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Dillo al direttore: sogno una piccola New York della costa toscana

Dillo al direttore: sogno una piccola New York della costa toscana

Dalla rubrica di Cristiano Marcacci. Ricambi dell’auto da “Marte”, la suggestione di una seconda città metropolitana in Toscana e La maxi emergenza del calo demografico

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Dalla rubrica “Dillo al direttore”, ecco una selezione delle vostre riflessioni arrivate per mail o al numero whatsapp dedicato. Ricordiamo che potete scrivere a Cristiano Marcacci scrivendo un messaggio al numero whatsapp 366 6612379 e oppure una mail a dilloaldirettore@iltirreno.it.


Auto, da Marte i pezzi di ricambio

Egregio direttore, buongiorno. Gradirei leggere più articoli sulle diatribe tra Stellantis e governo. Uno dei titoli potrebbe essere: “Fiat, l'auto straniera più venduta in Italia”. La sede, se non erro, mi sembra infatti essere in Olanda. Di fabbriche in Italia ce ne sono poche, il resto è fuori. E i pezzi di ricambio? Da Marte. Sono tre mesi che ho portato l'auto, in garanzia, in officina. È vero che dopo quindici giorni mi hanno dato un’auto sostitutiva, non molto comoda per me ma tanto vale... Tre mesi per riavere l’auto, per un piccolo pezzo di ricambio. Deve per forza arrivare da Marte...

Claudio Marchetti, Cascina (Pisa)


Una piccola New York della costa toscana

Abito a Pisa da circa venticinque anni, proveniente da Torino. Mi sono sempre chiesto come mai nessuno abbia lanciato l'idea di costituire una seconda città metropolitana in Toscana, che io chiamerò Tirrenia, con l'unione amministrativa tra Pisa, Livorno, Lucca e Viareggio. Oggi tutte le risorse sono indirizzate a Firenze, che, con l'aiuto della Regione, ha assorbito tutte le gestioni economiche del Servizio Sanitario Regionale (l'80% del bilancio), per non parlare del piano ferroviario e di quello industriale; alla costa rimangono briciole e promesse. Sogno una piccola New York.

Spetta a lei, direttore, il lancio dell'idea.

Vincenzo Fabiano



La maxi emergenza del calo demografico

Ma qualcuno/a si è reso/a conto della trasformazione che stiamo vivendo dal punto di vista demografico? Esiste una presa di coscienza su quanto comportino l’allungamento della vita e il crollo della natalità? E allora cominciamo dal futuro che non ci sarà. Stanno chiudendo classi e scuole. A Treviso 11 istituti non hanno la prima elementare. A Chiavari, in Liguria, in 5 anni persi il 10% dei bambini/e alle primarie. A livello nazionale, nel 2023, rispetto al 2022, si sono iscritti in prima 5.800 bambini/e in meno e 5.599 classi sono evaporate negli ultimi cinque anni. Se qualcosa non cambia, nel 2023 avremo un milione di alunni/e in meno. E c’è chi si preoccupa dei posti di lavoro persi per l’intelligenza artificiale? Quanti/e docenti in meno serviranno? Qui manca l’intelligenza sociale, la base su cui costruire l’immediato futuro. L’unico artificio è quello miope di chi (la politica) fa finta di niente. “Ne resterà soltanto uno” sentenziava il protagonista del film “Highlander”. Qui non resterà nessuno/a. Nessun italiano/a almeno. Magari quelli/e che resteranno saranno solo gli ultracentenari che aumentano, giorno dopo giorno. Hanno superato le 23mila unità e molti di questi/e stanno andando oltre la soglia della ultracentenarietà (fissata a 107 anni). E i 15-64enni scendono a 37 milioni 339mila. Chi produrrà nel Paese? Pensioni e sanità chi le sosterrà?

Patrizio Pesce, Livorno

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