Il Tirreno

Toscana

Verso le elezioni

La destra vuole il cuore rosso della Toscana: parte l’offensiva, in avanscoperta anche Arianna Meloni

di Barbara Antoni

	Arianna Meloni
◗
Arianna Meloni

FdI apre la campagna per Firenze e la Regione, presente la sorella della premier: «Prenderemo la città, ci voterà anche chi finora era orientato a sinistra». Il racconto del congresso al teatro del Maggio

6 MINUTI DI LETTURA





FIRENZE. Il primo obiettivo da centrare è Firenze, cuore rosso della Toscana; il secondo è il governo regionale, «da troppo tempo nelle mani della sinistra». Dalla sala dell’avveniristico Teatro del Maggio Musicale, nel mezzo del polmone verde del parco delle Cascine, Fratelli d’Italia muove l’avanzata alla conquista della rossa città dei Medici. Il candidato ufficiale ancora non c’è, ma potrebbe arrivare a stretto giro: circola ancora il nome di Eike Schmidt, tedesco ex direttore degli Uffizi con la cittadinanza italiana, seppure non se ne escludano altri in ballo. L’occasione è il congresso di “Firenze Città” (che riconferma alla guida Jacopo Cellai, vice capogruppo FdI in consiglio comunale) del partito di Giorgia Meloni, che invia la sorella Arianna Meloni in avanscoperta. E Arianna fa ingresso trionfale nella sala, nelle mani un mini bouquet con rosa rossa che le è stato donato. Prima del suo intervento, si leveranno dal pianoforte le note dell’Inno d’Italia, cantato dai presenti in piedi e con le bandiere – il Tricolore e quelle di FdI – fatte sventolare dalla galleria.

È questo lo scenario. Sala piena, il ministro Gennaro Sangiuliano gran cerimoniere, presenti in blocco esponenti di spicco del partito di Meloni: dal capogruppo alla Camera Tommaso Foti al fiorentinissimo Giovanni Donzelli, deputato e responsabile nazionale dell’organizzazione di FdI, al senatore Paolo Marcheschi e al deputato Riccardo Zucconi; presenti il capogruppo in consiglio regionale Francesco Torselli, che riceverà (e accetterà) la definitiva investitura (pronunciata da Donzelli) per la candidatura alle europee, e il coordinatore toscano (e parlamentare) Fabrizio Rossi. In platea anche il sindaco di Firenze Dario Nardella, invitato fuori copione, e molti addetti ai lavori del centrodestra regionale; pochi – pochissimi – i cittadini comuni, nonostante il congresso fosse organizzato con libero ingresso.

Musei, la sfida di Sangiuliano

«Caro Nardella, a Firenze c’è da costruire un’egemonia italiana», attacca il titolare del dicastero dei Beni culturali. Da napoletano verace, confessa la sua passione per Firenze, «per sua storia, naturalmente bacino del pensiero conservatore. Fu qui che nel 1910 Prezzolini, Papini e Soffici organizzarono la prima mostra pittori impressionisti in Italia, sotto l’egida del partito nazionalista. Ho grande sogni per Firenze: il raddoppio degli Uffizi, che meritano di svilupparsi su più sedi, anche alle ville medicee di Careggi e Montelupo Fiorentino. Inoltre Firenze sta per vedere la nascita di un altro museo di prima fascia, originato dalla fusione del museo del Bargello e l’Accademia. Firenze è una capitale mondiale, un museo di prima fascia significa più risorse dal ministero, più autonomia nelle decisioni più capacità di spesa». E poi l’affondo al Comune sulla loggia di Isozaki, progetto per la nuova uscita degli Uffizi: «Se era così bella, pianificata nell’89 perché non mai l’avete fatta, quanto costava allora e quanto costerebbe oggi?». «Non ho mai guardato al colore dei governi in carica per chiedere la loggia di Isozaki – è la risposta di Nardella –, della quale ho visto solo il disegnino di un giardino di quartiere. Noi siamo ambiziosi, auguriamoci di dare agli Uffizi un’uscita degna dei musei del nostro Paese; facciamo un altro concorso, lo dico da quando sono sindaco».

