessun dirigente, né giocatore, capitan Pellegrini compreso. Niente Daniele De Rossi che sarebbe stato il simbolo che saluta chi lo è stato prima di lui. E invece no. Niente rispetto per la storia. Eppure, a Trigoria c’erano Dan e Ryan Friedkin, la ceo Lina Soulokou e non solo loro. Una brutta pagina per la Roma, che però riflette il calcio di oggi, dove la storia del club è importante solo se devi vendere magliette e palloni vintage. Patrizio Pesce (Livorno)A Firenze purtroppoimpera il degradoDa fiorentino doc, nato in Oltrarno, sono rammaricato nel constatare il degrado che impera in città. Il problema del traffico è quello più importante. Capisco lo sfogo dei tassisti che si ritrovano invischiati in un tormentone quotidiano. Ztl in parte fallita, pochi controlli, poche sanzioni. Se non tutte le responsabilità sono da attribuire ai cittadini, il governo locale ne è responsabile in tanta parte.

di Paolo Butini

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