Il Tirreno

Toscana

L'analisi

Quanti chili di cibo buttiamo a testa all’anno? A finire spesso nel cestino è la frutta, poi il pane

Valentina Gucciardo vice presidente di Slow Food Toscana
◗
Valentina Gucciardo vice presidente di Slow Food Toscana

Gucciardo (Slow Food): «Servono corsi per un consumo consapevole»

2 MINUTI DI LETTURA





Ogni anno in Toscana finiscono nella spazzatura 27 chilogrammi di cibo a testa. 100 mila tonnellate se consideriamo tutta la popolazione residente in regione. Una montagna di frutta, verdura e pane principalmente, che hanno un impatto devastante sull’ambiente e sull’economia. A fare i conti dello spreco alimentare è Coldiretti Toscana in occasione dell'earth overshoot day 2023, il giorno che indica l'esaurimento ufficiale delle risorse rinnovabili che il pianeta è in grado di offrire.

Un dato che lascia l'amaro in bocca, considerando che il 15% delle famiglie toscane vive una condizione di povertà relativa, con riflessi significativi in termini di carenze alimentari. In pratica – ricorda Coldiretti Toscana – dal 2 agosto scorso, l'umanità ha già "finito" tutte le risorse che la natura produce in un intero anno e inizia ad andare a debito. A guidare la classifica degli sprechi sono le abitazioni private dove si butta mediamente circa l’11% del cibo acquistato mentre mense e rivenditori ne gettano rispettivamente il 5% e il 2%, secondo l’analisi della Coldiretti su dati Onu. Un fenomeno che determina anche effetti dirompenti sull’economia, sulla sostenibilità e sul piano ambientale per l’impatto negativo sul dispendio energetico e sullo smaltimento dei rifiuti. Si stima, infatti, che le emissioni associate allo spreco alimentare rappresentino l’8-10% del totale dei gas serra».

La frutta è l’alimento più sprecato, con 1,2 chili a testa che finiscono nella pattumiera in un anno – evidenzia Coldiretti Toscana – seguita dal pane con oltre 0,8 chili pro capite e poi da insalata, verdure, aglio e cipolle che si traducono in uno spreco oltre che alimentare anche economico. «Quello dello spreco alimentare – spiega Valentina Gucciardo, vicepresidente di Slow Food Toscana e delegata ai percorsi educativi – è da sempre uno dei temi forti sui quali ci impegniamo, anche per contrastare l'approccio al consumo dettato dal marketing che impone modelli basati solo sull'approccio estetico. Le leggi che contrastano questo fenomeno, compresa la proposta di rendere obbligatoria la doggy bag, sono utili ma certamente non risolutive. Nulla può sostituire i comportamenti etici individuali, e per questo sono determinanti i percorsi educativi al consumo consapevole. Noi seguiamo in Toscana circa 150 progetti che coinvolgono dalle scuole dell'infanzia fino alle primarie di secondo grado, perché è fondamentale trasmettere certi concetti alle giovanissime generazioni. I progetti sono di varia natura virgola e vanno da quelli per far conoscere i cicli produttivi dell'orto, fino alla valorizzazione delle ricette tradizionali basate sull'utilizzo dei prodotti stagionali e sul recupero dei cibi. Come dice Carlo Petrini, inoltre, non è solo importante formare dei bravi consumatori di cibo, ma anche dei lungimiranti produttori».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore