Proteste
Giovanna Pedretti e la gogna social: la verità è materia delicata, va maneggiata con cura
La donna, titolare di una pizzeria in provincia di Lodi, non ha retto l’urto dell’ascesa e della caduta. Ora la stessa platea di odiatori ha preso di mira Lorenzo Biagiarelli, accusato di istigazione al suicidio
Giovanna Pedretti e Lorenzo Biagiarelli non si sono mai conosciuti, così diverse e distanti, seppure accomunate dall’amore per la cucina, erano le loro vite. Lei titolare di una pizzeria in provincia di Lodi, lui chef televisivo e influencer, famoso per il fidanzamento con la giornalista e star del web Selvaggia Lucarelli. I loro destini si sono incrociati solo una volta. In una storia di Instagram. Ed è stata una volta di troppo.
Giovanna è finita sulle montagne russe della notorietà social network senza volerlo. Lorenzo su quelle montagne russe ci vive felicemente, così come la fidanzata, entrambi abituati alla polemica di giornata e ai modi per cavalcarla senza farsi male.
Giovanna non ha retto l’urto dell’ascesa e della caduta: prima lodata per aver reagito con sacrosanta durezza ad una recensione omofoba e razzista della sua pizzeria, poi sospettata dal più famoso Lorenzo di aver costruito un fake per farsi pubblicità. Senza avere gli strumenti per affrontarla, la donna si è trovata a fare i conti con la vasta comunità degli odiatori.
Circola sul web la prima e ultima intervista di Giovanna ad un giornalista del Tg3 che l’incalza: addossata alla parete della sua pizzeria come se volesse rientrarvi a forza, ma troppo educata per sottrarsi al confronto, risponde piena d’imbarazzo e di pudore, visibilmente sorpresa e spaventata per il fatto di trovarsi davanti alla telecamera.
Fosse stata più avvezza al mondo dei social, Giovanna avrebbe visto placare nel giro di pochi giorni quella che gli esperti dei social chiamano shitstorm. Molto presto, questione di giorni o di ore, la sua storia sarebbe stata surclassata da altre e dimenticata.
Invece non ha retto la tensione, forse per un momento di sconforto, forse perché pressata da altri fantasmi che solo lei conosceva. I veri motivi di un suicidio sono imperscrutabili, spesso le sue radici sono ben più profonde di quelle che crediamo di conoscere.
Per la nota legge del contrappasso, le catene della gogna si stringono adesso ai polsi di Lorenzo Biagiarelli, accusato di istigazione al suicidio dalla stessa rumorosa platea che aveva preso di mira Giovanna.
Alla massa degli odiatori si affiancano politici disinvolti sempre in cerca di “mi piace” e opinionisti televisivi a caccia di uno scalpo da mostrare alle telecamere.
Dal canto suo il lo chef, spalleggiato dalla fidanzata, reagisce in maniera infelice: invece di chiedere scusa per la leggerezza che probabilmente ha commesso, invoca il diritto alla ricerca della verità, manco fosse un giornalista del Watergate. Così come chi lo accusa, Biagiarelli non sa che la verità è una materia delicata, che si trova con fatica e si maneggia con cura.
Ora sarebbe bello se nel nome di Giovanna s’impegnassero tutti – influencer, odiatori, frequentatori dei social – a sottrarsi anche solo per un giorno al rumore sordo della polemica, a fare un passo indietro per osservare dalla giusta distanza il meccanismo della gogna in funzione, così scoprendo che sono loro ad alimentarla, e loro a poterla fermare prima che uccida di nuovo.
Sarebbe bello, ma dubito che andrà così.
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