Italia
L’oro dalle schede elettroniche, in Toscana il primo impianto che “estrae” i metalli preziosi: dove sorgerà, il progetto e come funziona
Nello stabilimento verranno recuperati oltre 200 chili di oro e altrettanti di argento indirizzati all'industria orafa del territorio, oltre a rame e palladio
AREZZO. Si tratta del primo impianto italiano per il recupero di metalli preziosi da schede elettroniche con processo idrometallurgico a ridotto impatto ambientale. Lo realizza Iren a Terranuova Bracciolini (Arezzo), che per l’operazione mette in pista un investimento di 5 milioni.
I tempi
Lo stabilimento, da 2.500 metri quadrati di superficie, dovrebbe cominciare ad accogliere i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, i cosiddetti Raee, già al termine del 2024: dopo l'avvio dei lavori di adeguamento al capannone che lo ospiterà, «prevediamo di fare le prove di esercizio tra ottobre e novembre, per essere sostanzialmente operativi entro fine anno», spiega Eugenio Bertolini, amministratore delegato di Iren Ambiente.
Come funziona
Nello stabilimento, che a regime avrà una capacità di trattamento di oltre 300 tonnellate di schede elettroniche l'anno, i componenti verranno sottoposti a un processo idrometallurgico che permette la separazione e l'affinazione dei metalli preziosi. Ed il processo sarà in grado di recuperare «oltre 200 chili di oro e altrettanti di argento indirizzati all'industria orafa del territorio, oltre a rame e palladio materiali fondamentali per l'industria italiana e spesso di critico approvvigionamento». L'impianto, quindi, è stato collocato in una posizione geografica tale da facilitare «possibili sinergie industriali con l'importante distretto orafo aretino», viene sottolineato da Iren. Inoltre si tratta di «un perfetto esempio di best practice per la transizione ecologica: il trattamento dei Raee che verrà applicato permette, infatti, di ridurre il consumo energetico e di produrre una quantità di Co2 venti volte inferiore a quella prodotta nei processi estrattivi tradizionali».
Il progetto
Il progetto «interpreta a pieno lo spirito con cui abbiamo promosso l'avviso pubblico che sta alla base del nuovo piano dell'economia circolare», interviene Monia Monni, assessora all'Ambiente della Regione Toscana. «Si tratta di un impianto tecnologicamente evoluto ed innovativo, collocato in un'area già a vocazione industriale, che estrarrà metalli preziosi» dai Raee. «Questa tipologia di rifiuto rappresenta una vera e propria miniera urbana di materiali caratterizzati da un alto valore economico e da un elevato rischio di approvvigionamento, peraltro indispensabili ai cicli produttivi di molte industrie, tra le quali quelle legate alle energie rinnovabili». L'impianto, aggiunge Bertolini, «rappresenta un'eccellenza nazionale, non solo sul piano dell'innovazione tecnologica, ma anche dell'integrazione con il territorio, resa possibile da un dialogo positivo con gli stakeholder. Il progetto permette, inoltre, di sviluppare una filiera strategica, valorizzando un tipo di rifiuto che oggi, per oltre il 90%, viene avviato a recupero all'estero, e utilizzando principalmente tecnologie di incenerimento».
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