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Dillo al direttore, il Giorno del ricordo: i racconti dei lettori
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Pola, Fiume, Zara, Abbazia sono nomi di località che oggi, seppur in lingua diversa, rimangono scolpiti nella memoria degli esuli istriani e dalmati, costretti a lasciare le loro terre per sfuggire alla pulizia etnica perpetrata dalle truppe titine che si erano insediate nei territori. Il novanta per cento della popolazione di Pola, fra cui la mia famiglia, lasciò la città con un documento fornito dal Comitato di Liberazione Nazionale (l’organizzazione politica e militare che fu costituita allo scopo di opporsi all’occupazione tedesca e al nazifascismo); si imbarcarono sul piroscafo Pola per raggiungere Trieste e poi proseguire per altre città. Noi fummo destinati a Pisa, dove mio padre fu collocato in un ente parastatale, essendo fuggiti da un regime comunista. Venimmo bollati come fascisti e discriminati, specialmente mio padre, sul posto di lavoro, anche se con onestà intellettuale va riconosciuto che non mancarono innumerevoli attestati di effettiva partecipazione e solidarietà. I miei genitori furono anche convocati in questura dove furono costretti a lasciare le loro impronte digitali. Era opinione diffusa che l’uccisione di cittadini italiani riguardasse solo quei fascisti che si erano macchiati di atrocità nei confronti della popolazione slava. Uno stretto parente di mio padre che si era riunito ai partigiani titini, seppur comunista e antifascista combattente nelle file slave, non fu risparmiato in quanto italiano, forse gli fu risparmiata la foiba, ma non il plotone di esecuzione. Se anche da parte italiana in passato furono commessi crimini, la ritorsione sui civili inermi non può trovare una seppur minima giustificazione. Sono passati quasi ottanta anni da quei tristi eventi e i rapporti fra l’Italia e gli stati confinati Croazia e Slovenia si sono normalizzati. Rimane e rimarrà il ricordo per le sofferenze e le umiliazioni che una parte degli esuli fu costretta a subire nelle località istriane. Agli esuli subentrarono popolazioni serbe e croate, ma non per questo furono cancellate le memorie dei nostri connazionali di allora e di oggi. La parola pace è un concetto universale, ancora più sentito da chi ha vissuto sulla propria pelle gli orrori della guerra. I proclami “Zivio Tito” (Viva Tito) e “Trst je nas” (Trieste è Nostra) sono stati definitivamente rimossi dalla memoria storica di quegli avvenimenti.
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