Arianna la pasionaria

Mise fuori dal dress code istituzionale – pantaloni e cappotto chiaro, dolcevita scuro e sneakers –, al Maggio risuona la testimonianza di Arianna, che, terminato il congresso, ne diventerà la vera star: si fa la fila per un selfie con lei, che parla con tutti e a tutti stringe cordialmente la mano: a Firenze, ammette, «ho ricevuto un’accoglienza calorosa». «Da trent’anni – dice davanti alla platea –, è questo il momento più difficile. Non abbiamo mai preso un abbaglio, mai lasciata la strada; ora sappiamo che possiamo mettere a terra cose che abbiamo sempre sognato, riunire la comunità sotto un’unica bandiera, la nostra. Comunità nata nel 1992 e diventata grande partito, in primo luogo grazie ai tanti militanti. Oggi siamo molto attaccati, pensano di farci saltare i nervi, ma non ci riusciranno, perché non abbiamo scheletri nell’armadio: noi vogliamo realizzare i nostri progetti. Guido un dipartimento del partito, ma non sono il segretario; mi occupo di adesioni e segreteria politica. Ora sono importanti le europee. Giorgia si sta adoperando perché l’Italia sia considerata quasi da esempio in Europa, c’è tanto da fare ma siamo riusciti a far cambiare rotta all’Europa, a cambiare molte cose. E anche quando commetteremo errori, è bene sapere che ciascuno di noi ce la sta mettendo tutta, stiamo dando il massimo perché ci crediamo». A Firenze il centrodestra ce la farà? «Penso di sì, tante persone finora orientate a sinistra voteranno per noi».

“Roccaforte rossa”, le arringhe

Durissimi gli affondi al centrosinistra da Foti e Donzelli. Le invettive lanciate hanno sempre lo stesso obiettivo: il Partito Democratico, ridicolizzarlo con fiumi di parole ma così facendo anche esorcizzarlo: è questo l’ostacolo che può frenare l’avanzata su Firenze e la Toscana. Foti rinfaccia agli ultimi governi nazionali «i trentadue miliardi buttati con la misura abominevole del Reddito di cittadinanza. E il Superbonus è stato una misura sbagliata per l’economia, a cui invece serviva una scossa. Quando siamo andati al governo abbiamo trovato due buchi di bilancio: l’aumento dei tassi e 120 miliardi di Superbonus da spalmare. Abbiamo tagliato il cuneo fiscale: a noi non interessano le clientele ma le persone e le persone sono al centro della nostra opera politica. Siamo una destra conservatrice: siamo sempre stati così: il nostro obiettivo era costruire per il nostro Paese, perché prima di Fratelli d’Italia viene l’Italia. Invece per il Pd prima del partito viene il segretario, vogliono costruire la politica del campo largo con Cinquestelle, Fratoianni, Azione e Renzi: sarà il camposanto delle idee. E Schlein – aggiunge – ha detto basta alle armi in Israele: non sa che non le mandiamo da ottobre, ma come fa ad essere segretario?». «Questa città è drammaticamente ferma – avvia la sua arringa Donzelli –. Da vent’anni discutono della pista parallela dell’aeroporto di Firenze e non l’hanno mai fatta, la sinistra ha lasciato morire giorno dopo giorno questa città: è arrivato il momento delle risposte. Solo grazie a noi, da quando siamo al governo, sono tornate le divise a Firenze per riportare la sicurezza. Qualcuno l’ha riempita di immigrati clandestini, ha dirottato i vigili solo a fare le multe per fare cassa. È grazie all’occupazione clandestina degli edifici che oggi stiamo ancora cercando la piccola Kata. Andremo avanti per dare sicurezza e assegnare le case popolari: ognuno abbia quella che gli spetta, ma senza che sia preceduto da chi è in emergenza abitativa, e sono sempre gli immigrati. Che oltretutto sono mal gestiti: messi tutti insieme hanno formato dei ghetti. E poi il centro storico della città, diventato una Disneyland per turisti: a causa delle politiche distruttive per la città, chi ha un appartamento in centro ha dovuto affittarlo». Non lesina accuse nemmeno Cellai, che rinfaccia all’amministrazione di Nardella «l’obbligo a usare la tramvia, che ha eliminato posti auto e a pagarne le spese sono i commercianti del centro».

Torselli per le europee

«Accetto la sfida, correrò per le europee – dice Torselli –. Quando il partito ti chiede qualcosa, non si scappa, lo si affronta sempre: lo farò con tutto l’entusiasmo del caso. E con un appello: avere un parlamentare toscano in Europa per noi sarebbe un successo senza precedenti, quindi nessuno (degli alleati, ndr) si sottragga a questa sfida. Se qualcuno pensa che sia meglio non provarci o che c’è un candidato migliore (Vannacci?, ndr), lo dica adesso. Ma se la scelta cade sul sottoscritto, si va avanti senza ripensamenti. In realtà mi ha convinto a dire sì Nardella (verso la candidatura alle europee, ndr): se qualcuno vuole andare in Europa a parlare di Firenze è meglio che ci vada uno di noi».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca