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Zone 30 in Toscana, la crociata di Firenze per la velocità ridotta. E a Capannori ci si prepara a mettere nuovi divieti

Zone 30 in Toscana, la crociata di Firenze per la velocità ridotta. E a Capannori ci si prepara a mettere nuovi divieti

Palazzo Vecchio ha l’obiettivo di coprire il 50 per cento del centro abitato del capoluogo. L’assessore alla mobilità Giorgetti: «La sicurezza ha la priorità su qualche piccolo sacrificio»

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«Siamo partiti due anni fa e adesso siamo già al 30% del centro abitato, ma l'obiettivo è arrivare al cinquanta» dice Stefano Giorgetti, assessore alla mobilità di Firenze, capoluogo e comune più grande della regione. «Ne realizzeremo due anche noi, entrambe in aree residenziali attraversate da arterie stradali molto trafficate» aggiunge Luca Menesini, sindaco di Capannori, industrioso comune di medie dimensioni (46mila residenti) nella Piana di Lucca.

Crescono anche in Toscana le “zone 30”, ossia le aree urbane in cui non si possono superare i trenta chilometri orari. All'ombra e nonostante la polemica fra il sindaco di Bologna Lepore e il ministro Salvini. Giorgetti uno paio di giorni fa ha anche respinto al mittente l'attacco dei vertici fiorentini della Lega: «Chiediamo un serio “tagliando” alle attuali “zone 30” e un confronto con il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti» avevano chiesto i segretari provinciale e comunale, rispettivamente, Federico Bussolin e Barbara Nannucci.

«Massima disponibilità al confronto, ma riteniamo che benefici delle “zone 30” per la sicurezza stradale, e quindi per l’incolumità e la vita dei cittadini, siano sempre superiori a qualche piccolo sacrificio di chi si muove in città» ha replicato l'assessore alla mobilità fiorentina.

«Perchè – spiega- è senz'altro vero che le “zone 30” non sono la panacea di tutti i problemi legati alla mobilità dei centri urbani e, anzi, bisogna individuare in modo preciso e circostanziato le aree in cui applicarle, ma noi abbiamo fatto proprio così e i benefici sono evidenti: meno incidenti e più attenzione e rispetto per la cosiddetta “mobilità debole”, ossia per chi si muove in bicicletta o a piedi».

Proprio a questo, d'altronde, dovrebbero servire quelle aree. E, per Menesini, anche a riaffermare un principio: «Le strade sono di tutti e sono uno spazio pubblico in cui non può prevalere la legge del più forte, soprattutto in quei contesti urbani in cui la mobilità è mista e accanto ai camion e alle auto, ci sono anche tanti che si muovono in bici o a piedi, spesso anziani o giovani». Pure per lui, però, un'estensione generalizzata delle “zone 30” non ha senso.

«Almeno per quanto ci riguarda abbiamo deciso i farle in aree con due caratteristiche: centri urbani densamente abitati e vissuti, in cui magari i residenti usano la bici o si muovono a piedi per andare a fare la spesa o a scuola, che siano attraversati da arterie stradali molto trafficate da auto e camion – spiega –: lì sì, hanno senso». Qualcosa di simile vale anche per Firenze: «Le facciamo, e continueremo a farle, sono in zone residenziali contraddistinte da molte intersezioni stradali» aggiunge Giorgetti.

Resta il capitolo dei controlli. Quello che convince di meno Gianni Lorenzetti, sindaco di Montignoso e presidente dell'Unione delle Province toscane: «Il problema della sicurezza stradale e della velocità è reale e lo dimostrano le tantissime richieste di introduzione di dossi e limitatori che anch'io ricevo come primo cittadino – dice –: ma una volta introdotti i cartelli che indicano il nuovo limite di velocità, come facciamo ad assicurarne l'applicazione? Autovelox non se ne possono mettere e a Montignoso abbiamo nove vigili urbani e 100 chilometri di strade urbane da controllare: ricordo che in Italia ci sono 6mila comuni con meno di 10mila abitanti e sono quasi tutti nelle nostre condizioni». Però la “zona 30” non è solo un cartello di divieto. Almeno non a Firenze e Capannori: «Abbiamo ridotto la larghezza delle strade e ampliato quella dei marciapiedi, interventi che inducono a moderare la velocità» chiarisce Giorgetti. «Pure da noi sono previsti restringimenti della carreggiata, isole pedonali e attraversamenti stradali rialzati» aggiunge Menesini.

Proteste per ora non ne sono arrivate, assicurano. Anzi, qualcuna sì: «Ma sono soprattutto di quelli che vorrebbero facessimo più controlli e multe per farle rispettare: per adesso, però, abbiamo deciso che la presenza dei vigili urbani abbia solo un effetto educativo e dissuasivo» spiega l'assessore fiorentino.

Che poi pone anche una domanda ai critici: «Siamo davvero sicuri che con le “zone 30” si vada davvero più lentamente? Ricordo sommessamente che nei centri urbani d'Italia la velocità media è di venticinque chilometri orari».

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di Redazione web