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Siria e Palestina, imprese sotto le bombe in Coppa d’Asia: quando il calcio diventa riscatto di un popolo intero

di Tommaso Silvi

	A sinistra l'abbraccio tra giornalista e traduttorie siriani dopo la vittoria sull'India sotto gli occhi di mister Cuper; a destra l'esultanza dei calciatori della Palestina
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A sinistra l'abbraccio tra giornalista e traduttorie siriani dopo la vittoria sull'India sotto gli occhi di mister Cuper; a destra l'esultanza dei calciatori della Palestina

Le due nazionali centrano un clamoroso passaggio agli ottavi di finale della competizione: lacrime, abbracci e una straordinaria voglia di lasciarsi alle spalle i drammi della guerra

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Festa sotto le bombe. Perché il calcio è magico e può regalare sorrisi anche se tutto intorno ricorda l’inferno. Il lato romantico del pallone disegna due favole in Coppa d’Asia. Nell’evento in corso di svolgimento in Qatar commuovono le imprese di Siria e Palestina, qualificate agli ottavi di finale. Passione, coraggio e motivazioni fortissime fanno la differenza sul rettangolo verde.

Miracolo Palestina 

Il passaggio della Palestina è maturato nel 3-0 su Hong Kong. Il centravanti Oday Dabbagh, 25 anni, nato a Gerusalemme, dal 2023 giocatore del Charleroi, ha segnato una doppietta. Cresciuto con il mito di Robin Van Persie, Dabbagh in nazionale ha già firmato 13 gol. La rete che ha completato il tris su Hong Kong è stata realizzata da Zaid Qumbar, 21 anni, anche lui nato a Gerusalemme. Il 3-0 del 23 gennaio è stato il primo successo ottenuto dalla Palestina alla terza partecipazione alla Coppa d’Asia: il terzo posto con 4 punti ha garantito lo storico passaggio agli ottavi. In panchina c’è il tunisino Makram Daboub. Fino al 1948 in Palestina le squadre del campionato furono composte da club ebraici, arabi e di soldati britannici. La nascita dello Stato d’Israele nel 1948 chiuse quell’esperienza. I 75 anni di guerre hanno caratterizzato il calcio palestinese. Nel 1998 l’adesione alla Fifa. Poi la costruzione dello stadio Faisal Al-Husseini. La guerra scoppiata il 7 ottobre 2023 dopo l’attacco a sorpresa di Hamas ha provocato vittime anche nel calcio. La nazionale è costretta ad allenarsi all’estero: da novembre i giocatori non tornano a casa. La Coppa d’Asia è stata preparata con una serie di amichevoli a spasso per il mondo e un ritiro in Arabia Saudita. Nella rosa attuale, ci sono solo due calciatori di Gaza: il difensore Mohammed Saleh e l’attaccante Mahmoud Wadi. Hanno potuto unirsi alla nazionale perché militano in club egiziani. Dopo il passaggio agli ottavi, il capitano Musab Al Battat ha dichiarato: «Grazie al sostegno di tutti i palestinesi. Pensiamo sempre al nostro popolo quando scendiamo in campo».

Lacrime siriane

L’altra impresa sportiva che arriva dalla Coppa d’Asia – come accennato in precedenza – è quella della Siria. Il paese è dilaniato dalla guerra civile scoppiata nel marzo del 2011 e non ancora terminata. Il bilancio provvisorio è di 600mila morti, tre milioni di feriti, dodici milioni di sfollati, di cui la metà fuggita all’estero. Eppure in Siria si riesce a fare calcio. La Serie A del Paese ha il format a 12 squadre e va avanti tra mille difficoltà. L’1-0 sull’India ha permesso alle Aquile, guidate dall’argentino Héctor Cùper che sfiorò lo scudetto con l’Inter nel famoso 5 maggio 2022, di centrare l’accesso agli ottavi della competizione. In rosa, tra gli altri, ci sono il diciottenne portiere Maksim Sarraf e l’attaccante Omar Khribin, firma del gol decisivo che ha battuto l’India. «Sono felice e orgoglioso di lavorare con questo gruppo di giocatori – ha detto mister Cùper – Hanno compiuto sacrifici enormi per centrare questo traguardo, ma non vogliamo fermarci qui». L’intervista del ct argentino è stata interrotta da un momento di enorme commozione: il giornalista e l’interprete si sono abbracciati, in lacrime. Perché anche sotto le bombe si può fare festa. E i successi sportivi diventano rivincite di popolo. 

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