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Stragi nazifasciste, niente soldi per i nonni e i papà uccisi: la "guerra" dello Stato ai familiari
La carica dei senatori all’attacco. Parrini (Pd): farò un appello a Meloni in aula
Non avrebbero diritto al ristoro per l’uccisione del nonno, il partigiano Egidio Gemignani, fucilato il 20 giugno 1944 in una rappresaglia nazista a San Donato in Poggio (Barberino Tavarnelle), perché loro, i nipoti nati anni dopo la sua morte, non hanno avuto un legame affettivo con lui. E così sarebbero state troppo piccole per provare dolore per la morte del padre Adamo Mannini, fucilato a Castelnuovo Valdicecina (strage di Niccioleta), le due figli
Secondo quanto sostenuto nel ricorso, loro – che hanno presentato la richiesta di ristoro – alla morte del padre avevano appena 2 e 4 anni, quindi non soffrivano e non avrebbero sofferto mai per la sua morte.
Non sono gli unici casi in cui l’Avvocatura dello Stato ha tentato, presentando ricorso alle sentenze della Corte Costituzionale, di cancellare il diritto dei familiari delle persone trucidate ad avere un ristoro, facendo appello al fondo di 61 milioni istituito nell’aprile 2022 dall’allora premier Mario Draghi “per il risarcimento dei danni subiti dalle vittime di crimini di guerra o contro l’umanità per la lesione di diritti inviolabili della persone compiuti sul territorio italiano o in danno di cittadini italiani dalle forze del Terzo Reich tra il 1° settembre 1939 e l’8 maggio 1945” (articolo 43 del decreto legge 30 aprile; il decreto 132 del 29 settembre 2023 ha prorogato al 31 dicembre 2023 la presentazione di azioni risarcitorie).
Tra questi, c’è anche l’appello contro il diritto a essere risarcita di Mirella Lotti, unica figlia di Giuliano Lotti, caduto a trent’anni insieme ad altri undici uomini il 23 luglio del ’44 nell’eccidio di Pratale (Tavarnelle Val di Pesa). La richiesta è infondata, secondo l’Avvocatura, perché «non provato il fatto che il decesso di Giuliano Lotti sia avvenuto nelle circostante indicate in citazione». Ma l’Avvocatura ha tentato di contrastare il diritto al ristoro anche con altre motivazioni (ricorsi a Firenze e Trieste): come la richiesta tardiva e quindi la prescrizione del reato, o la contestazione del danno morale da lucida agonia in quanto la vittima “dopo essere stata attinta dai colpi di arma da fuoco sia sopravvissuta per un apprezzabile margine di tempo, anziché deceduta per morte repentina e violentissima”: in sostanza si contesta che i familiari non avrebbero diritto al ristoro perché la persona non è morta subito dopo la fucilazioni.
«Suscita rabbia e tristezza – sbotta il senatore Pd Dario Parrini, vicepresidente commissione Affari Costituzionali a Palazzo Madama – dover constatare che il Governo è in guerra contro i familiari delle vittime del nazifascismo. Questo atteggiamento è un oltraggio non solo alla memoria di chi cadde assassinato in eccidi e rappresaglie durante la seconda guerra mondiale, ma anche uno sfregio alla storia e alla Costituzione del nostro Paese».
In base al decreto legge che ha istituito il fondo, le cause per richiesta di ristoro sono avviate contro la Germania, ma chi è tenuto a rifondere le vittime è lo Stato italiano. Che però, come sottolinea Parrini, «non vuole tirare fuori un euro. Per questo il Governo ha dato indicazione all’Avvocatura, che rappresenta la Presidenza del Consiglio e il Mef (ministero dell’Economia e delle Finanza, ndr) di contrastare le azioni risarcitorie, che però sono incontrastabili. Siamo allo scandalo – sottolinea con forza il senatore empolese –. L’atteggiamento dell’Avvocatura ha dell’assurdo e del surreale, se non del vomitevole. A lungo ho pensato che i ricorsi fossero solo un caso di sciatteria morale nei confronti dei crimini del terzo Reich. Ma dopo che all’interrogazione su questa materia che ho presentato a maggio dlel 2023 (con firmatari anche i senatori Parrini, Balboni, De Cristofaro, Gelmini, Maiorino, Occhiuto e Pirovano, ndr) non è stata data alcuna risposta (un’altra interrogazione era stata presentata da Parrini con il senatore Rojc il 13 ottobre 2022, ndr) e dopo che è stata ignorata anche la mia recente interrogazione (22 dicembre 2023, presentata con i senatori Giorgis, Meloni, Valente, Franceschelli, Zambito, Rossomando, Basso, Tajani, Verducci, Rando, Camusso, Martella, Furlan, Losacco, Nicita, Rojc, Verini, Misiani, Malpezzi, Irto, Manca, La Marca, D'Elia, Fina, Giacobbe, Bazoli, ndr) ho iniziato a domandarmi: non sarà che in questa decisione di fare la guerra alle vittime pesa la natura politica del governo da cui arrivano questi tentativi? Intanto La Russa, che tiene in casa un busto di Mussolini, ha espresso dubbi sul considerare il braccio destro alzato come saluto fascista, la Presidente del Consiglio Meloni non ha preso alcuna posizione in merito, dopo la condanna per l’assalto alla Cgil non c’è stato lo scioglimento dell’associazione coinvolta. Tre prove fanno una verità».
Parrini, con i senatori che condividono le sue istanze, annuncia che non si fermerà in questa battaglia per i ristori alle vittime delle stragi nazifasciste. «Nel corso della settimana, molto probabilmente martedì (domani, 16 gennaio, ndr) interverrò in aula per lanciare un appello alla Presidente del Consiglio: lei ha il potere di fermare queste opposizioni ai ristori, se vuole può farlo. Noi, da parte nostra, proseguiremo senza sosta la nostra lotta politica e culturale. Per fortuna i giudici nelle sentenze stanno dando ragione ai familiari. Quando una giudice dice che l’Avvocatura con questi ricorsi e queste motivazioni si pone in contrasto con lo stesso Stato italiano, credo che abbia detto tutto».
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