Sicurezza
Toscana, più ricoveri in pronto soccorso quando l’aria è troppo inquinata. A rischio chi vive in zone trafficate
L’intervista alla professoressa Carrozzi: «Quando c’è un aumento delle polveri sottili bambini e chi ha patologie dovrebbero rimanere a casa»
Nei giorni in cui la concentrazione di polveri sottili svetta, ai pronto soccorso aumenta l’affluenza di pazienti che soffrono di disturbi respiratori, in particolare di broncopneumopatia cronica ostruttiva (nel gergo medico identificata con l’acronimo Bpco), di asma bronchiale e rinite. «La correlazione, seppure non monitorata, è provata dai dati della letteratura medica – spiega Laura Carrozzi, professoressa di Malattie dell’Apparato Respiratorio all’Università di Pisa, oltre che direttore dell’Unità Operativa di Pneumologia dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana –. Il legame tra ricoveri e picchi di inquinamento dell’aria emerge già dallo studio sull’aria condotto durante i Giochi Olimpici di Atlanta (era il 1996, ndr). Nel periodo in cui la città venne chiusa al traffico, risultarono ridotte le patologie respiratorie, soprattutto di asma».
Professoressa Carrozzi, la correlazione tra causa ed effetto è stata studiata anche sul nostro territorio, in Toscana?
«Certamente. Uno studio sulla popolazione di Pisa tra il 1990 e il 2010, condotto dal Cnr e dall’Università di Pisa, ha valutato l’incidenza, cioè il numero dei nuovi casi verificatisi in 18 anni rispetto al totale dei soggetti sani all’inizio dello studio; si è analizzata anche la variazione avvenuta nell’esposizione ai fattori di rischio. La malattia con maggiore incidenza è stata la rinite allergica seguita da dispnea, sintomi associati a bronchite cronica e ostruzione delle vie aeree: un’incidenza totale di circa 12-13 per cento. Un’altra ricerca italiana nell’ambito dell’ European Community Respiratory Health Survey (indagine sulla salute respiratoria della Comunità Europea, ndr) a Verona, Pavia, Torino e Sassari indica un deciso aumento di asma, riniti allergiche e broncopneumopatie cronico ostruttive. Gli incrementi più importanti interessano rinite allergica, dal 16,2 al 37,4 per cento nello studio pisano e dal 16,8 al 25,8 per cento nell’indagine europea».
Quali altri valori emersero?
«Per quanto riguarda i sintomi e le diagnosi di Bpco ed espettorato (produzione di secrezioni emesse senza tosse, ndr), i valori risultavano più che raddoppiati: da 8,7 a 19,5 per cento l’espettorato, da 2,1 a 6,8 la Bpco e da 10,8 a 21,1 per cento l’ostruzione al flusso aereo valutata con spirometria. Tra i fattori più importanti che contribuivano all’aumento delle malattie respiratorie vi era l’inquinamento atmosferico».
Oltre ai danni immediati, l’esposizione a inquinanti atmosferici può causarne di permanenti?
«Nel lungo periodo, non si può escludere l’insorgenza di tumori. Un recente rapporto dell’American Thoracic Society ha concluso che l'esposizione all'inquinamento atmosferico provoca il rimodellamento delle vie aeree, che può portare all’insorgenza di asma o Bpco, nonché a fenotipi asmatici che peggiorano dopo l'esposizione a lungo termine a inquinanti atmosferici, nello specifico il particolato fine Pm 2.5 e l’ozono».
Quali sono i luoghi più a rischio?
«Abitare vicino a strade molto trafficate espone sicuramente a un rischio più alto».
A quale livello gli inquinanti atmosferici diventano molto dannosi per la salute?
«Abbiamo analisi epidemiologiche e certezze del danno arrecato dagli inquinanti, ma si discute ancora sui limiti oltre i quali gli inquinanti diventano dannosi».
Quali sono le fasce più esposte?
«Gli anziani, le persone già sofferenti di patologie respiratorie e i bambini. In presenza di aria inquinata è meglio per loro rimanere a casa».
La mascherina è utile?
«Sì, ma l’approccio preventivo deve essere maggiore». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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