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Evasione, il 55% degli autonomi non è affidabile per il Fisco: chi rischia di più i controlli di Finanza e Agenzia delle entrate

di Giovanni Medici
Evasione, il 55% degli autonomi non è affidabile per il Fisco: chi rischia di più i controlli di Finanza e Agenzia delle entrate

La radiografia delle dichiarazioni dei redditi in base agli ultimi dati resi disponibili dal Dipartimento Finanze. In testa alle professioni virtuose studi medici e farmacie, la classifica sulla base degli indicatori sintetici di affidabilità fiscale

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Sei un contribuente “affidabile”? Allora dichiari il triplo di chi non lo è: e se a scuola basta un sei in pagella per essere promossi, in campo fiscale ci vuole invece un bell’otto per essere considerati appunto “affidabili” e non rischiare di trovarsi alla porta gli ispettori dell’Agenzia delle Entrate o la Guardia di Finanza a caccia di un possibile evasore.

Il problema è che la maggioranza di chi ha una partita Iva, nella radiografia delle dichiarazioni 2022 (redditi 2021) in base agli ultimi dati resi disponibili dal Dipartimento Finanze e pubblicati da Il Sole 24 Ore, è però “inaffidabile”. Su 2,42 milioni di autonomi censiti ben 1,34 milioni, cioè il 55,4%, si sono infatti fermati sotto la sufficienza (l’otto in pagella appunto). Questo in base agli Indicatori sintetici di affidabilità fiscale (Isa) che dal 2018 hanno sostituito i vecchi Studi di settore nel tentativo di fotografare in modo quantitativo, utilizzando vari parametri, i redditi effettivi di lavoratori autonomi, professionisti e micro-aziende.

Il reddito medio dichiarato nel 2021 dai contribuenti “inaffidabili” si è fermato a 23.530 euro all'anno, vale a dire il 68,5% in meno dei 74.698 euro dichiarati dai contribuenti “affidabili”; meno di un terzo. E questa differenza tra “affidabili” ed “inaffidabili” non è una cifra astratta visto che vale 31,2 miliardi di euro in un triennio, significa 68,5 euro ogni 100 teoricamente dovuti per l’Irpef da lavoro autonomo o da impresa sfuggiti alle casse dello Stato.

In testa alle professioni virtuose studi medici (23,4% di inaffidabili), farmacie (25%), attori e registi (37%), veterinari (39,5%) e agenti di commercio (39,7%), mentre risultano più a rischio evasione noleggiatori di auto (78,2% di inaffidabili), pescatori e acquacoltori (74,8%). I numeri delle autorità fiscali poi indicano che la maggioranza di chi si colloca sopra l'otto si avvicina al dieci, allargando così il gap tra chi non denuncia molto di quanto dovrebbe e chi appare in regola.

È difficile spiegare come, per alcune attività (il Fisco ne ha individuate 175), la distanza tra i redditi (medi) dei contribuenti più affidabili e quelli dei contribuenti meno affidabili possa essere così ampia, anche di 10, 20 o persino 30 volte rispetto a quelli dei loro colleghi a minor rischio evasione.

In alcuni casi c’entra sicuramente la pandemia da Covid-19, che ancora nel 2021 faceva sentire i suoi effetti. Nella ristorazione commerciale il gap è di 12 volte, negli alberghi si va addirittura dai 55mila ai meno 5mila euro, nell’abbigliamento su misura la differenza è di 30 volte, nei servizi d’istruzione di 20 volte. Una decina le categorie dove gli “inaffidabili” hanno dichiarato in media redditi negativi per il 2021.

Per ciò che riguarda bar e ristoranti la forbice è dell'80,6% tra virtuosi e non, mentre nei negozi di abbigliamento arriva addirittura all'87,3%. Tra lavanderie, noleggi auto e assistenza oltre il 75% ha voti sotto l’otto, mentre tra i balneari il 70,1% non ottiene la sufficienza.

La tabella che pubblichiamo in queste pagine è molto chiara. Quali sono i lavoratori autonomi che hanno denunciato i redditi più alti nel 2021? Sono guarda caso coloro che fanno segnare la minor differenza tra “affidabili” e “inaffidabili” (solo il 32,2%), i 4.290 notai italiani, che nel 2021 hanno denunciato (la media è fatta tra coloro che hanno avuto un voto basato sugli Isa superiore ad otto) oltre 400mila euro a testa.

Secondi in classifica coloro che operano nel settore del recupero dei rottami metallici (190mila), terzi i farmacisti (173mila a testa, sempre i più “affidabili”).

Il 2024 dovrebbe vedere al via (pare entro il 15 ottobre) il Concordato preventivo biennale, lo strumento al quale il Governo intende affidare il delicato compito di cambiare l'approccio sulla tassazione delle attività medio-piccole, e che dovrebbe veder crescere in modo significativo il numero dei contribuenti potenzialmente interessati, visto che l'accesso al nuovo istituto non sarà limitato ai contribuenti con voto basato sugli Isa da otto in su, ma sarà aperto anche ai soggetti meno “virtuosi”, come definito dal Governo su indicazione del Parlamento e in particolare del vice ministro all’Economia con delega alle Finanze Maurizio Leo.

Proprio ieri il vice ministro, nel corso di un convegno dell’Associazione nazionale commercialisti, proprio ieri ha annunciato che il settimo decreto attuativo della riforma fiscale, quello con il concordato preventivo biennale, arriva oggi sul tavolo del Consiglio dei Ministri per l’approvazione definitiva.

La nuova misura permetterà al contribuente di ottenere dall’Agenzia delle Entrate una proposta vincolante di pagamento delle imposte. Una sorta di patto con cui sarà possibile concordare in anticipo quante tasse pagare. Grazie a questa misura l’Erario prevede di riuscire ad incassare qualcosa come 760,5 milioni di euro.

Ovviamente se la proposta sarà troppo alta chi evade non sarà interessato a partecipare al Concordato e questo provvedimento sarà un flop. Se invece l’offerta delle autorità, che non si può rifiutare, sarà troppo bassa entreranno sì più soldi nelle casse dello Stato da lavoro autonomo ma l’evasione verrebbe per così dire legalizzata, con ripercussioni sul piano dell’equità. Un equilibrio delicato da trovare dunque tra un troppo e un troppo poco.


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