Sicurezza
Lotta all’astensionismo “involontario”
Finora eravamo l’unico paese a non avere meccanismi per frenare il non voto
Secondo quanto deciso dal Consiglio dei ministri, nella prossima tornata elettorale si voterà per due giorni: sabato e domenica, e per tutte le elezioni in programma. L’intento è evidente: cercare di favorire la partecipazione degli elettori, che avranno più tempo a disposizione per recarsi alle urne, da un lato, e non dovranno tornarvi a distanza di qualche settimana (per elezioni diverse) dall’altro. Lo scopo è sicuramente meritevole, specie in un’epoca in cui l’astensionismo sta crescendo (alle ultime elezioni politiche più di un elettore su tre non è andato a votare), e mira a ridurre quello che viene chiamato l’astensionismo involontario (o apparente).
Tra chi non va a votare, infatti, vi è un cospicuo numero di persone che disertano le urne non per scelta precisa o per ragioni ideali (e su cui comunque si dovrebbe riflettere e operare di più), ma semplicemente perché impossibilitate a farlo in quel giorno e in quel luogo. Le elezioni, infatti, sono un evento che ha regole precise ed anche una propria ritualità, finalizzate a garantire un’espressione di voto che, come stabilisce la Costituzione, deve essere “personale, libero, uguale, segreto”. Il che impedisce, ad esempio, di votare ciascuno dal proprio pc o smartphone, oppure di votare per corrispondenza (sebbene in alcune circostanze ciò sia consentito) , oppure ancora mediante un delegato, e così via. Malgrado ciò, qualche soluzione diversa dall’attuale sarebbe possibile, ad esempio consentire il voto in più giorni (anche oltre il sabato e la domenica, per intenderci): cosa prevista in altri Paesi, dove è possibile votare per cinque o sei giorni in seggi allestiti nella località di residenza, ovvero anche in località diverse da quelle di residenza. Si tratterebbe di una soluzione che garantisce i vantaggi propri del voto per corrispondenza (perché consentirebbe di votare a distanza agli elettori che non possono recarsi al proprio seggio nel giorno delle elezioni), e trattandosi di una forma di voto presidiato, consentirebbe di garantire il rispetto dei criteri stabiliti dalla Costituzione. Certo vi sarebbero alcuni problemi tecnici da risolvere, ma non sarebbe impossibile farlo.
Una ricerca dal titolo “Per la partecipazione dei cittadini. Come ridurre l’astensionismo e agevolare il voto”, realizzata nella scorsa legislatura da una commissione istituita dal Ministro per i rapporti col Parlamento con delega alle riforme istituzionali Federico D’Incà, aveva indagato il tema, verificando cosa succede in altri Paesi e come si potrebbe migliorare la situazione italiana. Da quella ricerca emergeva che mentre in ciascuno degli altri Paesi considerati era stato attivato un qualche meccanismo per ridurre l’astensionismo involontario, l’unico che non ne aveva attivato nessuno era (ed è) proprio l’Italia.
Ben venga dunque ora estendere l’apertura dei seggi dalla domenica al sabato: una toppa è sempre meglio del buco. Ma un vestito nuovo è un’altra cosa.
*Scuola Superiore Sant’Anna
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google